In ricordo di Angelo Quattrocchi, l’ultimo grande anarchico

La rivista “Buduàr” ha dedicato uno spazio a Angelo Quattrocchi, scomparso prematuramente undici anni fa, fondatore e anima pulsante della Malatempora anzi, come dice Paola Biribanti che ha redatto lo splendido articolo su di lui, la casa editrice Malatempora in carne ed ossa. Angelo era anarchico, probabilmente l’ultimo vero anarchico del secolo scorso per il quale la sovversione era il pane quotidiano. Aveva un coraggio da leone, ha fatto il ’68 a Parigi dove la rivoluzione l’hanno fatta davvero, nel ’73 stava a Wounded Knee quando gli indiani occuparono il luogo simbolo delle stragi compiute dai bianchi, e non fu un’occupazione simbolica, visto che il luogo fu circondato da FBI, Cia e Guardia Nazionale e ci furono diversi morti. Lui fu l’unico bianco ammesso tra i ribelli, perché tutti gli riconoscevano le sue indubbie capacità di narrazione e di adesione alle battaglie importanti per la libertà del secolo scorso. Tutti, tranne che i sedicenti anarchici italiani e la sedicente sinistra dei sepolcri imbiancati, come Angelo usava chiamarli, ipocriti e falsi, che su di lui hanno steso un velo di ferreo silenzio, forse per malafede o perché banalmente si vergognano di essere dei miserabili e pidocchiosi nani al cospetto di un gigante.

Per me Angelo è stato un fratello ma soprattutto un maestro. Nel 1999, l’amico e poeta Antonio Veneziani mi mise in contatto con lui, e Angelo lesse il mio primo libro, che praticamente tutte le case editrici allora conosciute avevano rifiutato, con molto interesse e attenzione,  nonostante il contenuto più spirituale che altro. Ma lui aveva la capacità di cogliere concetti e immagini che altri non riuscivano a vedere. Mi disse che buona parte del libro era troppo lontana dallo standard della Malatempora, ma che la parte economica era molto interessante e che l’avrebbe pubblicata volentieri se ne avessi fatto un estratto scorporandolo dalla parte più strettamente spirituale. Che, a suo avviso, poteva tranquillamente rimanere purché tra le righe, per quel pubblico in grado di coglierla dipanando il percorso delle idee esposte nel libro. Nacque così “Un Milione al Mese a tutti: Subito!” che fu pubblicato a novembre 1999. Angelo non solo mi fece da Editore, ma soprattutto da editor e da maestro. Gli mandavo i capitoli e lui tagliava, ricuciva, asciugava, sintetizzava la mia esposizione spesso ridondante e ampollosa. Insomma, mi ha insegnato a scrivere in modo asciutto e intenso, proprio come era lui. Ma al lettore più attento non sfuggirà comunque, il contenuto spirituale dei miei libri che Angelo mi insegnò abilmente a dissimulare dietro racconti di fatti e di proposte. Adorava I Promessi Sposi di Manzoni, ma anche il Signore degli Anelli di Tolkien,  se la prendeva con quella sedicente sinistra critica che aveva frettolosamente classificato Tolkien nella letteratura di “destra” e quindi reazionaria e da stroncare. Diceva che non avevano capito niente ed aveva perfettamente ragione. E d’altra parte, e invece di imparare da un gigante come lui, lo tengono ancora nascosto, è perché non hanno capito ancora niente.

Paola Biribanti, nel 2003 al termine di un corso per redattore editoriale, fu mandata a fare uno stage presso la Malatempora. Il suo ricordo è meraviglioso, lei riesce a cogliere in pieno l’essenza della personalità di Angelo e della sua attività editoriale  politica. Il link alla rivista “Buduàr” che ha avviato questa bella iniziativa è il seguente:

https://www.buduar.it/buduar67/

E queste sono le quattro pagine dell’articolo di Paola Biribanti, alla quale non si può che dire “grazie!”

 

 

 

 

 

 

 

 

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