Orgoglio (e pregiudizio) italiano

In una chat di un movimento politico per la maggiore ho letto discorsi e affermazioni che mi hanno fatto rabbrividire. In qualche modo riflettevano l’articolo del “Die Welt” di qualche giorno fa che titolava “La mafia italiana aspetta i soldi della UE”. In fondo la rivista tedesca non faceva altro che ripetere un (ignobile) discorso tenuto da Beppe Grillo a Strasburgo nel 2014 in cui invitava l’Unione europea a non mandare i soldi in Italia perché sarebbero finiti in mano alle mafie.  Il discorso è che l’Italia ha tanti problemi e nessuna capacità di gestirsi da sola per una classe politica imbelle e corrotta, per un apprato burocratico elefantiaco e inefficiente, per l’avidità e l’egoismo dei suoi cittadini, per i clan, per le mafie, per i sindacati, per la gente del sud, perché sperperiamo, rubiamo, facciamo il nero, eccetera eccetera. Tutto il rosario dei peggiori pregiudizi nei confronti del nostro paese snocciolato sull’unghia come “argomento politico”. La conclusione era: Ma perché tedeschi e olandesi dovrebbero darci i soldi se siamo così?

Io sono cittadino del mondo, ma sono orgoglioso di essere italiano e per giunta di una famiglia di origine meridionale. Sono orgoglioso per Leonardo, per Dante, per Boccaccio per il Ghirlandaio e Michelangelo, per Botticelli e Masaccio, per Cimarosa, per Verdi e Rossini, per Giordano Bruno, Marsilio Ficino e Giovanbattista Vico, Piranesi e Benedetto Croce, e per i mille e mille altri che hanno illustrato e costruito la cultura di questo paese. L’unico al mondo che può vantare una tale produzione di straordinaria qualità in ogni campo dello scibile umano. L’unico al mondo. Sono orgoglioso dei medici e gli infermieri che stanno dando la vita in questa guerra contro la pandemia, che si sono buttati in turni massacranti fino allo sfinimento, superando le mille difficoltà che una politica miope gli ha creato tagliando a ripetizione i costi della sanità. Sono orgoglioso i tutti quelli che in questa crisi hanno dato l’anima nel lavoro necessario per andare avanti, con generosità passione e dedizione. E in Italia ce ne sono tante di persone così. Certo, non sono orgoglioso né della mafia, né della corruzione, né degli approfittanti, né degli imboscati. Anche di questi ce ne sono tanti, ma molti meno delle person perbene, solo che fanno notizia e più rumore di una buona azione.  Non sono orgoglioso di una macchina burocratica che ti sfinisce, che ti porta avanti come una carretta trainata da un asino e che costa come una ferrari ultimo modello. Il nostro non è il paese della “pizza e mandulin’e” come è visto nell’immaginario collettivo di gente dall’intelletto limitato, non in grado di comprendere e quindi nemmeno di vedere la grandezza e la bellezza che sprizza ogni angolo del nostro paese. Poveretti, sono fatti così. hanno un cervelletto più piccolo di una noce bacata e non c’è discorso che tenga. Non sono nemmeno orgoglioso dei “flagellanti“, non di quelli che fanno la processione in tanti paesi d’Italia per purificare il proprio corpo e quello della comunità, ma di quelli che battono continuamente sui tasti delle cose che non funzionano nel nostro paese e dimenticano la sua grandezza e bellezza. E questi sono i personaggi che in nome di un presunto diritto di critica stanno facendo molto male all’Italia e la stanno portando nel baratro. Perché la narrazione è molto, e in certi ambiti,è tutto.

Se fossi tedesco, sarei molto orgoglioso di Telemann, di Bach, di Richard Strauss e di Goethe di Novalis e Kant, Fichte, Hegel e Nietzsche e Heidegger. Avrei molte ragioni di orgoglio anche in quel paese, e non avrei bisogno di denigrare gli altri per esaltare le mie qualità e la mia cultura. Perché questo sta accadendo, che per salvare sé stessi e dare una ragione ad una vita condotta spesso in posti miserabili, privi di bellezza e di cultura, ma ricchi di invidia e di pregiudizio, si denigra chi di tale bellezza può godere a pieno titolo in ogni angolo di uno qualunque dei circa ottomila comuni della nostra terra. Certo, non sarei orgoglioso del nazismo, dei campi di sterminio, della propensione a fare le guerre, del conformismo pieno di pregiudizi e di invidia che indusse Nietzsche alla follia, delle persecuzioni razziali, di Goering, di Hitler, di Goebbels. Ma nemmeno di Arminio, che in Germania è considerato un eroe nazionale ma che a ben vedere fu un traditore che ingannò Varo per farlo infilare nella trappola di Teutoburgo.

E’ vero negli ultimi trent’anni o forse quaranta, abbiamo accantonato le nostre origini, la nostra cultura, la nostra storia. Abbiamo dato spazio a culture che non ci appartengono e che sono decisamente estranee alla nostra natura. Che certamente non hanno né la profondità di pensiero né la sensibilità artistica né il senso della bellezza di molti nostri concittadini. L’ignoranza è diventata una virtù e la cultura un vizio. La stupidità un vantaggio e l’intelligenza un limite. Abbiamo considerato l’onestà, la dedizione, la ricerca, l’intelligenza, la buona educazione proprie degli stupidi perché i furbi acclamati dalle folle erano quelli che riuscivano a rubare, a corrompere ad approfittare, a arricchirsi sulla pelle degli altri senza farsi accorgere. Poi, quando qualcuno veniva scoperto e magari messo in galera, allora diventava negletto, ma non per i suoi comportamenti, ma per il fatto di essersi fatto prendere con le mani nel sacco. Pura ipocrisia collettiva. Abbiamo dato spazio all’ipocrisia, al servilismo al conformismo, dimenticando le lezioni della nostra storia da Savonarola a Cola di Rienzo. Abbiamo mortificato l’intelligenza e lo studio, tagliato le scuole e le università, considerato la cultura come l’ancella povera “con la quale non si mangia”, come ebbe a dire un nostro ministro dell’economia. Noi, che viviamo in una terra che da sempre ha fatto della cultura la sua bandiera e il suo fine, perché la bellezza qui è tale che non puoi farne a meno di coltivarla.

Tedeschi e Olandesi non ci devono regalare nulla. Se c’è una comunità in una situazione di guerra come questa, ci si deve prendere cura di tutti i membri della comunità. Punto.  Si deve essere generosi, come lo sono i nostri medici e gli infermieri, non gretti, avidi e meschini. Si devono accantonare gli egoismi particolari e dedicarsi al bene comune, perché è indubbio che l’Italia e gli italiani sono un patrimonio dell’umanità. Leggete quanti italiani emigrati di recente o qualche generazione fa sono ai vertici degli istituti di medicina e di virologia che combattono questa pandemia. Qui non c’era posto per loro, eppure erano i migliori. Nonostante tutti i tagli, le corruzioni, le baronie e i feudi, le nostre università continuano a sfornare talenti e intelligenze che si impongono ai vertici degli istituti di ricerca nel mondo. Siamo senza dubbio patrimonio dell’umanità e dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani.

Soprattutto, Tedeschi e olandesi non possono vantare alcuna superiorità morale su di noi. Basta conoscere le cose per capirlo.

Tedeschi e Olandesi devono spiegarci perché la BCE compra i loro titoli di stato a tasso negativo mentre da noi pretende un interesse elevato. Gli interessi incidono ogni anno sul nostro debito esplicito per circa 80 miliardi e quasi nulla sul debito pubblico di Olanda e Germania (così come per la Finlandia, la Danimarca, l’Austria e gli altri paesi del blocco nordico. Ma certo, perché noi siamo spreconi e nullafacenti e non è possibile avere fiducia nel nostro paese. Capite perché la narrazione è importante? Perché questa è una favola per gonzi e per ladri che vogliono derubare i gonzi che ci credono. I tedeschi usano da venticinque anni un trucco ignobile per tenere bassi i tassi di interesse sul loro debito pubblico, trucco del quale ho parlato in diversi articoli e che persino Tremonti ha recentemente denunciato in un’intervista. facciamo come loro, usiamo i loro trucchi e gli interessi cominceranno a ridursi fino a scomparire del tutto. Sapete che significa risparmiare ottanta miliardi l’anno di interessi sul debito?

Ah ma noi abbiamo un debito pubblico elevatissimo e ingestibile rispetto a quello di tedeschi e olandesi che stanno quasi nei parametri di Maastricht. Falso. Confidustria nel 2018 ha rilevato che il debito pubblico complessivo, ovvero la somma del debito pubblico esplicito e di quello implicito, arriva al 57% del PIL del nostro paese. Mentre per la Germania è il 149% e per l’Olanda stiamo sopra il 300%. ll debito pubblico implicito è quello che emergerà negli anni a venire per gli impegni assunti dai governi e dagli enti governativi in passato. Quindi si tratta delle ipoteche che tedeschi e olandesi hanno messo sul futuro dei loro figli. Lo schema che riporto qui a fianco dice la stessa cosa ma rispetto a qualche anno fa. Nel frattempo noi abbiamo continuato a risparmiare e il nostro debito pubblico implicito è diventato negativo, abbattendo anche il debito pubblico esplicito a una percentuale che sta proprio dentro i parametri di Maastricht. E allora perché non c’è fiducia nel nostro paese se abbiamo dimostrato che sappiamo risparmiare, lavorare duramente, fare sacrifici e avere da venticinque anni avanzi di bilancio ogni anno? Appunto la narrazione.

Ah, ma in Italia c’è un’evasione fiscale spaventosa mentre lì tutti pagano le tasse e il costo del lavoro è più basso mentre la produttività è più alta.

Altro falso clamoroso. Il paese dl’Europa da dove provengono più soldi nei paradisi fiscali è proprio la Germania, con 331 miliardi di euro, mentre dall’Italia ne provengono 142, comunque meno dell’Inghilterra con 218 miliardi, della Francia con 288 e appunto della Germania in testa alla classifica. L’evasione fiscale vera e proprio vede la Germani surclassare l’Italia, dato che nel paese teutonico l’evasione si attesta intorno ai 351 miliardi all’anno e in Italia stiamo intorno ai 240 miliardi. A febbraio scorso è stato introdotto in Germania lo scontrino obbligatorio (a febbraio 2020!!!) e c’è stata ovviamente la rivolta dei commercianti al dettaglio. Ma va? Ma come, non erano tutti ligi e teutonicamente votati al sacrificio per la gloria del Reich?

Ma da noi c’è un enorme lavoro nero che evade le tasse. Beh, in Germania le cifre sono decisamente più alte. 2,5 milioni di tedeschi lavorano esclusivamente in nero e dai nove agli undici milioni lavorano saltuariamente in nero. Per certi lavori (badanti, servizi per la casa, elettricisti, idraulici, eccetera) il lavoro in nero arriva all’83%.  Sapete perché c’è questa differenza abissale tra occasionali e stabili (nel nero, ovviamente)? Ma per il programma Hartz IV. Questo signore era ministro del lavoro con il governo Schauble, e nel 2004 fece una legge che poi è stata ricopiata (malamente) dai cinque stelle e chiamata improvvidamente reddito di cittadinanza (che non c’entra un accidente con questo provvedimento di assistenzialismo sociale). Il programma dà un contributo (modesto, tra i 475 e i 600 euro) ai cittadini che non lavorano e non trovano un lavoro nonostante l’impegno profuso (e devono dimostrarlo),e poi gli paga le bollette e l’affitto di casa. Attualmente ci sono circa cinque milioni di cittadini nel programma Hartz IV, e nei quindici anni dalla sua istituzione ben 18 milioni di cittadini sono stati assistiti dal programma. Ma non è una bella cosa, è una trappola. A parte i periodici interrogatori sulle ragioni per cui non trovi un lavoro, l’Agenzia interinale tedesca ti può mandare a fare un qualunque lavoro, a volte senza darti nemmeno  un giorno di preavviso, in genere per un breve periodo di tempo e per un salario da fame (1 o 2 euro l’ora, non di più). Le aziende cosiddette marginali, ovvero quelle che se dovessero sostenere integralmente i costi del lavoro non ce la farebbero, usano spesso questi lavoratori. Di fatto  l’esercito di riserva del capitale, maltrattato, sfruttato e negletto. Se non ci fosse lo Hartz IV lavorerebbero a nero e probabilmente guadagnerebbero di più. E guai se qualcuno si rifiuta di andare a prendere un lavoro magari di tre giorni o una settimana a queste cifre. Gli vengono comminate dure sanzioni fino all’esclusione dal programma, con tanti bei saluti alla dignità del lavoratore e alla retribuzione sufficiente per condurre una vita dignitosa. Di fatto è un lavoro nero istituzionalizzato. Il Frankfurter  Allgemeine Zeitung, il quotidiano più diffuso in Germania fece un servizio tempo fa sulla doppia morale dei tedeschi, che sono tolleranti ed elastici verso sé stessi e rigidi e inflessibili verso gli altri. Appunto, la narrazione.

E per quanto riguarda gli olandesi, recentemente la commissione europea ha incluso l’Olanda tra i paradisi fiscali. Mote grandi aziende che lavorano qui, hanno la sede legale in Olanda così pagano molte meno tasse. Si calcola che l’imposizione sottratta al nostro fisco sia di oltre 30 miliardi l’anno, con un danno erariale non da poco. Ne avete abbastanza per capire che non c’è alcuna superiorità né morale, né economica, né culturale di questi signori nei nostri confronti e che si tratta alla fine di una rappresentazione orchestrata ad arte per derubare i nostri tesori e i nostri soldi? Abbiamo quindi, diritto di chiedere che i nostri titoli siano trattati dalla BCE come quelli olandesi e tedeschi? Se l’Europa c’è, adesso deve farlo. Se non c’è tanti saluti e facciamo da soli. Ma le lezioni di morale se le tenessero pure. E i moralisti ipocriti facciamoli pagare tanto quando vogliono venire a sollazzarsi nel nostro paese. se lo meritano proprio.

E soprattutto, smettiamola di flaggellarci e dare retta ai flagellanti, ritrovando l’orgoglio di essere italiani.

5 pensieri riguardo “Orgoglio (e pregiudizio) italiano

  1. […] Vi invito a leggere questo articolo sulle ragioni per cui veniamo descritti come un paese di fannull…, sperperatori, corrotti, mafiosi, evasori e truffatori, e come è davvero la reale situazione dei conti pubblici dei paesi europei, che i nostri media si rifiutano di raccontare, perché fa comodo al potere finanziario che l’Italia sia tenuta sotto il giogo e presa per il collo con gli interessi usurari che ci vengono richiesti. […]

  2. […] P.S.: Non le sto scrivendo in nome del partito di cui sono responsabile per l’Economia, è il momento di prescindere dagli interessi di parte. Nemmeno le scrivo per interesse personale, se vuole pubblicare questa lettera in tutto o in parte può benissimo farlo senza indicare il mio nome o alcun mio riferimento, Le do per questo esplicito consenso. Mi attendo solo di vedere sul Suo giornale queste notizie adeguatamente trattate dopo l’ampia e dovuta verifica che vorrà fare. Questo è comunque l’indirizzo del mio blog e di un mio recente articolo in proposito. https://domenicodesimone.blog/2020/04/12/orgoglio-e-pregiudizio-italiano/ […]

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