Proclami del governo e la realtà delle Banche: un’esperienza surreale ad Anzio

Quello che vedete qui a fianco è lo spot del MEF sul decreto liquidità emesso ad aprile scorso. L’ho riletto più volte e si parla di 750 miliardi a disposizione di famiglie e imprese. Stropicciatevi gli occhi, e la cifra rimane sempre la stessa. Non avete le traveggole, dice proprio così. E poi, e poi la norma parla (o blatera) di procedura semplificata, di”nessuna valutazione del merito creditizio”, di autocertificazioni sufficienti per ottenere il prestito, eccetera eccetera. Vi piace? Certo sarebbe stato meglio avere un contributo a fondo perduto, ma si sa che il Governo italiano non ha soldi da spendere così per aiutare i suoi cittadini (che se  non ricordo male sarebbero la ragion stessa di esistenza dello Stato e del governo, ma forse mi confondo), e quindi che ben vengano anche i prestiti, oltretutto a tasso zero come dice il decreto, purché subito e in grado di salvare in questo momento così drammatico. Perché i soldi non ci sono e quelli che c’erano se ne sono andati dopo due mesi e più di quarantena, le spese corrono, e un professionista non vive di stipendio come fanno al governo e nelle mille burocrazie italiane.
Beh, succede anche al vostro umile cronista di aver bisogno di qualche soldo e di scoprire che in quanto professionista ha diritto ad avere il famoso 25% del fatturato dell’ultima dichiarazione dei redditi con il limite dei venticinquemila euro. A me non servono tutti questi quattrini, ma un aiuto consistente sì, visto che non paga più nessuno da mesi e i costi corrono anche a casa mia. Naturalmente non ho diritto ad avere alcuna delle provvidenze a fondo perduto, ma per un prestito ho tutti i requisiti a posto.

Ho un conto su Bancoposta, da tempo non ho conti con banche né tanto meno debiti nemmeno con finanziarie, venditori a rate, eccetera: quando ho i soldi compro quello che mi serve, se no aspetto. Però adesso è diverso, per quanto conduca una vita frugale qui è a repentaglio non solo la mia attività se non pago l’affitto e le altre spese dello studio, ma anche la mia stessa sopravvivenza.  Bancoposta non fa finanziamenti di questo genere, e francamente non se ne capisce la ragione, visto che è per gran parte di proprietà pubblica e quindi dovrebbe accettare la garanzia dello Stato. Mi dice un amico bancario che è per il fatto che non aderisce all’ABI. Fantastico, penso, un’operazione così importante, con garanzie pubbliche e finalizzata alla sopravvivenza della gente, di tutta la gente che fa parte di questo Stato, affidata nelle mani di un’associazione privata come l’ABI. Scopro poi, che gli interessi ci sono e come, anche se in misura ridotta rispetto al mercato. Già perché sul “mercato” le banche e le finanziarie chiedono tra il 7 e l’8% di interesse l’anno, anche se i soldi li prendono dalla BCE a tasso negativo. Fatevene una ragione, siamo carne da macello per l’avidità di questi usurai.  Scopro anche che il merito creditizio viene valutato e come, ovviamente sulla scorta dei dati della CRIF, che è un’altra società privata al servizio dell’ABI: insomma, il nostro ministro dell’economia ha raccontato una serie di balle colossali. Tuttavia, la garanzia dello Stato c’è, anche se è a pagamento, e quindi vale comunque la pena prendere questi soldi, sia perché servono sia perché costano circa un terzo rispetto al mercato.  Insomma, devo trovare una banca e scopro che la Banca Popolare del Lazio ha una convenzione con l’Ordine degli Avvocati di Velletri di cui faccio parte visto che risiedo qui.  Telefono e mi danno un appuntamento con il Direttore.

Preparo tutta la documentazione necessaria, dalla copia dei miei documenti, all’allegato 4 bis compilato, alle autocertificazioni necessarie, all’ultima denuncia dei redditi presentata e  persino la certificazione della CRIF che non ho segnalazioni di sorta.
Arrivo puntuale e come spesso accade, aspetto mezz’ora per incontrare questo giovane Direttore della filiale di Anzio. Pessima abitudine italiana quella di far aspettare, indice di mancanza di rispetto, ma tant’è. Entro e con un sorriso a 32 denti (finti) comincio a sciorinare le mie ragioni ed esigenze, facendo conto su una normale comprensione. Il Direttore non si ricordava nemmeno dell’appuntamento, e mi ferma subito. “Ma noi diamo priorità ai nostri clienti, lei non lo è e dovrebbe rivolgersi alla sua banca…” Gli dico con pazienza che la mia banca non fa queste operazioni e che devo trovarne un’altra e che visto che c’è la convenzione con l’Ordine… Sembra cadere dal pero, della convenzione non sa nulla e dice frettolosamente che si sarebbe informato (basta andare sul sito per trovarla ma evidentemente l’informatica non è il suo forte). E poi aggiunge che in un momento come questo non sono possibili le “migrazioni dei conti” (fosse salviniano?!?), e che ciascuno deve andare alla sua banca che ha lo “storico” della persona. Ancora, penso, e gli ripeto con pazienza che la banca che ha il mio “storico” non fa queste operazioni anche se non se ne capisce la ragione. E poi penso che lo “storico” significa l’andamento dei debiti pregressi e che se non hai debiti con le banche sei inaffidabile al pari di chi non li ha pagati. Mi viene il dubbio che la banca prediliga i clienti che hanno lo “storico“, ovvero quelli che hanno debiti, perché così sostituiscono la garanzia del debitore con quella dello Stato e si parano da probabili future insolvenze. Alla faccia della norma che dice che non si possono confondere debiti vecchi con quelli contratti con la garanzia di Stato. Tutta una finzione. Aggiunge il Direttore, che loro sono subissati da richieste e che “l’ufficio ne  sta già lavorando ottanta“. Penso che non è proprio un gran numero e che un paio di impiegati svelti ci mettono al massimo due settimane a sbrigare ottanta pratiche oltretutto con procedura semplificata, ma lui aggiunge che la mia pratica, ove insistessi, finirebbe nel dimenticatoio di qualche cassetto a dormire per diversi mesi (!!!) e mi sconsiglia vivamente dal presentarla. Il tutto alla faccia della Convenzione con l’Ordine, della funzione pubblica del credito bancario, dell’urgenza in questa situazione difficile, del fatto che la garanzia di Stato è per tutti i cittadini  non solo per quelli che decide la Banca come degni di accedere alla sue grazie. Capisco definitivamente che la normativa che il signor Ministro Gualtieri ha emanato su  suggerimento delle amiche banche, serve a parare il sedere a queste e non a dare conforto ai cittadini di cui non gliene frega un beneamato né a lui né alle banche, alla faccia dei proclami e delle dichiarazioni ipocrite di amore verso la cittadinanza ripetute come un mantra da televisioni e giornali. D’altra parte come diceva Goebbels, se dici una bugia e la ripeti tante volte alla fine finisce per sembrare la verità e questo è ciò che fanno i nostri governanti.
Mi alzo alquanto imbufalito, anche se non lo do a vedere e me ne vado. Non sono un bravo servo delle banche che le mantiene pagandogli migliaia di euro di interessi all’anno, e mi sento un cittadino di serie B, o forse anche un poco più giù.
Torno a casa e scrivo una letteraccia all’Ordine per informarli che della loro Convenzione questa banca se ne strafrega e anzi non ne sa proprio niente. Mi rendo conto che il patto sociale tra cittadini per fare lo Stato è stato sostituito dal patto per diventare sudditi paganti del sistema finanziario e bancario, e che se non aderisci e paghi stai fuori dal patto sociale. Ne ho scritto tante volte, ma constatarlo sulla propria pelle fa un’altra impressione. Dobbiamo rovesciarlo questo sistema e pure di corsa. E’ marcio e fa schifo.  Su come farlo, ne scrivo e discuto da vent’anni e più, e andatevi a leggere i miei articoli e libri. E sbrighiamoci, che  non c’è più tempo.

 

 

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