Governo Conte: un’occasione storica

Voci ricorrenti dei soliti ben informati, dicono che il Governo Conte è sotto assedio, e che non potrà durare oltre ottobre/novembre. La ragione è semplice. Il paese, superata la fase critica dell’emergenza sanitaria, con risultati non molto soddisfacenti ma comunque il peggio è passato, si trova ora ad affrontare un’altra emergenza, ben più grave e profonda che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa di molte famiglie e aziende, l’emergenza economica. La popolazione è molto stanca e provata dopo tre mesi di lock down, ma soprattutto sta diventando chiaro che le promesse di aiuto da parte dello Stato sono solo promesse che difficilmente potranno diventare realtà in tempi brevi. Molte aziende hanno riaperto i battenti a fine maggio, ma si sono rese conto che difficilmente potranno andare avanti per molto tempo, con fatturati in caduta libera e costi rimasti pressoché invariati. Le disposizioni sul contenimento della pandemia, rendono difficoltosa la ripresa dei rapporti sociali e la circolazione delle persone, e le aziende ne soffrono le conseguenze.

Ogni settore hai suoi problemi: per le imprese del settore turistico, che si interseca spesso con il retail del food&beverage, soprattutto nelle grandi città a vocazione turistica, la situazione è drammatica. La crisi ha indotto il 20% delle aziende a non riaprire affatto, e un altro 42% sconta cadute di fatturato superiori al 70% rispetto al periodo ante Covid 19. L’intera filiera, dalle compagnie aeree fino ai venditori ambulanti di chincaglierie e ricordi di viaggio, è stata colpita duramente e non si sa se e quando si potrà tornare a livelli economici  precedenti la crisi pandemica.

Le aziende di produzione scontano problemi sia nella filiera dell’indotto che per l’assorbimento dei prodotti, dato che la crisi ha colpito in tutto il mondo e la domanda di beni e servizi è calata dappertutto. La conseguenza principale è sull’occupazione e quindi sul livello di reddito delle famiglie, oltre che sul livello di indebitamento delle imprese che già era alto e che per molte diventerà intollerabile. La Presidente della BCE Christine Lagarde ha lanciato l’allarme dicendo che le famiglie europee sono a serio rischio di default. In Italia la situazione è peggiore, il paese veniva già da anni di crisi e di contrazioni della domanda dovute alle continue restrizioni sul reddito e questa crisi rischia di dare un colpo mortale e definitivo sia alle PMI che costituiscono l’ossatura produttiva del nostro paese, sia alle famiglie che saranno costrette a ridimensionare drasticamente modelli di vita ormai acquisiti e che si troveranno in molte di fronte allo spettro della sopravvivenza.

Non a caso con il Partito 10 Volte Meglio avevamo avvertito sin dal mese di marzo scorso, l’esigenza imprescindibile di garantire alle aziende e alle famiglie la liquidità necessaria per poter superare con poche conseguenze la fase di chiusura delle attività mettendo in campo una somma intorno a 300/350 miliardi di euro, e il Governo ha parimenti avvertito la stessa necessità, non riuscendo però a tradurla in provvedimento concreti di adeguato livello. Il Governo si è impegnato in una lunga e defatigante trattativa con la Comunità Europea per ottenere una liquidità sufficiente e i tempi molto ristretti, ma in realtà questa lunga trattativa non ha portato a risultati concreti. Il MES, la Cassa Integrazione Europea, i finanziamenti BEI e da ultimo il Recovery Fund si sono rivelati del tutto insufficienti oltre ad essere comunque legati a verifiche e controlli certamente dall’esito negativo, stante il fatto che le somme messe a disposizione non sono affatto sufficienti per sostenere riforme strutturali adeguate.

L’unico provvedimento concreto, a parte qualche spicciolo per i buoni spesa e una Cassa Integrazione che sconta tuttora enormi difficoltà ad assicurare somme adeguate ai lavoratori che ne hanno diritto, è stato di mettere a disposizione la garanzia di Stato per i prestiti da parte del sistema bancario alle imprese, anche qui, però, con molte incertezze, ritardi ed equivoci, stante il fatto che le Banche hanno fatto comunque la normale istruttoria quando in realtà avrebbero dovuto erogare il prestito indipendentemente dal merito creditizio, visto che tale prestito va a compensare i danni derivanti dal lock down e non dipende dai demeriti  passati con il sistema finanziario dell’imprenditore o del professionista. Insomma, troppa burocrazia, troppe incertezze, troppa ipocrisia e populismo,  troppa accondiscendenza con il sistema finanziario, pochissimi soldi, molte promesse ma poche mantenute. I servizi di sicurezza stanno avvertendo già da qualche settimana con insistenza su crescenti tensioni sociali e sul pericolo della loro esplosione. Di qui la preoccupazione del Presidente Mattarella e delle forze politiche di trovare una soluzione laddove la rabbia popolare cominciasse ad esplodere, e la soluzione pensata è di sostituire il capo del governo  mettendo al suo posto qualche altra figura che rassicuri la gente per qualche mese, e nel frattempo qualche cosa succederà.

Il Governo, tramontata la possibilità di far concreto ricorso alla Comunità Europea se non per gli interventi della BCE per tenere basso lo spread, sta cercando di trovare liquidità altrove attraverso l’unico strumento che conosce, ovvero l’emissione di titoli del debito pubblico, di cui una parte sarà tesa a raccogliere il risparmio delle famiglie che ce l’hanno garantendo una buona redditività. Anche le vendite sul mercato dei BTP stanno incontrando il favore degli investitori con richieste che sono multipli dei titoli emessi, per ragioni che ho esposto in un recente post. Ma in realtà, grazie all’iniziativa del Ministro Patuanelli, un altro strumento importante per generare liquidità immediata è stato messo a disposizione delle aziende del settore dell’edilizia, ovvero il  super bonus del 110% per i lavori di ristrutturazione degli edifici tesi a migliorare le prestazioni energetiche. Di fatto, si tratta del preludio a una moneta fiscale, perché il beneficiario può cedere questo credito nei confronti dell’Erario all’impresa che effettua i lavori, che a sua volta, può cederlo a una banca o a un intermediario finanziario che mette a disposizione la liquidità per l’impresa.

Colao, il supermanager chiamato da Conte per fare proposte di rilancio del paese, è andato un pochino oltre, ed ha proposto la compensazione senza vincoli di crediti e debiti fiscali e l’istituzione di una piattaforma informatica del MEF dove scambiare questi debiti e crediti. La piattaforma dovrebbe essere una sorta di sportello dove poter cambiare il proprio credito fiscale, a qualunque titolo conseguito, con liquidità messa a disposizione dagli operatori finanziari e, forse, dallo Stato stesso. In questo modo, tutti i crediti fiscali, a qualunque titolo sorti, possono essere liquidizzati immediatamente, ma possono anche essere usati per compensare debiti e quindi per fare fronte a costi dovuti allo Stato. Quindi, con l’intermediazione di un operatore finanziario, con il credito fiscale possiamo pagare qualunque spesa, e il passo per farlo senza l’intermediario finanziario è oggettivamente breve.

Questa è la grande opportunità per il Governo Conte. La gente ha bisogno di soldi subito, e i contributi promessi possono essere distribuiti con crediti fiscali che siano accettabili da tutti e non solo da soggetti precisamente individuati (come le imprese edili o gli intermediari finanziari). Non ci vuole molto, è sufficiente costruire la piattaforma e permettere l’apertura di conti dedicati, che possono essere conti titoli, tramite i quali poter pagare qualsiasi cosa come con una normale carta di credito. Lo Stato dovrebbe emettere titoli pari agli interventi promessi che non è in grado di realizzare per mancanza di liquidità. La situazione si calmerebbe subito, la popolazione ritroverebbe fiducia nel Governo e nelle istituzioni e forse il paese potrebbe ripartire con relativa serenità. Soprattutto le tensioni sociali paventate si allenterebbero e il Governo sono sarebbe più messo sotto assedio.

Si dice che Conte abbia già costituito un suo partito con cui si presenterebbe alle elezioni quando ci saranno. La cosa è stata smentita da Palazzo Chigi, ma non poteva essere altrimenti. Si tratta di capire che cosa vuole fare Conte. L’uomo non è un politico, e sembra animato dal sincero intento di dare una mano al suo paese senza farsi condizionare troppo dai potentati che lo dilaniano. Se il suo obiettivo è di farsi il partitino che possa ottenere un buon consenso, tale da consentirgli di rimanere nelle segrete stanze, visto che è accreditato di un buon seguito e il suo partito di una percentuale tra il 10 e il 15%, insomma, se vuole fare il poltronaro, allora non c’è niente di nuovo e sarà l’ennesima delusione per gli italiani, come Monti, Renzi, Letta e tanti altri. Ma se vuole fare la storia, se ha la statura per farlo, allora questo è il momento e la contingenza giusta.

L’occasione è straordinaria, perché consente di iniziare un percorso di riforma radicale del sistema finanziario che nel mondo tutti dicono essere necessaria ma che nessuno ha il coraggio di avviare in concreto. Il passo successivo è di avvalersi del tasso negativo per ridurre il peso del debito pubblico. Come  Partito 10 Volte Meglio, abbiamo ripetutamente avanzato questa proposta, che oggi, con decine di migliaia di miliardi di obbligazioni a tasso negativo nel mondo, sembra quasi normale, mentre fino a un anno fa, forse due, sembrava una pura follia. Abbiamo espresso perplessità sullo strumento Certificati di Credito Fiscale, promossi da Stefano Sylos Labini con tanta passione e indubbia intelligenza, per una serie di ragioni che non starò qui ad esporre di nuovo, ma che principalmente sono legate al fatto che lo strumento non è adatto a cambiare volto al sistema poiché non è a tasso negativo ed è legato a un prelievo fiscale che deve essere ridotto, mentre la tentazione sarà quella di aumentare la pressione fiscale se la risposta della crescita non sarà tale da assicurare l’assorbimento dei CCF con la futura fiscalità. Inoltre, i CCF non consentono di realizzare il RdC universale che è essenziale per dare fiato corposo alla domanda e sostanza alla giustizia sociale.

Tuttavia, in questa situazione, i CCF possono essere utilissimi per rovesciare l’andamento della situazione e comunque il Governo ha già intrapreso alcuni passi in questa direzione, pur senza rendersene conto appieno. Duecento miliardi di CCF con scadenza a due o tre anni, dovrebbero essere sufficienti per far ripartire la nostra economia senza dover chiedere il permesso a nessuno. Ma va fatto subito e con decisione. E all’Europa si deve chiedere di acquistare i nostri BTP (finalmente!) a tasso zero o a tasso negativo, come fanno con i Titoli tedeschi, austriaci e olandesi. E poi si comincia a ragionare di riforme strutturali.

L’Italia è perfettamente in grado di cavarsela da sola, le risorse inespresse e sottoutilizzate nel nostro paese, sono enormi, ed hanno bisogno solo di una piccola spinta per poter emergere. Allo stesso tempo, il Governo potrebbe trarre da una manovra del genere, ampi consensi tali da consentirgli non solo di durare fino alla fine della legislatura senza che nessuno si permetta più di metterlo in discussione, ma di assicurare al “Partito del Presidente” comunque sia composto, una netta maggioranza, se la manovra sarà stata vincente come si prevede, e come i precedenti storici hanno dimostrato. Ci vuole un po’ di coraggio da parte di Conte, e di forza per vincere le resistenze che inevitabilmente incontrerà nella maggioranza. Difficile, ma possibile. Altrimenti a ottobre, massimo novembre sarà il diluvio e la sua sorte sarà segnata,così anche come la nostra.

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