Uscire dall’euro senza uscire dall’euro

Il titolo di questo post è evidentemente un ossimoro. Non dobbiamo meravigliarci, in questo mare di contraddizioni, conflitti, assurdità, illogicità che è diventato il sistema economico del mondo, un ossimoro sembra ben poca cosa. Quello che è più interessante è che può rappresentare davvero una soluzione al problema. Il problema è l’euro: la Grecia sta per andarsene e questo comporterà un aggravamento notevole della crisi, non tanto per i greci, che finalmente si libereranno degli strozzini del mondo che gravano sulle loro spalle e che, se adottassero politiche intelligenti, potrebbero trovarsi fuori dai guai in pochi anni, quanto per il resto dell’Europa e in particolare per l’Italia. Dopo l’uscita della Grecia è il nostro paese ad essere il più esposto agli attacchi della speculazione internazionale, insieme alla Spagna, al Portogallo ed all’Irlanda. D’altra parte la speculazione fa il suo mestiere, guadagnare il più possibile sulle debolezze altrui, e a volte ci riesce pure. La follia consiste nell’aver messo le economie di interi paesi nelle mani della speculazione, per cui ogni punto di interesse sui titoli di Stato equivale ad una manovra finanziaria pagata con dure tasse dai cittadini. Le ultime confortanti notizie dicono che si uscirà forse dalla crisi non prima del 2017, e chissà se è vero. Continua a leggere

Il documentario su Ezra Pound e l’economia

Leo Antinozzi ha ripubblicato sul sito pickline lo stupendo servizio da lui realizzato nel 2004 per Rai Educational su Ezra Pound nel quale c’è una mia intervista sul pensiero economico del grande poeta americano che è sempre di grande attualità. L’intervista è integralmente riportata nell’articolo che trovate a questo link.

Per vedere il servizio completo cliccate qui.

La Grecia, l’euro e gli usurai

In Grecia i partiti usciti dalla competizione elettorale non sono riusciti a formare un nuovo governo, e anche l’ultimo disperato tentativo del Presidente di formare un governo di coalizione è fallito di fronte alla intransigenza degli anti europeisti. D’altra parte un governo di “emergenza” costituito per portare a termine un programma che l’elettorato ha punito in modo assolutamente evidente, sarebbe potuto nascere solo in totale disprezzo per l’elettorato, con conseguenze imprevedibili sotto il profilo dell’ordine pubblico.

Si andrà quindi a nuove elezioni e chissà cose decideranno gli elettori. Lo scenario più probabile sembra quello di una ulteriore avanzata dei partiti di estrema sinistra, ma in ogni caso la permanenza della Grecia nell’area euro è segnata. Le scadenze dei pagamenti da qui alle elezioni ed alla eventuale formazione di un nuovo governo, non sono onorabili senza un consistente interventi finanziario della EU, e anche la BCE ha smesso di rifinanziare le banche greche.

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È arrivata l’ora del cambiamento

Ci siamo, è arrivata l’ora del cambiamento. La situazione nel nostro paese è diventata intollerabile, e il resto del mondo non sta messo molto meglio. S&P lancia l’allarme: nei prossimi quattro anni servono la bellezza di 46 trilioni di dollari nuovi di zecca per fare fronte alle esigenze del mondo. Dal rifinanziamento dei debiti vecchi alle somme necessarie per gli investimenti. Il rischio è una “tempesta finanziaria perfetta”. Già perché il peggio della crisi finanziaria, secondo la nota società di rating, deve ancora arrivare in vista di queste scadenze che definire improbe è un eufemismo.

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