Pasqua 2021

Nel giorno di Pasqua i cristiani si salutano congratulandosi l'un l'altro e dicendo "Cristo è risorto!", saluto che non fa solo riferimento all'evento che caratterizza il cristianesimo (il sacrificio, l'ultimo sacrificio umano, e la resurrezione della carne), ma soprattutto vuole essere di buon auspicio per il futuro anno, da vivere nella luce della parola di verità di Cristo. Tuttavia, permettetemi di dubitare che Cristo sia davvero risorto quest'anno, così come era rimasto nel Santo Sepolcro per tutto l'anno passato rifiutandosi di uscire a vedere le follie del genere umano che dovrebbe essere composto da suoi compagni, dopo la sua resurrezione. Durante la seconda guerra mondiale, nel Natale del 1943, Federico Tosti, straordinario poeta romanesco, scrisse una poesia dedicata alla nascita di Gesù di cui ricordo i due versi finali: dopo aver visto quello che stava succedendo sulla terra, tra missili, bombe, ammazzamenti e sofferenze inaudite, Gesù: 

“e pe’ fa’ prima prese l’ascensore / e se chiuse tremanno in paradiso!”

Beh non stiamo con le bombe che cadono, ma le sofferenze rispetto a come potremmo stare, sono ancora inaudite e la guerra continua a imperversare sulla terra. Una guerra economica senza precedenti, con un virus che ancora si sospetta essere di origine artificiale, che tiene prigioniero mezzo mondo e ha causato una distruzione di ricchezza paragonabile a quella della seconda guerra mondiale. Se Cristo risorgesse, dovrebbe mettersi la mascherina e rispettare il lock down, altrimenti verrebbe arrestato. Altro che liberazione dell’umanità dalla schiavitù (che, se qualcuno ancora non l’ha capito, significa liberazione dell’umanità dal potere: sono in molti a non averlo ancora capito), una simile massa di schiavi, compatta nel proprio servaggio verso le potenti lobbies che dominano il mondo, raramente si è vista così numerosa e rassegnata. Nell’antichità le rivolte degli schiavi erano frequenti, dolorose e generalmente soffocate nel sangue e nello sterminio dei rivoltosi. D’altra parte per molti di essi la vita non valeva nulla se non era vissuta in libertà. Oggi questa sembra un’espressione priva di valore, il senso della libertà è svanito e nessuno è disposto a mettere a repentaglio la propria vita e nemmeno i propri beni per assicurarsi la libertà. Ci illudiamo di essere liberi e Cristo non risorgerà, perché la sua resurrezione, per una massa di schiavi, comporta solo il pranzo a base d’agnello e l’uovo al cioccolato con la colomba, e Cristo di rifiuta di parteciparvi.

So già che qualche bello spirito insorgerà, dicendo “ma noi siamo liberi!” ma l’umanità ha vissuto tanta autonomia e libertà di scelta e abbondanza di beni. In parte ciò è vero: l’umanità non ha mai avuto tanta abbondanza (non per tutti, però), e comunque non ci sono mai stati per quanto ne sappiamo, sulla terra tanti umani come in questo secolo. Ma la libertà è un’altra cosa. Il declino delle facoltà mentali nel mondo occidentale, negli ultimi trent’anni è un dato statistico e la coscienza (di sé stessi, del proprio ruolo nella società, della società stessa) è frutto della cultura e dell’intelligenza. Siamo profondamente più ottusi di coloro che ci hanno preceduto, e siamo pure felici di esserlo perché questo ci sgrava da ogni responsabilità. C’è qualcuno che ci pensa per noi, basta che ci fa vivere tranquillamente e in pace. Purtroppo non è così, la guerra è tornata anche se sotto altre spoglie, decisamente più subdole, ma forse ancora più feroci della guerra combattuta con le armi in pugno. Siamo ridotti a una massa di “ιδιώτης” che pensano solo a sé stessi, alla miseria del proprio egoismo, all’avidità di prendersi qualche insignificante vantaggio sul vicino. Monadi monotematiche, come avvertiva sessant’anni fa Herbert Marcuse, uomini a una dimensione, e pure la più miserabile. Sono pessimista? forse, ma questa frantumazione del tessuto sociale, della vita quotidiana, dei rapporti umani, degli ideali comuni, non può indurre ottimismo per il presente né, tanto meno, per il futuro. Come in un negozio di cristalleria dopo un terremoto devastante, ovunque il guardo io giro, vedo l’etica a brandelli, l’estetica a pezzi, la cultura reietta, la rettitudine piegata.

L’ultimo esempio, quel bel tomo dell’ufficiale di Marina che vendeva segreti militari ai russi perché “tengo famiglia” e con 3.000 euro al mese non ce la faceva, poverino, a mantenerla. Quando qui c’è gente che la famiglia la deve far campare con 1.500 euro al mese e fa i salti mortali perché i soldi non glieli dà lo Stato, ma un’azienda privata che sta in crisi e probabilmente l’ha messo in Cassa integrazione a zero ore in attesa di tempi migliori. E che si giustifica dicendo ché sì erano segreti e segretissimi, ma in fondo niente che non fosse già noto su internet il che, se ci pensate, è pure peggio: una volta lo spione era tale per ragioni politiche o ideologiche, magari anche per denaro, ma che diamine!, a un certo livello. Ora, lo spione cerca pure di truffare i suoi mandanti, rifilandogli come segretissime notizie che si trovano gratis su internet. Se fosse vero, sarebbe pure peggio della vendita tout court di segreti militari, abbiamo ufficiali che ricoprono incarichi importanti, che organizzano truffe ai danni di potenze straniere per fregargli un po’ di soldi rifilandogli patacche travestite da segreti militari. Sul piano etico, a qualsiasi livello, sia di etica pubblica, che di comportamenti sociali e personali, comunque la giri e la volti, è un’aberrazione disgustosa. Perché comunque il tradimento è innegabile, ma a questo si aggiunge una motivazione ancora più risibile e aberrante sul piano etico e sociale. E la constatazione sconvolgente che se se uno è disposto a vendere notizie riservate per 5.000 euro, vuol dire che per lui il segreto di stato ha questo risibile valore. E che probabilmente ci sono molti che come lui farebbero la stessa cosa. E che potrebbero fare se gli si offrisse – che so – qualche decina o qualche centinaio se non qualche milione di euro? E’ il segno dei tempi. No, Cristo non risorgerà, anche quest’anno se ne resterà nel santo Sepolcro, ovunque questo sia. Buona Pasqua.

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