Notizia storica! Emesse obbligazioni a tasso negativo

Per la prima volta il fondo salva stati (efsf) ha emesso titoli di debito a un tasso negativo per le obbligazioni a sei mesi. E’ quanto reso noto dalla Bundesbank che si occupa di queste operazioni. Il fondo ha collocato 1,5 miliardi di euro a sei mesi a un tasso per un rendimento negativo dello 0,0113%.

Il 19 giugno aveva disposto, invece, 1,5 miliardi di euro a sei mesi a un tasso dello 0,1421%, già in calo rispetto all’ultima operazione. Un tasso negativo significa che gli investitori accettano di farsi rimborsare alla scadenza a una somma inferiore rispetto a quella che hanno prestato nel giorno dell’emissione. A spingere gli investitori a proteggere i prorpi investimenti è la crisi della zona euro. Paura che ha già portato a emissioni a tasso negativo in Germania e Francia sugli scambi a breve termine, mentre in Italia e Spagna, paesi considerati ad alto rischio, i tassi restano elevati. Anche il Belgio oggi ha emesso per la prima volta titoli di debito a tassi negativi, collocando 1,53 miliardi di euro a -0,016%. Secondo il governatore della banca centralke di Francia, Christian Noyer, pur essendo un fenomeno positivo per gli emittenti, i tassi negativi sono anche il segno di un mal funzionamento dei mercati.

Fonte: Finanza e Mercati, 17 luglio 2012

 

 

 

La politica del signor Mercato

Puntuale come un cronometro svizzero, è arrivato stamattina il giudizio del signor Mercato sulle manovre economiche del nostro governo e sullo stato dell’economia del nostro paese. Il giudizio, espresso tramite la voce dell’agenzia di rating Moody’s è impietoso: downgrade di due gradini da A3 a BAA2 e pure outlook negativo, che significa che non ci sono prospettive di ripresa. Il giudizio è giustificato dalle incertezze sul quadro politico in previsione delle elezioni del 2013. Dire che questa è un’ingerenza negli affari politici di un paese è un eufemismo: il signor Mercato ha fatto un suo partito ed è sceso pesantemente per condizionare le elezioni, niente di più o di meno da quello che è successo in Grecia. Insomma, un diktat vero e proprio, alla faccia della democrazia parlamentare e dei suoi inutili balletti. Quando si tratta di cose serie il potere reale fa sentire la sua voce.

Ovviamente i difensori dell’ordine democratico e i tutori delle libertà repubblicane non dicono niente sul’argomento. Contestano semmai il giudizio sul piano puramente economico e finanziario, il che è anche peggio, perché significa legittimare l’ingerenza del signor Mercato nei nostri affari politici e farlo sembrare una cosa naturale. Il signor Passera, che fa il banchiere e quindi ragiona con la stessa testa del signor Mercato, dice che sono state fatte le cose giuste e il signor Mercato, che è un po’ duro di comprendonio, alla fine lo capirà e ci darà in premio un lecca-lecca.

Da parte dei partiti il silenzio è tombale, almeno fino a questo momento. D’altra parte che devono dire, poverini. Ormai anche lì dentro si ragiona secondo i criteri della Standard & Poor e non seguendo Keynes e tanto meno Karl Marx. Il vecchio PC di fronte ad una cosa di questo genere sarebbe già sceso in piazza e in parlamento avrebbe proposto una legge per chiudere le agenzie di rating. Qualche anima più sbrigativa sarebbe magari passata per le vie brevi ad una chiusura degli uffici del signor Mercato. I socialisti avrebbero seguito e come al solito tentato di cavalcare la tigre facendo sfoggio di massimalismo, ma anche nella vecchia DC alcuni animi si sarebbero scaldati e si sarebbero levate voci autorevoli a difesa della democrazia. Ma ormai questa parola non va più di moda, anzi se ne è completamente perduto il significato. Anche io non lo ricordo più, forse per il fatto che sono diventato vecchietto e la memoria fa difetto. E se non mi ricordo io, figuriamoci come possono ricordarlo generazioni abbrutite dall’uso della televisione e dal dominio della menzogna istituzionalizzata. Viviamo tempi duri, ma uno schifo così è veramente intollerabile.