La voce del padrone

Il Corriere di oggi pubblica la lettera che il 5 agosto Trichet e Draghi hanno mandato al Governo italiano per indicargli i provvedimenti da adottare nella manovra finanziaria. È un documento perfettamente in linea con la migliore tradizione liberalista dei nostri tempi. Bisogna rassicurare “gli investitori” i quali saranno forse soddisfatti solo dopo tagli consistenti alla spesa pubblica, compresa la riduzione degli stipendi degli impiegati, e la completa liberalizzazione delle professioni. Naturalmente il taglio delle pensioni di anzianità è d’obbligo. La richiesta più pressante è la totale flessibilità del lavoro, che viene presentata come una misura per rilanciare l’economia e gli investimenti nel nostro paese da parte dei soliti “investitori” di cui Trichet e Draghi sono i portavoce. A nessuno viene in mente di chiedere chi siano questi “investitori” che sono pronti a prestare altri soldi agli Italiani a fronte dei provvedimenti richiesti, né dove abbiamo preso i soldi che sono disposti a prestarci. Nessuno solleva una qualche obiezione sul fatto che di soli interessi paghiamo due finanziarie l’anno (oltre 90 miliardi) e che riducendo le pensioni di anzianità per pagare questi interessi assisteremo allo spettacolo indecoroso per qualunque paese dei vecchietti che vanno a rovistare nei cassonetti dell’immondizia per mangiare. Come se le pensioni di anzianità in Italia fossero attualmente tali da far vivere nel lusso i pensionati che le prendono. O che la flessibilità totale senza ammotizzatori sociali comporta l’espulsione di centinaia di migliaia di lavoratori senza alcuna garanzia di sopravvivenza, nemmeno la pensione di anzianità. D’altra parte, come scrisse qualcuno che se ne intendeva, bisogna far pagare ai poveri perché sono tanti e quindi si recuperano molti soldi. A nessuno viene in mente che il differenziale sui tassi sia il frutto di una manovra orchestrata da chi ha soldi e media per farla, e che ha l’obiettivo proprio di farci fare quello che chiede. O peggio, come sostiene quell’altro grande economista che risponde al nome di Prodi, di mettere tutto il patrimonio pubblico in un fondo e costruirci sopra un mucchio di bei debitozzi sui quali andare a pagare tanti di quegli interessi che poi del patrimonio non resterà più nulla. Dalla logica del debito non si scappa secondo i nostri padroni, e loro ne detengono le chiavi. Invece di mandare i carri armati e i soldati in piazza a sparare sulla gente affamata, adesso il potere lo esercitano in questo modo. Gli effetti sono gli stessi, se non peggiori. Almeno ai tempi di Bava Beccaris si moriva con un colpo di cannone, era un attimo e tutto finiva. Adesso si muore lentamente, di insicurezza, di precariato, di tagli, di debiti e alla fine di fame….

Il piano delle Banche centrali per rilanciare l’occupazione

Le banche centrali hanno avuto un’idea intelligente per tamponare la crisi rilanciando l’occupazione: stampare denaro e spedirlo alle banche, così tipografie e autotrasportatori tirano un sospiro di sollievo, e le banche pure. Certo, non è che un settore e nemmeno tanto grande, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare, no? La storia raccontata nell’articolo che l’intervento vuole porre rimedio ad una presunta scarsità di dollari sul mercato fa ridere i polli. La verità è che gli americani vogliono un dollaro debole ed allo stesso tempo hano bisogno come l’aria di stampare quattrini, e le banche europee (e non solo loro) hanno bisogno di ossigeno per arrivare alla fine del mese (forse). A pensar male si direbbe che la discesa dell’euro sul dollaro di questi giorni sia stata pilotata proprio per questa immissione di dollari, che provocherà una nuova risalita dell’euro (e tanti problemi per le nostre già risicate esportazioni). Comunque, oggi in borsa c’era euforia: il paziente in coma ha respirato e questo basta per dire che è vivo e sta bene. Almeno fino a domattina, poi si vedrà….

Informazione, disinformazione e il crac di autunno

La situazione è seria ed è pure grave. In pratica è scoppiata la terza guerra mondiale. Da una parte l’Europa e dall’altra gli USA con il supporto e l’alleanza della Gran Bretagna. Russi e Cinesi stanno a guardare, per ora, e nel frattempo stringono accordi più o meno segreti con l’uno e con l’altro. Il Giappone ha dichiarato la sua neutralità per via dei noti problemi dopo la catastrofe di sei mesi fa. Il Sud America parteggia visibilmente per l’Europa, ma non è una novità.

Solo che questa non è una guerra che fortunatamente, per ora almeno, si combatte sul terreno né nei cieli, né con gli eserciti. Il terreno di scontro è la finanza mondiale, dalla quale dipende, ormai, la sopravvivenza degli stati. Su una cosa sono tutti d’accordo: in autunno si arriverà al redde rationem. L’Europa, in questo momento, è visibilmente sotto attacco, così come la sua moneta. Ma poche settimane fa si è temuto il default tecnico degli USA, per via dello stallo sulla legge di autorizzazione all’aumento del tetto del debito pubblico. E soprattutto, in questo report di Europe 2020 si dice che sta arrivando a sadenza la seconda tranche dei titoli tossici che hanno provocato la crisi del 2008. Si tratta di 15 trilioni di dollari, quindicimila miliardi di dollari, una valanga che nessuno può fermare. E questa valanga colpirà soprattutto gli USA, le cui banche sono fortemente esposte con questi strumenti. Per il report cliccate qui.

Dall’altro lato, un articolo del Telegraph attacca pesanemente la politica tedesca con la Grecia e gli attribuisce la responsabilità del crollo in arrivo nell’imminente autunno prospettando come probabile la rottura della zona euro.  D’altra parte tutto il mondo finanziario anglosassone lo va ripetendo come un mantra da diversi mesi. È comprensibile: una crisi che portasse alla rottura dell’euro restituirebbe paradossalmente al dollaro il suo storico ruolo di moneta di riferimento mondiale e costringerebbe il resto del mondo a sostenerlo a tutti i costi.  In ogni caso, questo autunno e i mesi che seguiranno sono quelli decisivi. Le scadenze sono lì e non si resiste più di tanto nella stessa aera monetraria con differenze di interessi tanto elevate, come quelle tra la Germania, da una parte, e Grecia, Italia e Spagna dall’altra.

Oggi Moody’s ha attaccato le banche francesi abbassandone il rating, con conseguenti reazioni nervose dai mercati. Tra un po’ toccherà anche alle banche tedesche (che non stanno meglio di quelle francesi).  Quelle italiane stanno già sotto un treno e non c’è bisogno di maltrattarle ulteriormente. Ci toccherà sperare in Prodi, che è andato a dirigere la neonata agenzia di rating cinese. Infatti, si sente di nuovo parlare di dismissioni in massa di quello che resta del patrimonio pubblico. E dobbiamo pure sperare che qualcuno se lo compri.

Le guerre economiche provocano morte e distruzione come le guerre convenzionali, ma almeno sono meno cruente. Però sarà il caso di spendere gli ultimi spiccioli rimasti per comprare un elmetto.

L’ossimoro della spesa pubblica

Questo articolo l’ho scritto due anni fa su blogosfere, il 17 agosto 2009 ma è molto attuale e mi sembra opportuno riproporlo. Adesso siamo arrivati al punto cruciale della crisi e la soluzione è sempre la stessa…. 

Crac! Il tracollo economico dell'Italia

Ma perché dobbiamo fare debiti per vivere e lavorare?

In un articolo recentemente pubblicato sul NYT, Paul Krugman sostiene che se la situazione dell’economia mondiale non è ancora finita nel baratro della recessione prolungata come quella del ’29, lo si deve al differente atteggiamento dei Governi e in particolare di quello degli Stati Uniti, che hanno sostenuto la domanda con forti iniezioni di spesa pubblica.

Nel 1929, il Governo assunse invece l’atteggiamento opposto di risparmiare sulla spesa e questo aiutò il tracollo. Oggi, invece, l’amministrazione Obama, pur criticabile per l’insufficienza del programma di intervento adottato, non ha contratto la spesa rifiutando le critiche di chi sostiene, soprattutto da parte repubblicana, che lo Stato deve dare ai cittadini l’esempio riducendo notevolmente il proprio budget di spesa sugli interventi.

Continua a leggere

Idee per una manovra finanziaria equa

La situazione dei conti degli Stati europei è a un bivio. Il debito pubblico continua a salire, la ripresa non arriva né ci sono segnali di una inversione di tendenza, le manovre finanziarie sono tutte improntate al rigore dei conti pubblici, il che è giusto, ma trovano denaro soprattutto aumentando le tasse sul reddito, cosa che, in una situazione di stagnazione recessione come quella che sta passando l’Europa intera dalla crisi del 2007, ha effetti assolutamente deleteri sia sul piano economico che sul piano sociale.

Il cancelliere tedesco Merkel ed il Premier francese Sarkozy, hanno avvertito che il momento è straordinario e che sono necessari provvedimenti straordinari per porvi rimedio. Hanno, pertanto, proposto l’istituzione a livello europeo, con l’idea di estenderne poi l’applicazione a tutto il mondo, della Tobin tax, un’imposta sulle transazioni finanziarie che va colpire e regolamentare soprattutto la speculazione, riducendo drasticamente quel vortice di transazioni che hanno portato i volumi delle attività finanziarie nel mondo ad oltre 651.000 miliardi di dollari, diverse volte il PIL del mondo, e generando flussi di imposta decisamente rilevanti anche in presenza di una drastica riduzione dei volumi.

Il messaggio di Merkel e Sarkozy è chiaro: la finanza ha generato il problema e la finanza deve risolverlo con le sue risorse. Anche perché nella società non ce ne sono altre sufficienti per avviare una soluzione definitiva, ovvero una consistente riduzione del debito che non porti con sé una recessione che comporterebbe, al contrario, una ulteriore crescita del debito. E per giunta, le risorse del mondo finanziario sono notevoli.

Chi ha letto i miei scritti sa che propugno da tempo una tassazione sulle attività finanziarie, anche ben più estesa della Tobin Tax, ed un sistema finanziario che ci faccia uscire dalla spirale perversa del debito.

Continua a leggere