Gli interessi sugli interessi degli interessi

Ma i debiti bisogna pagarli o no? E il debito pubblico, in particolare, va pagato? Su questo argomento ho scritto un nuovo libro che uscirà a Natale, giusto in tempo per fare un bel regalo. Nel frattempo, però, e partendo dal presupposto che i debiti vanno onorati altrimenti uno ci perde la faccia e pure qualche altra cosa, leggiamoci questo bell’articolo di Debora Billi su blogosfere, che sostiene tuttavia una tesi minimalista ma intelligente.

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L’ipocrisia di Don Chisciotte

Come Don Chisciotte è un sito di informazione alternativa o contro-informazione se preferite, che offre un panorama abbastanza ampio delle voci fuori dal coro. Nell’epigrafe del sito è riportata questa splendida frase di Evelyn Beatrice Hall, l’autrice di The Friends Of Voltaire, e che riassume lo spirito dell’illuminista francese: “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo“. 

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Senza vergogna. Ancora su Wikipedia e la Malatempora

Ritorno sulla miserabile vicenda della mia pagina su Wikipedia della quale è stata richiesta la cancellazione. La cosa mi fa onore, vista la caratura del personaggi che danno mostra di sé sulla versione italiana di un’enciclopedia che vorrebbe raccogliere anche le voci libere, ma che in Italia non è altro che una volgare eco del peggiore trash che imperversa ormai da oltre vent’anni.  Ritorno perché qualcuno ha osato dire al censore in azione che i miei libri e quelli della Malatempora stanno comunque su Feltrinelli e quindi non sono proprio introvabili.

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Dopo MF Global, tocca ad Unicredit?

Questo è un articolo molto interessante che spiega il fallimento di MF Global in termini tecnici e non attribuendolo, come al solito, a dirigenti incapaci o corrotti. Alla fine della lettura si arriva alla conclusione che è il sistema ad essere marcio dentro, e che non si tratta di questo o quel funzionario infedele che ha causato tanti guai ai risparmiatori perseguendo la sua cieca avidità.

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Buona la prima

Letta su un forum di finanza dove scrivono diversi trader italiani:

Boh. Io non ci capisco più niente. Da più di un anno la Grecia è di fatto in default e nessuno fa niente. Idem il Portogallo e nessuno fa niente. L’Irlanda per salvarsi ha dovuto chiedere una linea di credito da 80 miliardi e nessuno fa niente. Noi siamo arrivati a pagare il 7% ad un anno e nessuno fa niente. La Francia ha sfondato i 200 punti di spread sul bund e nessuno fa niente. Chiacchere a parte i casi sono 2: o nessuno sa come uscirne o a chi ha le leve del potere va bene così.

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Wikipedia.it: altro che “libera” questi sono i difensori dell’ideologia ortodossa della finanza!

Quando si fa una ricerca su internet, capita spesso di imbattersi nella voce di Wikipedia sull’argomento. Quando nacque, sembrava davvero una struttura virtuosa e libera, dove far confluire tutte le voci che contribuiscono ciascuna col proprio canto a quel meraviglioso concerto che sono le libere discussioni. Sembrava che ci fosse spazio per tutti, e che finalmente anche pensieri e critiche ignorate dal mainstream potessero trovare la loro collocazione. Sembrava, appunto.

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Un grande crimine e una enorme confusione

Criticare un testo è un modo per approfondirlo meglio. Per farlo è necessario avere comunque stima di chi l’ha scritto, anche se si è distanti anni luce dalle sue idee. Solo così si migliora sé stessi e la propria comprensione. Se capita di leggere qualche sciocchezza bisogna cercare di capire se e in che misura abbia peso sull’impianto concettuale del libro:siamo tutti esposti a scrivere sciocchezze, soprattutto quando si tratta di argomenti complessi come l’economia e la filosofia, e io sono il primo della lista, ma questo non significa che tutto il libro sia da buttare via. C’è sempre da imparare e soprattutto è necessario avere sempre il coraggio di ammettere i propri errori, per evitare di finire come il Belmonte dell’omonima sindrome di cui parla Galbraith nel suo saggio “Money”.

Per questa ragione, se leggo un libro e lo considero un cumulo di sciocchezze, evito di parlarne. Non ho molto tempo, e nemmeno tante energie da dedicare ad inutili polemiche. Sono costretto, tuttavia, a fare un’eccezione per il libello pubblicato in rete da Paolo Barnard, e intitolato “Il più grande crimine”, poiché in molti mi chiedono di scrivere cosa ne penso. Insomma, mi tirano per la giacchetta e non posso esimermi.

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La verosimile storia del banchiere Bruto che uccise Cesare per i soldi e non per la libertà


L‘etica sociale trova sempre il suo fondamento nella storia.  E quella che voglio raccontare è la vera storia del difensore delle libertà democratiche e repubblicane, Bruto, il capo riconosciuto dei congiurati che uccisero Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a. c.

Cassio Longino volle coinvolgerlo e nominarlo capo dei congiurati per via della sua lontana discendenza con quel Lucio Giunio Bruto che nel 509 aveva scacciato Tarquinio il Superbo. Cassio Longino era deluso da Cesare, che gli aveva preferito il fidato Antonio nel consolato e l’aveva relegato a fare il pretore insieme a Bruto. Servio Sulplcio Galbia, altro congiurato, era stato trombato alle elezioni nonostante fosse candidato dei cesariani, ed era  animato da invidia e rancore. Gli altri, da Decimo Bruto a Gaio Trebonio erano tutti esponenti della classe dominante romana che vedeva nella politica popolare e populista di Cesare un attacco mortale al proprio potere. Insomma, la storia che la congiura fosse stata dettata da un rigurgito di spirito repubblicano repentinamente sollevatosi dall’intellighenzia romana dopo sessant’anni di guerre civili durante i quali le istituzioni repubblicane erano via via diventate dei fantasmi inconsistenti, non mi è mai andata giù. Mi è sempre sembrata più che altro una bella scusa per giustificare l’assassinio di un uomo politico che godeva di grande favore presso il popolo romano che, dopo la sua morte reclamò a gran voce la punizione dei colpevoli fino ad ottenerla.

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Il debito della Madonna, tavola rotonda organizzata dal Movimento 5 stelle di Milano

Come già annunciato sul blog di Beppe Grillo, a Milano, sabato 19 novembre 2011 alle ore 15:00 presso la sala Gaber della Libreria Feltrinelli della Stazione Centrale, Domenico De Simone interverrà alla tavola rotonda organizzata dal MoVimento 5 Stelle di Milano sull’analisi della crisi e le proposte di alternativa all’attuale sistema.

Il Guardian, la creazione di denaro, il debito

Ma guarda un po’. Sul Guardian, che è un giornale inglese di notevole rilevanza nazionale, se la sua versione online è seconda solo al Times, è comparso ieri questo articolo in cui si dice una cosa che io ripeto da quindici anni. Ovvero che il denaro è creato dalle banche sul debito e che questa è la ragione per cui siamo sommersi da questa montagna di debiti.

Questa è la frase chiave dell’articolo: “What we need is more money, not more debt. This is impossible while all money is created by banks when people go into debt.” Ciò di cui abbiamo bisogno sono più soldi, non più debiti. Questo è impossibile se tutta la moneta è creata dalle banche quando la gente si indebita.

Alla buon’ora. Sono quindici anni che io e qualche altro povero disgraziato come me di questo ignobile paese, parliamo di questi argomenti e vederli ora “scoperti” fa una certa impressione e genera un leggero brivido di soddisfazione.

L’articolista poi si perde quando si tratta di cercare la soluzione che egli vede semplicemente nella restituzione allo stato del ruolo di creare moneta, anche quella elettronica. Si rende conto che c’è il piccolo (si fa per dire) problema di sottrarre la creazione di moneta alla politica, ma dice di averlo risolto. Non dice come, ma immagino che si tratti di regole, e come sappiamo, le regole sono fatte apposta per essere violate.

Comunque, non si può pretendere che uno appena arrivato a questi argomenti possa capire tutto. Però almeno ci prova. In Italia niente, nemmeno questo, solo pennivendoli da angoli delle strade e pulisci cessi. Di giornalisti nemmeno l’0mbra, non si può disturbare il conducente e allora stanno tutti zitti. Per quindici anni ci hanno bellamente ignorati, nascondendoci in cantina, quando andava bene. A me è andata benissimo, ho fatto un magnifico corso di contro economia al Notegen prima che chiudesse con la vecchia gestione sensibile alla cultura. In quella cantina hanno recitato le loro poesie D’Annunzio, Campanile, Sibilla Aleramo e recentemente ci hanno tenuto conferenze Dacia Maraini e Aldo Carotenuto, e scusate se è poco!

Adesso hanno cominciato pure a fare disinformazione, con trasmissioni come quella di Matrix dell’altra sera, in cui si è parlato di tutto tranne che di debito e di moneta debito. Appunto, disinformazione. D’altra parte, quando si dice la verità, prima ti nascondono, poi cercano di metterti in ridicolo o di dimostrare l’assurdità delle tue tesi, e infine le recepiscono e le fanno proprie. È una vecchia storia.

P.S.: Considero Barnard che stava l’altra sera da Matrix a fare il rivoluzionario un disinformatore e il suo libello “Il più grande crimine” un bell’esempio di come si possa fare disinformazione su un argomento come quello della moneta. Non ho molto tempo per occuparmene nello specifico, ma prima o poi dovrò farlo. Pazientate ancora un poco,  per favore. Grazie.

La Confessione miracolosa. Metadialoghetto tra il Signore e il suo unto o presUnto tale

Nel giorno delle sue dimissioni voglio riproporre questo dialoghetto che ho scritto sette anni fa  su Berlusconi e la sua politica. Finalmente è finita, anche se quello che sta arrivando è di una pasta se possibile peggiore. Ma almeno usciremo da questa melma mediatico affaristica in cui è precipitata l’Italia negli ultimi quindici anni. Era ora.  Continua a leggere