Il governo ha adottato una moneta complementare ma non se n’è accorto

La situazione economica del paese è sempre più difficile e le prospettive si fanno oscure e drammatiche. La crisi è troppo profonda per essere affrontata con strumenti ordinari, e di questo ne sono coscienti tutti a partire da un governo che l’ha dichiarato sin dall’inizio, andando però, poi a cercare soluzioni là dove non ci sono alternative di sistema credibili. L’Europa solidale e pronta a intervenire, nonostantene abbia i mezzi, non c’è se non nei sogni o nei desideri. La realtà è un’altra, ovvero che il gruppo finanziario al potere ha stretto le fila e non intende mollare il comando per nessuna ragione.  La conseguenza è che i programmi di intervento di volta in volta sbandierati dai leader europei che ancora ci credono (o fanno finta di crederci) si stanno rivelando o trappole mortifere o comunque del tutto insufficienti per raggiungere lo scopo di restituire agli asfittici paesi del sud Europa i mezzi necessari per affrontare seriamente questa crisi.

Soprattutto, è la logica di questi interventi a non essere mutata di una virgola rispetto alle logiche finanziarie precedenti la pandemia. I paesi del nord non intendono mollare la presa di uno “Spread” sul quale hanno costruito la redditività delle loro banche e la pretesa virtuosità dei loro conti pubblici, e reclamano a gran voce la necessità di continuare ad applicare interessi da strozzinaggio all’Italia, alla Spagna, al Portogallo e alla Grecia. Senza i quali, le loro banche si troverebbero in grande difficoltà e costringerebbero i loro paesi a interventi straordinari per sostenerle. Ma è proprio questo il  punto, la crisi ha messo a nudo che il modello finanziario europeo fondato sulla differenza di tassi tra paesi del nord e del sud non regge più e che è necessario sostituirlo con altre logiche finanziarie. I nodi sono venuti tutti al pettine: la BCE è stata praticamente paralizzata nella sua azione, checché ne dica la Lagarde, dalla sentenza della Corte tedesca di Karlsruhe, che ha messo a nudo le contraddizioni insite negli accordi di Maastricht che hanno tolto la sovranità monetaria ai paesi europei, ma non l’hanno data alla BCE che non può fare da prestatore di ultima istanza come sarebbe necessario in questa contingenza. I programmi di intervento della UE si stanno rivelando del tutto insufficienti per affrontare la situazione e oltretutto viziati da condizionalità inaccettabili per chicchessia. Anche il recovery Fund, come abbiamo avvisato qualche giorno fa, si è rivelato alla fine il topolino partorito dalla montagna, un programma da 500 miliardi di euro per tutta l’Europa che dovrà essere approvato dai parlamenti dei ventisei paesi della comunità e che se tutto andrà bene (ma sembra difficile che possa accadere), entrerà in vigore forse tra un anno, un anno e mezzo per dare netto all’Italia una quarantina di miliardi, ovvero un decimo di quello che serve ora.

Il sistema economico reclama a gran voce liquidità e interventi straordinari, e la cosa divertente e sconcertante allo stesso tempo, è che nelle pieghe dei provvedimenti del Governo ci sono strumenti che hanno preso questa direzione ma nessuno ne ha preso ancora piena coscienza. E’ la forza della necessità a indirizzare le scelte verso strumenti alternativi e che diano liquidità immediata, ma poi si tratta di prenderne atto, ovvero di capire la loro vera natura, e di renderli di comune utilizzo senza limitazioni inutili e dannose.

Insomma, dobbiamo prendere atto che con i paesi del nord Europa non si ragiona, che andare a prendere soldi sul mercato significa scontare tassi crescenti di interesse che renderebbero intollerabile il nostro debito pubblico esplicito attuale, soprattutto se il PIL calerà, come da previsioni intorno al 10% ovvero, secondo stime più realistiche, intorno al 20%. In questi casi, il rapporto debito PIL schizzerebbe intorno al 200% il che giustificherebbe ogni genere di vessazione da parte degli strozzini uniti d’Europa e del mondo. Inutile lamentarsi, sono fatti così, hanno preso questa piega e non possiamo starli a combattere nemmeno con l’alleanza di Macron e degli altri paesi del sud Europa. Non certo sul loro piano che è scivoloso e pericoloso. Ma appunto il paese reclama liquidità e mezzi finanziari e questi sono già stati assunti, e se il Governo avesse un po’ di coraggio, potrebbe renderli semplicemente più espliciti e diffusi. Non c’è tempo da perdere, ed è necessario capire che e vogliamo, possiamo fare da soli senza l’intervento né della UE degli strozzini, né della impotente BCE, né degli strozzini internazionali riuniti, ma che possiamo cavarcela con i nostri mezzi.

Come, chiederete, ed ecco quello che sta succedendo.

Il Governo ha fatto un programma di salvataggio delle banche e delle imprese mettendo in campo 400 miliardi di garanzie pubbliche. Si tratta di garanzie di firma che però potrebbero diventare garanzie di cassa con qualche semplice accorgimento. La novità consiste nel fatto che le garanzie della Cassa Depositi e Prestiti non incidono sul debito pubblico attuale e rappresentatno semmai il rischio di un debito implicito, qundi futuro. E poiché L’Italia ha un debito implicito bassissimo, enormemente più basso di quello di qualunque altro paese europeo, le politiche finanziarie che prevedono l’emissione di garanzie e l’assunzione da parte dello Stato di questo genere di rischi possono essere peseguite tranquillamente senza creare allarmi. Si tratta di trasformare una garanzia di firma in una garanzia di cassa, e questo potrebbe avvenire facendo emettere al tesoro titoli a tasso zero che le banche potrebbero tenere a garanzia e trasformare in liquidità approfittando dei periodici LTRO che la BCE, finché sarà in vita, emetterà per cercare di dare impulso all’economia reale. D’altra parte, meglio prendere BTP a tasso zero che dover andare a pagare alla BCE lo 0.50% el tasso negativo sui depositi. O no?

Si potrebbero poi emettere quei titoli a tasso negativo non profondo (-1% circa) che fanno parte del nostro (10 Volte Meglio) programma finanziario e che dorebbero essere venduti alle imprese che hanno liquidità perché così si possano fornire di liquidità a tasso zero presso il sistema bancario in misura doppia del BTP a tasso negativo acquistato. QUesto sarebbe un passo ulteriore praticamente naturale, se la garanzia di firma divenisse una garanzia di cassa.

Ma il provvedimento più vicino all’emissione di una moneta complementare e che basterebbe poco per generalizzarlo e far riprendere una circolazione monetaria adeguata nel paese, è dato dai superbonus fiscali che il governo ha giustamente previsto per dare fiato all’edilizia, una delle industrie portanti della nostra economia (sin dal’epoca di Roma antica).  Il Superbonus è di fatto una moneta e pure a tasso negativo che però ha una circolazione limitata tra alcune tipologie di soggetti che possono trarne utilità. Infatti, l’utente che intende utilizzarlo ha uno sconto del 110% sulle future tasse. In altri termini diventa emittente di una moneta fiscale per la cui emissione guadagna il 10% sul valore nominale dell’emissione. Però può cederla all’impresa che gli ha fatto i lavori o ad altro soggetto o a una banca, rimettendoci quel 10% in più (il che la fa somigliare a una moneta a tasso negativo) e ottenendo comunque in cambio della sua emissione beni e servizi che paga con questa “moneta”. Perché è moneta qualunque strumento finanziario per mezzo del quale possiamo acquistare o scambiare beni e servizi con qualche altro soggetto economico, e il superbonus è esattamente questo. Basterebbe liberarlo dalle limitazioni e vincoli ai quali è attualmente assoggettato per renderlo una moneta a tutti gli effetti (con cui andare a comprare pane e sigarette, ad esempio). Oltretutto, le imprese o i soggetti fornitori di servizi e materiali, o anche quelli che banalmente l’acquistano per guadagnare il 10% dello peudotasso negativo, possono cederlo a banche o intermediari finanziari, oppure pagarci le tasse, due elementi tipici per far definire come moneta questi strumenti. Che differenza c’è con i CCF di Sylos Labini che effettivamente in questa situazione potrebbero essere davvero utili per farci affrontare con nostri mezzi la situazione finanziaria della crisi?

Basta un piccolo passo e una presa di coscienza per rimandare nelle brume del nord Batavi, Cauci, danesi e austroungarici nostalgici dell’impero di Cecco Beppe. Bisogna dirglielo che ci siamo, ache se non l’hanno capito. Chissà forse Conte potrebbe capirlo, forse. I tempi stringono, le provvidenze europee si fanno sempre più fumose, il coro degli strozzini sempre più forte. E il Mes non solo non ci salverà ma ci perderà definitivamente. Che si fa? Vogliamo capire che è possibile fare da soli? Ora o mai più, forza che alla fine ci stiamo arrivando.

Un pensiero riguardo “Il governo ha adottato una moneta complementare ma non se n’è accorto

  1. Perchè molti di voi che hanno idee simili per esempio nel proporre misure finanziarie che assomiglino alla costituzione di una moneta parallela e complementare all’euro non vi unite o perlomeno non vi parliate per proporre al Governo misure simili? Qui inserisco il link a una videoregistrazione cui ho assistito l’altro giorno del discorso del prof. Spano, sociologo: https://www.youtube.com/watch?v=2xPGFrgCdpA A questa assemblea doveva anche intervenire il prof. Nino Galloni, ivi citato, che alla fine non è potuto esser presente.

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