Le illusioni, gli illusionisti e gli imbecilli

Leggo su una pagina facebook un esilarante commento di un’anima pia il quale si aspettava migliaia di adesioni all’ipotesi che il suo protetto si candidasse a fare il Presidente del Consiglio alle prossime elezioni e invece ne constatava soltanto qualche decina. La delusione era tangibile, almeno quanto l’illusione che l’aveva preceduta.

Il mondo è pieno di illusionisti e delle conseguenti illusioni, ma affinché queste possano funzionare è anche necessario che sia pieno di imbecilli. Ricordo che questo termine sta ad indicare le persone deboli di mente poiché deriva dal latino in baculus, senza bastone. Sta ad indicare, insomma, chi pur avendone bisogno per la debolezza delle proprie gambe cammina malfermo senza un bastone dove appoggiarsi, e parimenti, in senso figurato, chi non ha le idee chiare e mezzi intellettuali adatti, procede malfermo nei ragionamenti.

Uno dei segnali più sconfortanti della predominanza degli imbecilli nel nostro paese, è data dagli eventi che stanno caratterizzando la scena politica e sociale all’indomani della indizione delle elezioni per il prossimo febbraio. Allo stesso tempo gli illusionisti si sono rapidamente messi all’opera e stanno percorrendo il paese con i loro mirabolanti spettacoli.

Il diritto al dissenso e dovere di ribellarsi

Pare che molte persone in Italia abbiano timore ad esprimere il loro dissenso temendo chissà quali ritorsioni nei loro confronti da parte del potere.  Come se esprimere dissenso nei confronti del modo in cui vengono condotte le istituzioni sia un atto qualificabile come illecito e, come tale, che possa avere conseguenze sul piano amministrativo e addirittura penale.

Ebbene, non solo il dissenso è un diritto sancito da norme inderogabili della nostra Costituzione,non solo il diritto di esprimere le proprie opinioni è il fondamento stesso della carta costituzionale, ma i cittadini hanno l’obbligo di rifiutarsi di eseguire ordini o disposizioni che sono illecite o comunque contrarie allo spirito ed alla norma della Costituzione e delle leggi vigenti.

Ma andiamo con ordine. L’art. 21 della Costituzione recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” Il limite per la stampa e per l’espressione delle proprie opinioni è la commissione di delitti contro la persona (diffamazione, ingiuria o calunnia) o contro le Istituzioni (vilipendio), oppure contro il buon costume, che è espressamente richiamato nell’ultimo comma dell’art. 21.

Quanto al diritto di partecipare a manifestazioni pubbliche, l’art. 17 della Costituzione dice espressamente: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.” Recentemente, il Tar del Lazio ha dichiarato illegittima l’ordinanza con cui il Sindaco di Roma Alemanno ha vietato lo svolgimento di manifestazioni politiche nel centro di Roma e durante il sabato.  La norma è talmente chiara che non ha bisogno di commenti, e finché rimarrà questa Costituzione, il diritto di manifestare non potrà essere mai conculcato da alcun provvedimento, né potrà mai portare a incriminazioni o conseguenze negative per i manifestanti.

Ma c’è un altro aspetto che è di grande importanza. La dottrina e la giurisprudenza hanno elaborato da secoli il concetto di “Jus resistentiae”, il diritto di resistere contro provvedimenti, ordini e disposizioni illegittime. Ciascun cittadino è tutore della legge e dei propri diritti quando le circostanze lo richiedano. Tipico è il caso del soldato che esegue l’ordine illegittimo del comandante di sparare su civili disarmati. Il soldato ha il dovere di rifiutare l’ordine illegittimo e se lo esegue, se ne assume tutte le responsabilità. Lo stesso principio vale per ogni altro ordine illegittimo, ovvero ordini o disposizioni che palesemente violano le norme della legge e, a maggior ragione, quelle della Costituzione. L’Autorità che ordinasse, ad esempio, di togliere degli striscioni contenenti critiche nei confronti di rappresentati del potere, perché a questi non graditi, commetterebbe certamente un illecito. Il rifiuto di rimuoverle è, quindi, un atto non solo lecito, ma doveroso. Perché i cittadini possono chiamarsi tali solo se partecipano e difendono con tutti gli strumenti a loro disposizione, la legalità e i diritti, quelli propri e quelli degli altri cittadini. Venire meno al dovere di ribellarsi contro un ordine ingiusto o illegittimo, comporta essere complici di quell’ingiustizia o di quell’illegittimità. E resistere ai soprusi, alle ingiustizie ed ai comportamenti illegittimi, non è solo un diritto, ma anche e soprattutto un dovere, per tutti quelli che vogliono avere dignità di cittadini e non essere degradati a sudditi.

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Dove va l'economia? - Intervista a Domenico de Simone

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Grazie, Domenico De Simone