Il Progetto Faz al convegno Fearless Cities a Napoli, 15/16/17 Marzo 2019

Abbiamo deciso di partecipare al convegno organizzato da Fearless Cities a Napoli dal 15 al 17 marzo 2019, presentando il progetto Faz, che ha molti punti in comune con l’idea che anima l’organizzazione. Parteciperemo ai dibattiti dei workshop tematici e all’assemblea generale, portando avanti l’idea di costruire nuove municipalità fondate su una moneta deperibile e sul Reddito di Cittadinanza Universale, che è possibile realizzare solo con una moneta a tasso negativo. Per andare sul sito del Convegno cliccate qui. 

Il documento sul progetto Faz che abbiamo presentato è questo:

Progetto FAZ
Una proposta concreta per un cambiamento strutturale e sostenibile
CENPEA
Centro per una Economia dell’Abbondanza
Aprile 2013

INDICE
INTRODUZIONE ……………………………………………………………………………………………………. 3
PRINCIPI TEORICI ………………………………………………………………………………………………….4
DALLA TEORIA ALLA PRATICA……………………………………………………………………………. 7
PERCHE’ UNA MONETA COMPLEMENTARE LOCALE ……………………………………….. 10
VANTAGGI PER LE IMPRESE ……………………………………………………………………………….. 11
VANTAGGI PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI …………………………………………. 11
VANTAGGI PER I CITTADINI…………………………………………………………………………………. 12
VANTAGGI PER LE BANCHE…………………………………………………………………………………. 12

INTRODUZIONE
L’attuale sistema economico, sostenuto da istituzioni sovranazionali, agenzie di rating, potenti gruppi economico-finanziari e dai principali mezzi di informazione, sta mostrando la sua debolezza ed ormai a tutti i livelli si percepisce la gravità della crisi.
Riduzione della domanda, blocco delle produzioni, contrazione del credito e deterioramento della situazione sociale soprattutto sotto il profilo occupazionale, hanno un comune denominatore: la mancanza di liquidità.
Questa situazione divenuta ormai strutturale, sta generando molte riflessioni sul modello economico-finanziario dominante e su come questo fondi la sua espansione sulla creazione di denaro a debito.
Nonostante denaro ed economia siano indispensabili al funzionamento di società complesse come la nostra, la necessità di un cambiamento è evidente, a livello locale e globale istituzioni, governi, imprese e collettività propongono soluzioni nel tentativo di invertire il trend, ma un paradigma alternativo di politica economica stenta a delinearsi.
In tale contesto nasce il Centro per l’Economia dell’Abbondanza – CENPEA con l’intento di proseguire questi studi sotto il profilo teorico e pratico e divenire il punto di riferimento italiano per la ricerca e lo sviluppo di nuovi modelli economici e finanziari, che accompagnino la società verso il salto di paradigma.
In particolare il Centro Studi propone, attraverso il Progetto FAZ, un proprio modello economico fondato su un sistema monetario civile, la realizzazione del quale favorisce il salto di paradigma dal sistema economico attuale ad un sistema più adatto allo sviluppo delle forze produttive e del capitale umano.
Il Progetto FAZ rappresenta un innovativo strumento di supporto socio-economico, riconducibile al concetto di “moneta complementare”, atto a garantire il sostegno, la protezione e lo sviluppo dell’economia locale, la salvaguardia delle fasce economicamente più deboli della popolazione locale e l’aumento dell’erogazione di servizi di pubblica utilità, senza gravare sul debito pubblico e favorendo una redistribuzione più equa della ricchezza.
Il Progetto FAZ, facendo leva su un peculiare insieme di strumenti economici, finanziari e sociali, può essere realizzato a qualsiasi livello (Istituzionale, B2B, C2C, B2C, etc..), con logiche e modalità differenti in funzione del contesto di riferimento e dei suoi obiettivi specifici.

PRINCIPI TEORICI
Affondando le sue radici in un retroterra filosofico, economico, finanziario, sociologico e culturale alquanto articolato, la FAZ, acronimo di Financially Autonomous Zone – Zona Finanziaria Autonoma, è un ambiente reale e virtuale creato da un gruppo di soggetti per costruire una economia complementare basata sui valori umani anziché sull’accumulazione del capitale.
La FAZ si fonda sul concetto di Capitale Sociale, che abolisce la visione dell’economia come gestione della scarsità, e si articola attraverso tre strumenti, Denaro a tasso negativo, Credito di esistenza ed Credito di finanziamento.

Abbondanza e scarsità. Il presupposto teorico della FAZ è dato dalla considerazione che le risorse sono sempre sufficienti e che l’economia della scarsità è frutto di una situazione determinata da ragioni storiche, politiche o sociali. Questo assunto è, a sua volta il fondamento dell’economia dell’abbondanza, e si basa sulla dimostrazione che la ricchezza di una comunità è data dalla capacità di organizzare i flussi di informazione che generano opportunità di reddito e questa capacità di organizzazione dipende dalla creatività e dal livello culturale della società data.
La dimostrazione è stata fornita da Frank Tipler e si basa sulle considerazioni di Hayek secondo cui il capitale di una impresa è dato dai flussi di reddito generati dall’organizzazione aziendale.
Queste considerazioni rovesciano l’antica visione del capitale societario come di una sommatoria di beni dotati di un proprio valore intrinseco e soprattutto indicano che è la scelta di alcune forme di utilizzo delle risorse esistenti a determinare i flussi di reddito che vengono effettivamente generati.
Le opportunità di reddito generate dall’utilizzo del patrimonio complessivo dell’azienda sono funzione dei flussi di informazioni gestibili dall’azienda stessa. É possibile, quindi, definire le risorse in termini di opportunità e quindi di flussi di informazioni gestibili da un organismo.
Tipler arriva alla conclusione che le risorse nell’universo sono sempre sufficienti, poiché è dimostrabile che la quantità di informazioni gestibili nel tempo di vita dell’organismo è necessariamente minore del totale delle informazioni disponibili, qualunque sia la velocità di gestione di tali informazioni. Che questo organismo sia una vita elementare, una società, una galassia o l’intero universo non muta la natura del fenomeno.

Capitale sociale. La prima e più rivoluzionaria conseguenza di questo assunto è che non c’è necessità di alcuna accumulazione materiale di capitale. Il capitale necessario per lo sviluppo di una società è dato dall’insieme delle conoscenze di quella società e dalla loro capacità di organizzazione. Senza questo elemento, tutte le materie prime del mondo non servirebbero a nulla e non potrebbero produrre alcunché.
Questo insieme di saperi collettivi, propulsore dello sviluppo e della crescita di una società, è il Capitale Sociale, ed esso deve essere considerato un fattore di produzione insieme agli altri fattori comunemente ritenuti necessari per la produzione (materie prime, lavoro, capitale finanziario, etc..).

Credito di esistenza. La remunerazione del capitale sociale come fattore di produzione giustifica su un piano teorico l’istituzione di un credito di esistenza (CDE), ovvero la distribuzione di un reddito a tutti i membri di una società, che hanno diritto a partecipare alla distribuzione del reddito derivante dall’impiego di un fattore di produzione alla cui formazione partecipano, e ciò indipendentemente da ogni misura di partecipazione, poiché il Capitale Sociale non avrebbe alcuna utilità senza il contributo di tutti. Il CDE come redistribuzione dei proventi del Capitale Sociale genera un’idea di eguaglianza sociale che non comporta l’appiattimento delle differenze e del merito individuale, queste differenze infatti non si traducono necessariamente in diseguaglianze economiche, ma tenderanno a porsi sul piano del riconoscimento
sociale.
Sul piano economico, il CDE si giustifica come distribuzione di quella che attualmente è l’appropriazione di parte dei proventi della produzione da parte della rendita finanziaria. Appropriazione che non ha alcuna ragione di esistere: è noto, infatti, che per il moltiplicatore di Kahn e Keynes l’investimento di una somma comporta un ritorno in ricchezza che va da due a cinque volte l’investimento effettuato. Una parte di questo investimento va a remunerare i fattori di produzione ed il rischio di impresa, ma un’altra parte deve remunerare il capitale sociale. Attualmente, invece, questa parte va ad alimentare la rendita finanziaria in una spirale che non può avere fine poiché gli interessi sul capitale monetario tendono sempre a crescere e
per essere ripagati devono generare altro debito che va ad incrementare la quota di interessi del capitale complessivo.
In sintesi, il CDE è essenziale per ragioni etiche, sociali ed economiche:
a) è la remunerazione del Capitale Sociale, ovvero dell’insieme delle conoscenze della comunità che costituisce un fattore di produzione. Infatti, senza quelle conoscenze non sarebbe possibile alcuna attività di produzione;
b) sostiene in maniera equilibrata la domanda di beni e servizi, poiché esso viene misurato sugli
investimenti. In tal modo soddisfa pienamente l’equazione di Fisher sulla moneta;
c) non sostituisce ma si aggiunge al reddito individuale dal lavoro ed ai proventi della partecipazione ad imprese;
d) riduce le tensioni sociali e funge da strumento di sicurezza sociale, poiché consente a tutti di avere il necessario per vivere dignitosamente in funzione della effettiva ricchezza della società;
e) riequilibra i rapporti interpersonali svincolandoli da ogni dimensione di costrizione economica, pone tutti i membri della comunità nelle stesse condizioni di partenza e costituisce un elemento fondamentale per la completa liberazione dell’umanità dal lavoro come schiavitù.
Si sottolinea che oggi si sente molto parlare di introdurre il Reddito di Cittadinanza come una misura equa di giustizia sociale, ma si fa spesso confusione con il Reddito minimo di Sussistenza che esiste in molti paesi europei e che è una cosa ben diversa. Il Reddito di Sussistenza è una somma che viene erogata a chi non ha il lavoro o l’ha perso e soddisfa una serie di condizioni che variano da paese a paese. Insomma, si tratta di assistenzialismo, di una sorta di estensione della cassa integrazione guadagni a tutti coloro che per una qualche ragione non hanno mezzi sufficienti per mantenersi. Una misura tampone del disagio sociale, che da un aiuto concreto a tutti quelli che vorrebbero trovare un’occupazione, soprattutto i giovani, ma non ci riescono. Il credito di esistenza (CDE) è, invece, una somma che lo Stato eroga a tutti i cittadini, in maniera automatica e senza condizioni di sorta, per il soddisfacimento dei bisogni elementari. Un diritto che tutti i cittadini hanno per la loro appartenenza alla comunità. E’ una somma che si aggiunge al reddito da lavoro – se uno ce l’ha -, qualunque sia l’importo che si tragga da esso.
La principale obiezione che viene mossa al credito di esistenza (CDE) è che non ci sono le risorse per finanziarlo e quindi si tratta di un’utopia. In realtà non è cosi, ma per sostenere questa tesi, è necessario capire il funzionamento della finanza e dell’economia del debito di cui abbiamo accennato in precedenza: Il PIL, il deficit pubblico, il debito pubblico sono gli strumenti utilizzati per creare una società che arricchisce pochi e mortifica il lavoro di tanti, distrugge la creatività e genera schiavitù, produce ingiustizia e miseria e nasconde la ricchezza nei paradisi fiscali. Per comprendere quindi l’applicabilità del CDE è necessario ripensare al sistema monetario e fiscale in modo da liberare l’uomo dalla schiavitù del lavoro e il lavoro e la produzione dal giogo dell’oppressione fiscale.

Credito di finanziamento. La creazione del denaro deve essere effettuata sugli investimenti secondo un criterio rigidamente automatico. Questo evita che la gestione del credito possa tradursi in un potere discrezionale che è assolutamente deleterio sia se esso è gestito secondo un criterio politico, sia se è invece detenuto da tecnici che, attraverso esso, gestiscono un enorme potere.
Quando la massa monetaria è creata sugli investimenti è possibile calcolare il capitale sociale dai flussi generati da questi investimenti. Nella società attuale, invece, vengono utilizzati altri parametri per il calcolo del capitale sociale. I dati disponibili e a cui si fa riferimento, sono infatti il totale della massa monetaria ed il PIL. Tuttavia entrambi non rendono bene l’idea del concetto di “flussi di opportunità” necessario per il calcolo del capitale sociale. Il parametro che più si avvicina a questo concetto è il PIL depurato delle attività finanziarie, ma non è cosa semplice stabilire quale sia il tasso di rendimento che genera il PIL come flusso e quindi la misura del capitale sociale. Risulta necessario quindi, avvalersi di uno strumento empirico di misurazione durante lo svolgersi delle attività per determinare il Capitale sociale, e nel frattempo avvalersi
di indicatori che in una prima fase saranno arbitrari. Per questa ragione, si ritiene che nella fase iniziale per le aziende il patrimonio netto sia una buona misura del capitale sociale e per le persone, una volta raggiunto un livello di adesioni statisticamente rilevante, ci si può adeguare alla frazione di competenza di ciascuno del PIL interno.
Chiamiamo credito di finanziamento (CDF) la quota di credito che ciascuno può avere, e deve avere se lo richiede. La capacità di credito può essere ceduta, in tutto o in parte, ad un terzo esattamente come ora si acquistano le azioni di una società in borsa o al momento della costituzione.
Il progetto FAZ prevede la creazione di un ente che emette moneta in forma di credito per l’investimento (CDF) e, compatibilmente con i tempi di realizzazione dell’iniziativa, creerà una corrispondente somma da distribuire tra tutti i partecipanti alla FAZ a titolo di credito di esistenza (CDE). Questa emissione è pienamente giustificata nell’equazione di Fisher o degli investimenti, poiché ad un incremento delle attività deve corrispondere un incremento della massa monetaria.
L’emissione di moneta sarà del tutto automatica ed legata alla misura del capitale sociale. Dal punto di vista individuale, quando qualcuno chiede la emissione in forma di moneta della propria capacità di credito, questa si azzera e si ricostituisce man mano che la persona restituisce il credito ottenuto.

Denaro a tasso negativo. La moneta emessa nella FAZ è un denaro a tasso negativo (DTN). Il tasso negativo ha due conseguenze importanti: la prima è che il denaro non crea debito né interessi e la seconda è che esso scompare dal sistema mano a mano che le attività che esso ha contribuito a creare diventano obsolete. Il livello del tasso negativo dipende da una funzione che è descritta dal tasso medio di obsolescenza delle attività create. Il tasso negativo impedisce anche l’accumulazione di capitale finanziario e favorisce la massima velocità di circolazione della moneta. L’impossibilità di accumulare il denaro elimina definitivamente il problema della trappola della liquidità che è uno dei problemi alla base della attuale crisi finanziaria e dell’impossibilità di uscirne. Allo stesso tempo, vista nell’ottica dell’equazione di Fisher, il tasso
negativo descrive un ambiente economico tendenzialmente deflazionario, poiché la massa monetaria tende a ridursi progressivamente e cresce solo per gli investimenti. Se la creazione di ricchezza è maggiore del fattore due ipotizzato nel moltiplicatore di Kahn e Keynes, i prezzi dovrebbero tendere a calare e questo potrebbe giustificare ulteriori emissioni di denaro per il CDE.
Questo ambiente rende ragionevole la legge di Say, poiché ogni investimento viene accompagnato da un’emissione monetaria per il consumo (rectius per la fruizione, visto che la maggior parte degli investimenti sono effettuati per attività immateriali), e quindi ne viene favorita la collocazione. E’ chiaro anche che il CDE non sostituisce il reddito da lavoro ma si affianca ad esso e che la sua determinazione deve tendere ad un importo almeno sufficiente alla sussistenza, affinché ognuno possa avere i mezzi ed il tempo necessario per sviluppare il proprio talento e la propria creatività. Solo stimolando la creatività e svincolando, almeno per la parte relativa alle necessità vitali, il reddito dal lavoro, si può ottenere una reale crescita del capitale sociale ed una società solidale ed equa.

DALLA TEORIA ALLA PRATICA
L’obiettivo della FAZ è quello di creare comunità tra soggetti che condividono valori, rapporti economici, sociali e attività produttive, dotandoli di uno strumento atto a favorire gli scambi locali, la ripresa economica e la redistribuzione della ricchezza.
Negli anni trenta, un gruppo di 16 imprenditori svizzeri, per far fronte alla crisi del 1929, paragonabile all’attuale con il 50% di disoccupazione e una drammatica carenza di liquidità, decisero che avrebbero fatto di testa loro e iniziarono a stampare denaro. Erano in sedici ed era il 1934. Fecero un denaro un po’ particolare che non poteva essere accumulato perché era gravato da un tasso negativo, un demurrage come si dice in termini tecnici, per cui dopo un certo periodo perdeva completamente valore. Lo chiamarono WIR abbreviazione di Wirtschaftsring, che significa “circuito dell’economia” ma in tedesco è anche il pronome personale plurale “noi”.
L’associazione prendeva i crediti inesigibili degli associati, che come abbiamo visto, sono frazioni del capitale sociale, e gli dava in cambio un equivalente in WIR, con cui l’associato poteva effettuare pagamenti solo all’interno del circuito. In pochi mesi gli associati divennero migliaia e l’associazione WIR contribuì non poco alla ripresa ed alla stabilità dell’economia svizzera in quel periodo difficile. L’esperienza è poi proseguita nel dopoguerra, e l’associazione ad un certo punto si è trasformata in banca. Ha dovuto rinunciare al tasso negativo per il diktat della Banca Centrale Svizzera, ma le operazioni vengono tutt’oggi effettuate a tasso zero. Attualmente il circuito WIR conta 65.000 imprese e nel 2011 ha effettuato prestiti per oltre 18 miliardi di franchi.
L’idea del Progetto FAZ è di ripercorrere quella strada, eccellente per le piccole e medie imprese, con gli aggiustamenti e le correzioni che ci suggerisce l’esperienza passata e coinvolgendo nel progetto oltre alle imprese anche le persone singole e le PA.
In linea generale, la FAZ si fonda su uno strumento monetario innovativo e su un modello di economia che abolisce la scarsità per costruire una società dell’abbondanza. Sostanzialmente poiché l’euro, cosi come le altre monete correnti sono basate sulla scarsità e sul debito, per creare una nuova moneta bisogna “generare abbondanza artificiale”. Perché la nuova moneta venga accettata e si diffonda, evitando una repressione che ne fermerebbe immediatamente la propagazione, è necessario muoversi all’interno del sistema legale capitalista attuale, per questo è state adottate come moneta le obbligazioni a tasso negativo.
La moneta circolante è composta da diversi strumenti monetari di cui la cartamoneta è uno. Un altro di questi strumenti è l’obbligazione. La proposta è di emettere obbligazioni in euro a tasso negativo, che cioè perdono progressivamente valore fino ad azzerarsi. La perdita di valore e cioè di massa monetaria è fondamentale per poter creare moneta non scarsa. Poiché la moneta progressivamente scade ed esce dalla massa monetaria che diminuisce si può emettere moneta in surplus. Le obbligazioni ordinarie (a tasso positivo) sono un prestito che fa una azienda per finanziarsi. Le obbligazioni a tasso negativo, poiché alla scadenza hanno valore nullo e quindi l’emittente non deve rimborsare il capitale, possono essere cedute gratuitamente. Rimanendo moneta euro circolante a tutti gli effetti.
Nel sistema attuale ci sono state diverse emissioni di obbligazioni a tasso negativo, generalmente prestiti obbligazionari convertibili a data fissa con un warrant negativo in previsione di un forte incremento delle azioni da convertire. Uno di questi prestiti fu emesso tempo fa dal fondo di Warren Buffett e sottoscritto per oltre un miliardo di dollari in poche ore, altra emissione di obbligazioni a tasso negativo fu effettuata nel 2001 dalla Société Génerale in yen sulla previsione di una deflazione in Giappone che avrebbe ridotto i prezzi dei beni in misura maggiore del tasso negativo applicato.
Lo strumento è inattaccabile sul piano giuridico e poiché il tasso negativo applicato agli investimenti nella FAZ comporta l’azzeramento del capitale, non c’è necessità di alcun accantonamento a garanzia dei creditori. Al termine del prestito viene distribuita tra i sottoscrittori delle obbligazione un’azione di un valore pari al tasso di incremento della ricchezza apportato da quell’investimento, distribuzione che si traduce in un incremento della capacità di credito individuale.
Con il Progetto FAZ si intende costituire un’associazione ed un consorzio di imprese, le cui possibili forme giuridiche dipendono dalla dimensione e tipologia di partecipanti al circuito e verranno definite caso per caso a seguito di uno studio di fattibilità.
In linea generale, all’associazione partecipano tutti, al Consorzio le imprese e gli Enti Pubblici (Comuni, Provincie, Regioni, ecc..). Imprese e PA cedono (o si impegnano a farlo) al Consorzio una parte dei loro crediti inesigibili (purché non formalmente inesigibili), ricevendo in cambio un equivalente in moneta a tasso negativo. La moneta verrà emessa sotto forma di obbligazioni a tasso negativo sottoscritte da ciascuno con la cessione del credito che capitalizza il Consorzio.
Una volta costituito il capitale sociale, si possono emettere obbligazioni a tasso negativo per il doppio del capitale sociale. Una prima emissione viene fatta per finanziare progetti economici alle imprese consorziate e cioè creare ricchezza locale, una seconda emissione viene fatta invece per erogare reddito di cittadinanza universale ed incondizionato (credito di esistenza). Un consorziato sarà anche l’Associazione (persona giuridica) che riunisce tutte le persone fisiche facenti parte delle società e degli enti consorziati. Il credito di esistenza potrà essere donato all’Associazione che provvederà a distribuirlo a tutti gli associati oppure la stessa associazione sottoscriverà le obbligazioni per il CDE che il consorzio emette.
Tale circuito aiuta i soci a trovare un mercato per le loro merci oltre a favorire la ripresa di un benessere generale. Le obbligazioni successive vengono emesse in misura adeguata alla consistenza della produzione favorita dalle emissioni precedenti, altrimenti non troverebbero giustificazione. L’obiettivo è quello di finanziare gli investimenti mediante queste emissioni, e per investimenti si intende tutto ciò che può generare ricchezza, compresa quindi l’attività di studio e di ricerca.
Tutti gli associati devono obbligarsi ad accettare per le proprie merci o attività almeno il 50% del prezzo in questa moneta. Ovviamente, un’impresa può decidere di destinare una parte della propria produzione alle attività all’interno dell’associazione ed il resto gestirlo in euro come comunemente viene fatto.
L’importante è che il prezzo sia ridotto di almeno il 50%, così come le remunerazioni in euro delle attività dei soci saranno ridotte del 50% ed il resto verrà pagato con la nuova moneta a tasso negativo. Questo comporta che l’associazione diventerà anche occasione di incontro tra offerta e domanda di lavoro a condizioni presumibilmente migliori di quelle attuali.
Tutto sarà gestito in condizioni di assoluta trasparenza tramite il server dell’associazione, mediante un programma di tenuta dei conti individuali che sarà dato a ciascun associato e che conterrà tutti i dati generali dell’associazione oltre a quelli personali, di modo che ciascuno possa avere sempre sotto controllo quello che succede nell’associazione e quali sono i livelli di liquidità ed i prestiti emessi. Meccanismi automatici sia per l’emissione del denaro sia per la gestione dei conti garantiranno trasparenza, così che nessuno possa avere un potere di decisione rispetto al denaro da creare o agli investimenti da finanziare.
L’obiettivo è di evitare la possibilità che nasca alcun potere rispetto alla moneta.
Per gli aspetti fiscali dell’operazione, le emissioni possono essere considerate sconti sul prezzo di listino delle merci e ci sono precedenti in questa direzione con pronunce della Agenzia delle Entrate sulla corretta gestione degli scontrini fiscali e delle fatture. Anche l’accettazione di una obbligazione a tasso negativo, che alla scadenza avrà valore prossimo allo zero, può essere considerata come uno sconto sul prezzo totale, appunto perché si prende in cambio qualcosa che dal punto di vista del capitale ha valore zero o prossimo ad esso. Sotto questo aspetto si può immaginare che l’associazione sia una struttura in cui viene praticata la solidarietà tra gli associati che applicano sconti consistenti tra di loro.
Il livello del tasso negativo sarà deciso dall’assemblea dell’associazione su proposta del comitato economico: la proposta tiene conto del livello medio di obsolescenza dei beni prodotti, di modo che la vita del denaro creato accompagni quella dei beni creati grazie agli investimenti.
Con la costituzione di una Faz ciascun socio si impegna quindi a:
1) Accettare, per la cessione dei propri beni, servizi e/o attività, di praticare una riduzione del prezzo in euro di almeno il 50% ed accettare per la rimanenza le obbligazioni a tasso negativo;
2) non praticare aumenti di prezzo all’interno della Faz e nel prezzare i propri prodotti in obbligazioni a tasso negativo;
3) utilizzare per la circolazione delle obbligazioni a tasso negativo il sistema di scambio elettronico gestito dal consorzio;
4) accettare che le obbligazioni a tasso negativo siano gravate da un tasso negativo la cui misura viene stabilita periodicamente dall’assemblea nell’ambito del range indicato dal comitato scientifico;
5) accettare che il Consorzio emetta e distribuisca obbligazioni a tasso negativo a titolo di Credito di Esistenza a tutti gli associati secondo i criteri indicati dal Comitato scientifico e che comunque sono commisurati alla ricchezza complessiva della società (il c.d. Capitale Sociale);
6) Rispettare le regole generali di funzionamento del Consorzio e le decisioni dell’assemblea.
In conclusione, la FAZ è il sistema più diretto per costruire una società fondata su comportamenti solidali senza richiedere sacrifici e basandosi anzi, sull’interesse egoistico individuale. Rappresenta uno strumento che sostiene la domanda aggregata, con conseguente ripresa dell’economia reale locale, non arreca danni al sistema economico e finanziario in quanto non incide sul debito e favorisce lo sviluppo/evoluzione della rete culturale e sociale.

I costi per la creazione di una FAZ dipendono dall’ampiezza del circuito e dalla complessità degli scambi che si vogliono implementare. Per una stima puntuale di tali costi sarà necessario uno studio di fattibilità propedeutico alla realizzazione della FAZ nel contesto di riferimento, in linea generale comunque i costi di cui tener conto sono:
– Amministrativi: costituzione del consorzio e dell’associazione
– Tecnologici: personalizzazione e gestione del programma di tenuta dei conti e relativi server e
realizzazione e manutenzione del sito
– Marketing e Comunicazione: redazione e stampa dei materiali di diffusione dell’iniziativa e attività per il reclutamento di soggetti
– Operatività del centro studi economici che monitora le attività all’interno del circuito ed effettua le analisi e misurazioni necessarie per proporre all’assemblea le decisioni di sua competenza

PERCHE’ UNA MONETA COMPLEMENTARE LOCALE
Le monete alternative, parallele o complementari come il WIR, hanno creato un sistema di mezzi di pagamento, che si affianca parallelamente a quello ufficiale senza rinnegarlo o volerlo eliminare è da questo corso parallelo infatti, che chi partecipa a questi fenomeni trae vantaggio, controbilanciando le fasi negative dell’economia.
La “moneta” (soprattutto da quando è stata soppressa la sua convertibilità in oro) è null’altro che uno strumento convenzionale, utilizzato negli scambi economici, che trae il suo fondamento nella fiducia dei singoli (reciprocamente) e di tutti verso lo Stato nazionale o verso Entità sopranazionali, in qualche modo individuate come “garanti” del valore, sebbene non siano pienamente noti ai più i meccanismi di controllo di queste Entità sui Soggetti emittenti.
La Moneta Complementare conferma il suo fondamento nella fiducia reciproca, ma limitatamente ad una scala locale e tra gli aderenti al circuito; parimenti la MCL si giova della fiducia in un garante Terzo (l’Emittente).
La quantità di “moneta” disponibile, la sua distribuzione e re-distribuzione, la sua utilizzazione economica e/o finanziaria, la costanza o meno del suo valore di scambio, sfugge completamente al controllo della Comunità locale, essendo sottoposta a tensioni ed interessi di ordine globale.
Viceversa la MCL è posta sotto il controllo diretto della Comunità locale.
La “moneta” ha un uso economico (scambio) ed un uso finanziario (produce altra moneta sotto forma di rendita); gli usi finanziari della “moneta” ne influenzano fortemente la disponibilità (distribuzione v/s tesaurizzazione/risparmio) ed il valore.
La MCL ha un’utilità esclusivamente economica che riporta il valore di una merce e/o di un servizio al lavoro realmente impiegato dall’individuo in relazione alle esigenze e le priorità della collettività e, essendo sottratta ad un uso finanziario, evita al contempo la formazione di rendite non essendo di per se capitalizzabile (almeno teoricamente e nel medio termine e comunque l’uso finanziario è tecnicamente disincentivabile).

In sostanza la MCL tende a recuperare l’originaria utilità della “moneta” quale puro elemento di facilitazione degli scambi locali e la sua quantità (disponibilità) è rapportata alla “ricchezza” della Comunità.
Sulla quantificazione della propria ricchezza la Comunità è sovrana nel trovare un giusto equilibrio dinamico tra “scambio potenziale” e rischio inflattivo. Inoltre la Comunità si determina sulla distribuzione della MCL quale strumento di politica socioeconomica locale.

VANTAGGI PER LE IMPRESE
Come già anticipato, il problema per le imprese italiane oggi non è la capacità produttiva né la produttività, bensì la mancanza di liquidità, che rallenta i flussi di cassa bloccando l’incasso dei crediti e rendendo difficoltoso il pagamento dei debiti correnti.
Sono pochi i settori in cui la crisi non ha inciso affatto, per lo più il quadro è una desolante elencazione di crediti non riscossi, tasse eccessive, dipendenti che devono essere licenziati anche se rappresentano un patrimonio per l’azienda, debiti da onorare, minor competitività, riduzione degli ordini e magazzini pieni
Per le imprese questo sistema ha molteplici vantaggi. Oltre a cercare di risolvere l’attuale crisi di liquidità, le imprese che aderiscono possono trovare nuovi fornitori a prezzi convenienti, un nuovo mercato e nuovi clienti, finanziamenti a tasso zero, dipendenti a costi contenuti, creatività per le nuove attività di produzione.
Nel medioevo, gli uomini vessati dall’avidità dei grandi feudatari, decisero di andarsene e fondarono i Comuni, sulla base di principi di solidarietà, lavoro e interessi in comune. Il sistema al quale appartenevano non era riformabile, e il livello di violenza e di avidità dei feudatari era divenuto intollerabile. La situazione oggi non è molto diversa e le inaccettabili tragedie che hanno attraversato la nostra società a causa della crisi sono intollerabili.
Con il Progetto FAZ si può dimostrare che cambiando le basi stesse dell’economia, si innescheranno rapporti economici e sociali che a loro volta porteranno una mentalità ed una partecipazione nuova e diversa.

VANTAGGI PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
I vantaggi offerti alle Pubbliche Amministrazioni da questo strumento di politica socio-economica sono molteplici e riferiti all’adozione di un meccanismo a tasso negativo e distribuzione di Credito di Esistenza ai cittadini secondo le regole sopra descritte. In particolare è possibile concedere contributi ai cittadini senza che tale operazione gravi sui conti dell’ente. Il contributo che può essere concesso con il tasso negativo è decisamente maggiore e può incidere in modo significativo sul reddito delle famiglie interessate, e può essere concesso a molte categorie di cittadini. Il livello del contributo dipende dai livelli di adesione al
programma e dai volumi di affari che genera. La PA può inoltre disporre di somme con cui finanziare investimenti di privati senza assumere debito. Il tasso di insolvenza sui finanziamenti sarà presumibilmente inferiore a quello rilevato statisticamente per i prestiti bancari, perché le imprese finanziate dovranno restituire il solo capitale e non gli interessi, e inoltre le insolvenze saranno assorbite dal meccanismo di demurrage. Parallelamente la PA può finanziare parte della propria spesa per servizi pubblici senza gravarsi di debito, utilizzando le somme che derivano dalla restituzione dei finanziamenti, o comunque emettendo direttamente i titoli necessari alla spesa, sempre che ne ricorrano i presupposti dimensionali.
In tal modo la PA creare un tessuto sociale in cui le relazioni sono fondate sulla solidarietà sociale.
L’accettazione da parte di negozianti e imprese di titoli che vengono in parte distribuiti gratuitamente alla popolazione, viene percepito come un atto di solidarietà sociale anche se sia i negozianti che le imprese traggono il loro profitto dall’accettazione dei titoli che aumenta in modo esponenziale con l’incremento del livello di accettazione.
Infine, la PA può programmare una politica economica sul territorio indipendente da quella nazionale favorendo l’economia e le imprese locali.

VANTAGGI PER I CITTADINI
Qualsiasi individuo che partecipa alla FAZ otterrà gratuitamente un certo ammontare di moneta
complementare da spendere nel circuito, avrà poi la possibilità di richiedere prestiti a tasso 0% per un ammontare pari alla propria quota di capitale sociale e riceverà periodicamente una somma sotto forma di credito di esistenza.

VANTAGGI PER LE BANCHE
Nel caso in cui al circuito partecipi anche una banca locale allo scopo di gestire l’ultimo miglio dei pagamenti, questa otterrà dei significativi vantaggi non solo di immagine ma anche economici. Infatti la gestione delle carte di credito emesse nell’ambito di un’iniziativa promossa da un Comune, comporta per una banca un certo volume di affari derivante dai costi che vengono concordati per l’uso della carta di credito. Con una carta di credito che debba effettuare pagamenti anche in moneta a tasso negativo, sarà necessario aprire anche tanti corrispondenti “conti titoli” per ciascuna carta di credito. La moneta che si propone, infatti, trova la sua origine in emissioni di obbligazioni a tasso negativo da usare come moneta. Di fatto si tratta di raddoppiare i conti e quindi i ricavi per la banca, mentre i costi restano pressoché invariati se ogni carta comporta l’apertura di due diverse posizioni di conti, un conto normale e un conto titoli.
Inoltre, l’emissione di una moneta locale a tasso negativo aumenta la propensione al risparmio della gente per l’euro. Per la legge di Gresham la moneta locale è moneta cattiva rispetto all’euro, e questo comporta che ci sarà un aumento dei depositi presso le banche, ovviamente in misura proporzionale al volume delle emissioni di titoli a tasso negativo.
È presumibile che l’aumento della velocità di circolazione della moneta locale non solo non comporti un aumento di circolazione dell’euro nell’area interessata, ma che ne produca una riduzione della velocità di circolazione. Poiché il differenziale di inflazione tra l’economia locale e l’euro è assorbito dal tasso negativo, la velocità di circolazione della moneta locale non incide sull’inflazione nel sistema, anche perché tutti i prezzi sono comunque denominati in euro. L’eventuale incremento dei prestiti, reso possibile dall’incremento dei depositi e dalla riduzione della velocità di circolazione della moneta ufficiale, non comporterebbe quindi l’accensione di spirali inflattive nell’area.
Il supporto del Comune agli investimenti delle imprese sarà necessariamente parziale, poiché molti beni, di provenienza da altre aree, per lungo tempo dovranno essere acquistati esclusivamente in euro. La Banca sarà quindi chiamata a supportare gli investimenti per la parte residua in euro che sarà in media equivalente al 50% dell’investimento. Tuttavia, poiché il Comune emette titoli a tasso negativo che non incidono sul suo indebitamento, non dovrà assumere garanzia alcuna per la propria parte di prestito, mentre la banca potrà incrementare le garanzie prendendo a tale fine l’intero valore dell’investimento ma erogando solo il 50% in media di esso.

Infine, poiché l’immagine delle Banche è sempre più deteriorata agli occhi della gente che accusa il sistema bancario, a torto o ragione, di aver ridotto in povertà la popolazione per sanare i propri deficit, supportare un’operazione simile, che comporta un aiuto concreto per le persone, avrebbe grande ruolo nel rovesciare questa spirale negativa del sentiment delle persone nei confronti del sistema bancario e finanziario.

Un pensiero su “Il Progetto Faz al convegno Fearless Cities a Napoli, 15/16/17 Marzo 2019

  1. Luca Ceccarelli ha detto:

    La proposta è interessante, piuttosto complessa e anche ambiziosa, direi. Quello che mi lascia particolarmente perplesso sono le obbligazioni in Euro a tasso negativo, nel senso che, se tanto mi da tanto, dubito che la BCE farà mai passare un qualcosa in Euro a tasso negativo (a meno che non siano soldi per le banche).

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