Il partito trasversale della patrimoniale e la “strana” alleanza tra tedeschi e italiani

Che ci piaccia o no, e agli italiani non piace, visto che il 63% si è dichiarato contrario all’istituzione di una tassa patrimoniale sulle ricchezze, si sta agitando sempre più fortemente, un partito della patrimoniale che vede alleati i liberisti del nord, tedeschi in prima fila, e la cosiddetta sinistra italiana, dietro la quale si nascondono, ma nemmeno tanto, i liberisti italiani. Ha cominciato all’inizio della crisi da coronavirus il senatore Zanda del PD, proponendo di andare a vendere il patrimonio immobiliare dello stato per recuperare, a suo dire, 60 miliardi, e piano piano si sono aggiunti gli altri, da Cottarelli e la Fornero, a Landini fino a Del Rio e Melillo che a nome del gruppo parlamentare della Camera del PD, propongono un “contributo di solidarietà” per il coronavirus (di fatto una patrimoniale checché ne dicano) per i redditi superiori a 80 mila euro l’anno. da ultimo arrivano i tedeschi a rinforzare il tiro al piccione italico, con un articolo su una delle più seguite e prestigiose riviste di economia e finanza, Manager Magazine che in un editoriale del 30 aprile a firma di Daniel Stelter, rivela l’esistenza di un piano del governo tedesco per indurre l’Italia ad applicare una tassa sui patrimoni del 14% sulla base di un semplice calcolo aritmetico: la ricchezza degli italiani, immobili compresi, si aggira intorno ai 9.900 miliardi di euro, e da una simile imposta straordinaria si genererebbe un ricavo di circa 1.400 miliardi che andrebbe ad abbattere il debito pubblico fino a circa il limite di Maastricht del 60% del Pil. Una simile manovra consentirebbe all’Italia di assumere senza problemi di conseguenze sui suoi conti pubblici, altro debito sufficiente per fare fronte all’emergenza coronavirus. Alla base di questa ipotesi, c’è un ragionamento semplice:la ricchezza privata degli italiani è la più alta in Europa a fronte di un debito pubblico che è egualmente il più alto nella comunità. Per gli autori della proposta l’equazione è che gli italiani hanno risparmiato i soldi che non hanno pagato in tasse, e quindi devono in qualche modo restituirli.

Ma perché proprio i liberisti si fanno promotori di una proposta che sembra più adatta a politiche fiscali dell’epoca sovietica, che a una società moderna? Qualcuno di una certa età ricorderà  gli argomenti democristiani contro il Partito Comunista negli anni cinquanta e sessanta dello scorso secolo: “I comunisti vi porteranno via le vostre ricchezze e anche la casa!” Ecco, adesso lo vogliono fare i liberisti, ovvero proprio i nemici acerrimi (a parole) dei comunisti di allora, e per la banale ragione che il loro obiettivo è di impadronirsi delle ricchezze dell’Italia spendendo il meno possibile e approfittando della debolezza e della paralisi in cui è caduto il nostro governo, incapace di prendere decisioni efficaci per fare fronte all’urgenza dettata dalla situazione economica. Paralisi in buona parte indotta dal partito che rema contro il governo e che vorrebbe un nuovo governo tecnico, magari a guida Draghi, con la strana alleanza tra Lega, pezzi consistenti del Pd, Berlusconi, la sinistra o quello che ne resta e dice di essere di sinistra, il tutto sotto la illuminata guida di Renzi e dei suoi compari di bottega. Tramontata l’ipotesi degli eurobond, lontana, fumosa e vaga quella del Recovery Fund, ridimensionato a soli mille miliardi circa l’intervento della BCE, volto per lo più a salvare le figliolette banche, non resta che affidarsi al Mes e agli altri strumenti messi micragnosamente a disposizione dalla comunità per recuperare un po’ di soldi. Ma sappiamo bene che il Mes non solo non basta, ma è anche una trappola, anche se alle “condizionalità” è stata sostituita la “stretta sorveglianza” sui conti di chi chiede l’intervento del Mes, il che a me sembra pure peggio delle condizionalità che almeno sai dove ti portano. Oltretutto il 5 maggio, la Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà sulla compatibilità del QE della BCE con i principi dello stato tedesco e se, come è possibile anche per il crescente coro di chi in Germania nega ogni solidarietà per la vicenda coronavirus, questo significherebbe che l’unico strumento utilizzabile a breve termine sarebbe l’insufficiente e deleteria trappola del Mes per cercare di salvare lo spread dall’assalto della speculazione finanziaria. Se ci pensate, è un quadro folle e disgustoso, a fronte della generosità e del sacrificio di tanti italiani in questa emergenza, ma tant’è.

Per tornare al partito della patrimoniale, un iscritto al primo anno di economia vi direbbe subito che è infattibile senza generare un disastro. Facciamo due conti. La ricchezza degli italiani è per l’80% in mano al 20% della popolazione. Il che significa che che 16 milioni di persone posseggono circa 8 mila miliardi di questa ricchezza, di cui 3.200 miliardi circa in liquidi e titoli finanziari e circa 5.000 miliardi in immobili. Mettiamo che sia questo 20% l’obiettivo di una tassa patrimoniale. L’imposta colpirebbe i patrimoni in toto, quindi sia i liquidi che gli strumenti finanziari che gli immobili. Molti si troverebbero in difficoltà a dare via in media la metà della loro ricchezza mobiliare per fare fronte all’imposta e sarebbero costretti a mettere sul mercato gli immobili per venderli e ricavare quanto necessario per pagar la tassa. Non è difficile capire che sarebbero la maggioranza, e che dei 1.400 miliardi di imposta, solo 2/300 verrebbero dalla liquidazione delle ricchezze mobiliari e dalla liquidità e il resto scaturirebbe da tali vendite. L’effetto sarebbe una deflazione da debito. Infatti, se sul mercato si riversano, praticamente tutti assieme, immobili per circa mille, mille e duecento miliardi, è certo che il prezzo di tali immobili calerà per mancanza di una domanda sufficiente per fronteggiare una tale massa di beni in vendita. A prescindere dal fatto che è altamente  presumibile che uno degli effetti  di questa crisi sarà proprio la caduta dei valori immobiliari, per via dei fallimenti di aziende e della chiusura di altre che faranno dapprima cadere i valori degli immobili commerciali e poi anche di quelli abitativi, altri mille miliardi di immobili sul mercato porterebbero una caduta verticale e insostenibile dei prezzi e l’impossibilità di fare fronte all’imposta per molti dei colpiti. Insomma, impoverimento generale e molto violento, uno stato di confusione e di sfiducia totale verso le istituzioni e il paese, la consapevolezza che la crisi non sarà mai superata, la rabbia per vedersi portare via la casa e il patrimonio magari costruito con anni di sacrifici e di lavoro, e nessuna soluzione reale. Questo ve lo dice un ragazzo del primo anno di economia,  e lo sanno benissimo i centri studi dei partiti che avanzano questo genere di proposta, tedeschi compresi. E allora, cui prodest? Ma ovviamente il fatto che solo agitando questo spettro in modo concreto, molti saranno indotti a non credere alle possibilità di ripresa dell’Italia e cominceranno a svendere, e ci sarà qualcuno che comincerà ad acquistare a prezzo di saldo fino al nummo uno, com’è accaduto negli Usa dopo la crisi del 2009. Perché non mi stancherò ma di sottolineare quanto sia importante la narrazione nella società dello spettacolo, come definiva Guy Débord la società moderna. E la narrazione sull’Italia dice che siamo un paese allo sbando, pieno di debiti, con aziende sottocapitalizzate e che non saranno in grado di superare la crisi, con un apparato pubblico sovrabbondante, inefficiente, costoso e corrotto, che c’è la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta che controllano pezzi consistenti del territorio e delle imprese private. che c’è un’evasione alle stelle e nessuna volontà di porvi rimedi concreti ed efficaci, che abbiamo governi deboli se non corrotti nominati da un parlamento ancora più debole e diviso e guidato ormai da anni da vecchi mandrilli o ex attori d’avanspettacolo, e che quando l’europa prova a consigliarci un primo ministro serio, alle elezioni lo facciamo fuori subito, che siamo inaffidabili, scialacquatori, corrotti, fannulloni, ignoranti e ottusi, senza alcun riguardo per la cosa pubblica eccetera, eccetera, eccetera…

Tutto vero o quasi. Perché sul debito pubblico e la sua dimensione reale la verità è un’altra e quella che ci viene propinata è una falsa rappresentazione. Il nostro debito effettivo, infatti è solo il 57% del Pil, mentre il debito effettivo della Germania è il 149% del Pil. quello della Francia arriva al 291% e la Spagna al 592%. E questo lo dice la Confindustria, e non il partito di pizza e fichi. Però gli scialacquatori e quelli che ipotecano il futuro dei figli siamo noi e non gli altri paesi con un debito implicito mostruoso. E quindi siamo inaffidabili ed è giusto che paghiamo tanti interessi. E poi la storia dei trucchi tedeschi per tenere bassi i loro tassi di interesse sui Bund. In questo articolo è raccontata tutta la storia, leggetela, è istruttiva.  Sono vent’anni che subiamo queste angherie senza che nessuno in Italia, tranne qualche economista peraltro mai ascoltato, abbia detto qualcosa o sollevato qualche obiezione. E il fatto che il cosiddetto “Mercato primario” è una roba da far girare nella tomba Adam Smith, perché considerare 20 banche 20 un “mercato” quando le banche nel mondo sono circa ottantamila, e gli operatori alcuni milioni è una roba vergognosa, perché sono queste banche che decidono il rezzo di acquisto dei titoli di stato alle aste e quindi lo spread. E pure questa storia la trovate raccontata nell’articolo riportato sopra. Con la ridicola rappresentazione che questo spread è deciso nel mercato secondario sempre dalle stesse venti banche (sulle centoventi che compongono il secondario, e anche qui non si capisce la ragione per cui siano così poche) che poi partecipano al primo e che se questa farsa viene chiamata mercato invece che oligopolio. E poi sull’evasione fiscale i tedeschi guardassero in casa loro dove l’evasione raggiunge livelli stratosferici e non in casa nostra. Certo, abbiamo i nostri problemi, ma il punto è come vengono narrati e come viene omessa la narrazione di tutto quello che si fa per superare questi problemi, di tutta la gente, dai magistrati ai funzionari onesti, alle imprese che creano innovazione di continuo, ai lavoratori che hanno abilità riconosciute in tutto il mondo, per mettere in evidenza solo i fatti negativi per la gioia dell’oligopolio che su questo fonda il proprio potere. Noi abbiamo tutte le ragioni per essere orgogliosi di essere italiani e questa crisi lo sta dimostrando, al di là delle inefficienze e dei ritardi, c’è tanta gente in questo paese che ti rende orgoglioso di loro. Ho provato a riassumerle qui, e vorrei che tutti noi fossimo orgogliosi di essere italiani e provassimo ad essere migliori per poterci aiutare e supportare al meglio possibile.

Ho provato a scrivere ai giornali che la narrazione in un momento come questo deve essere cambiata e deve essere detta la verità, ma non c’è stato alcun riscontro, almeno finora. Perché questa narrazione negativa è usata demagogicamente anche qui come strumento di lotta politica e di potere, e allora fa comodo continuare a usarla, per questo o quell’altro partito. Non mi aspetto che rispondano alla mia lettera, figuriamoci. Mi aspetto che però comincino a dire la verità alla gente, che svolgano la loro funzione di informare sulla verità e non di essere strumento di potere di questo o quel gruppo o partito. E poi si capisce perché l’Italia è al 77° posto nel mondo quanto a libertà di stampa. Strano, pensavo fosse molto più giù, visto il modo in cui trattano la verità. Ripartiamo da qui dalla verità dei fatti. Fondare una nuova società è possibile, ma sulla verità altrimenti si tratterebbe dell’ennesima rappresentazione per il potere di qualcun altro. E basta, è ora di finirla.

5 pensieri riguardo “Il partito trasversale della patrimoniale e la “strana” alleanza tra tedeschi e italiani

  1. Perché dici che sarebbe uguale al totale del patrimonio immobiliare? Il 14% è una percentuale alta, ma non è il 100% e nemmeno il 90%. Poi è l’articolo sulla rivista tedesca che avanza questa ipotesi e che ci siano sponde in Italia è un fatto, basta leggere. Sarebbe comunque una follia per le ragioni che ho spiegato nel mio articolo, ma non vanno sottovalutate troppo queste voci, e intanto creano un clima di destabilizzazione. Su molte riviste finanziarie italiane che si occupano di piccoli investitori si prodigano consigli su come evitare la prossima patrimoniale, dandola praticamente per certa. Francamente non credo che si farà,almeno non ora, ma intanto il clima di sfiducia aumenta nel paese…

  2. Mo va là. Il presupposto da cui parte il ragionamento sarebbe una patrimoniale pari al totale del patrimonio immobiliare. E non sarebbe una patrimoniale ma una confisca.

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