La prevedibile caduta del M5S

La scomparsa del M5S dalla scena politica in questa tornata elettorale era prevedibile e tutto sommato, auspicabile. Per la semplice ragione che il "Movimento" aveva tradito da tempo il progetto originario e i risultati della sua partecipazione alla vita politica locale e nazionale sono stati disastrosamente mediocri. Qual era il progetto originario? L'idea del M5S degli inizi era di rovesciare la società partendo dal basso e la partecipazione alle istituzioni doveva essere un corollario di questa "rivoluzione" e non certo il fulcro centrale dell'azione. Il presupposto era che le istituzioni non sono realmente riformabili e che la società va cambiata in concreto nell'azione sul territorio, coinvolgendo la gente, ormai totalmente disaffezionata alla "politica", nella costruzione di un nuovo soggetto che ricucisse il tessuto sociale lacerato da corruzione, egoismi, poteri, particolarismi, invidie e burocrazie bizantine. La partecipazione alle istituzioni doveva rappresentare il momento del controllo, per impedire che i poteri forti potessero ostacolare il progetto di rivoluzione che doveva scuotere la società civile. Per questa ragione, in parlamento e nelle istituzioni locali, poteva andare chiunque, perché non avrebbe avuto il compito di condurre lì la rivoluzione, ma solo di fare i "cani da guardia" e impedire altre corruzioni, gestioni del potere, lobbysmi, e inciuci che potessero fermare la rivoluzione da fare nella società. 

E’ andata esattamente al contrario. Il territorio, la società civile, è stata abbandonata a sé stessa e si è ridotta all’espressione del voto telematico di alcune migliaia di persone “elette” da una non meglio precisata appartenenza al movimento che ha inciso sulla società meno di una puntura di spillo. Al contrario, in Parlamento e nelle istituzioni locali, abbiamo visto l’ascesa di personaggi di scarso o nullo spessore culturale, di nessuna idealità, di capacità gestionali scadenti o inesistenti. Il rovesciamento della politica è svanito come nebbia al sole, e ne è venuto fuori una supina adesione alle volontà delle lobbies, soprattutto di quella che domina la politica da almeno un paio di decenni, ovvero la lobby finanziaria. Basta leggere la congerie di provvedimenti legislativi che i deputati 5S hanno fatto passare se non promosso in favore delle lobbies bancarie e finanziarie, alla faccia della Costituzione e dei diritti delle persone, soprattutto dei più deboli. Quell’aborto di Reddito di Cittadinanza, che è un provvedimento assistenzialista ma è stato volutamente chiamato RdC per fare confusione con il RdC Universale che è tutta un’altra cosa, è stato in fondo l’unica legge per cercare di dare una mano alla gente in difficoltà, ma così com’è stato attuato ha spesso favorito la corruzione, i particolarismi, le piccole mafie e certamente non ha niente di rivoluzionario. Non è stato per scelta politica, non credo, ma solo frutto di ignoranza e di incapacità di comprendere quale sia lo scontro reale tra le forze in campo. La maggior parte dei deputati del M5S non ne ha proprio idea. Si potrebbe dire lo stesso anche dei deputati degli altri partiti, ma almeno quelli hanno una direzione che è perfettamente cosciente e che indirizza le proprie azioni in modo coerente. Credo che sia chiaro a tutti, e se non lo è per voi fatevene una ragione, che il Partito Democratico, sia ormai la massima espressione del potere finanziario. O meglio, che sia diventato il ricettacolo preferito dei travet del potere finanziario e quello che ne esprime meglio le esigenze e ne asseconda con maggiore consapevolezza e tempestività i desideri. Basti pensare alla furibonda battaglia che ha condotto sul nome di Savona quando, con il primo governo M5S si è trattato di scegliere il Ministro dell’Economia. Per poi andare a finire al triste Gualtieri, un oscuro travet della finanza che ha ben svolto il compitino di normalizzazione che gli era stato richiesto e che ora viene “premiato” con la candidatura a Sindaco di Roma. Dopo la Raggi andrebbero bene in parecchi, ma il grigiore di Gualtieri temo sia una punizione eccessiva pure per i romani, che di colpe da espiare ne hanno parecchie. Un Togliatti, un Berlinguer un Occhetto a questi servi sciocchi e ciechi del potere finanziario li prenderebbero a calci nel sedere da qui all’eternità e credo che prima o poi verranno davvero a farlo. E’ troppo disgustoso questo modo di tradire gli ideali e l’origine della propria appartenenza politica che, ormai, di politico nel senso di legato alla polis e fatto nel suo interesse, non ha più nulla. Alla “sinistra” del Partito democratico, sopravvive una specie di sinistra nella quale si continua a fare liturgia di vecchie e stantie, oltre che del tutto obsolete, parole d’ordine del peggiore veteromarxismo. E se Marx si rivoltava nella tomba negli anni settanta e ottanta a sentire certe corbellerie dette in suo nome da una eletta schiera di sepolcri imbiancati convinti di possedere la verità rivoluzionaria delle sue parole (che per lo più non aveva mai detto, ma tanto nessuno o quasi lo aveva letto), credo che adesso si stia scompisciando dalle risate a vedere questi inutili residui di brandelli di ideologie che non riescono nemmeno essi stessi più a comprendere avendone perduto del tutto il senso originario, fare finta di avere ancora un ruolo e un senso politico. Almeno nel Partito Democratico la supina adesione ai dettami del potere finanziario un minimo di ritorno, in termini di potere e di capacità di incidere nella società, lo garantisce. In questa associazione di rottami del pensiero, cui ormai si è ridotta la sinistra, la questione viene bellamente ignorata, il potere finanziario non esiste per la banale ragione che i “marxisti” a suo tempo, hanno scritto che la finanza è un banale corollario dell’economia e che la critica e la lotta va incentrata sulla produzione e non sui suoi corollari. Davvero geniale, una capra alla ricerca del sale sul cucuzzolo di un montarozzo riuscirebbe a vedere meglio la realtà di questi ciechi e sordi.

Queste brevi ma sentite note critiche nei confronti della sedicente “sinistra”, non devono far pensare che la sedicente e variegata destra italiana sia esente da critiche anche peggiori. Una destra dominata dall’opportunismo, per cui le azioni politiche sono dettate prevalentemente dalle necessità del momento contando sul fatto che la gente di questo paese ha la memoria corta e non ricorda quello che è stato detto ieri. Una destra ancora frequentata con un certa insistenza da squallidissimi personaggi con il fez e il saluto a braccio teso, altra categoria di rottami della storia frutto di un’ignoranza e di una semplificazione degna della stupidità più ottusa. Messi lì apposta a fare queste idiotissime pantomime con l’obiettivo di scatenare finte polemiche sul fascismo e antifascismo che coprono i problemi reali e il potere reale. E con i gestori veri del potere che se la ridono di gusto a vedere quanto possano essere stupide le persone che vanno appresso a queste idiozie e quando possano essere servi i giornali e i media che gli danno ampio risalto. Una destra nel suo complesso in cui ancora domina una follia come il razzismo, l’antisemitismo, il classismo, il corporativismo, ovvero tutte quelle forme di inclusione di pochi ed esclusione di molti che nascono dalle gilde medievali e lì sono rimaste.

In questo desolante quadro politico, l’unica speranza poteva essere il progetto originario del M5S che però, è morto subito. Il progetto poteva essere uno solo: uscire dalla società del capitale finanziario e costruire una nuova società civile fondata su valori economici improntati alla solidarietà e alla liberazione delle forze produttive. E questo progetto si può costruire solo partendo dal basso, ovvero dalla stessa società civile che ne è destinataria. Le lobbies di potere hanno fiutato il pericolo e hanno blandito il M5S facendogli credere che avrebbero potuto cambiare la società gestendo il potere dall’alto. La mancanza di cultura, di idealità e di esperienza ha fatto in modo che nessuno si accorgesse di come la gestione del potere sia meramente illusoria, poiché il potere reale sta altrove, nelle mani di coloro che gestiscono le leve dell’economia e della finanza. E coì ci siamo ritrovati un Salvini Ministro degli Interni e vice premier insieme a Di Maio che è diventato pure Ministro degli Esteri, Tria all’economia, Toninelli ai trasporti, e poi Bonafede alla Giustizia, Gualtieri all’economia, la Azzolina all’Istruzione e Speranza alla Salute e non aggiungo altro se no mi viene mal di stomaco. Ci sono da rimpiangere i tempi in cui Beppe Grillo se ne andava in giro per l’Italia a fare i suoi spettacoli, dove si rideva di gusto perché in quello è bravo. Questi sono talmente piatti che non fanno ridere, e nemmeno piangere. Hanno però contribuito in maniera sostanziale alla caduta irreversibile del livello culturale del nostro paese, al dilagare dell’ignoranza, dell’egoismo, della corruzione e della stupidità. Rispetto a vent’anni fa, quando ancora c’era un movimento che a Genova ha avuto la sua ultima grande espressione (anche se del tutto velleitaria, ma viva Don Chisciotte!), che ora è impensabile e impraticabile.

E come disse Lenin al termine del suo intervento al V Congresso del POSDR nel 1905, “Dixi et animam meam servavi” (Citando la chiosa di Marx alla critica del programma di Gotha e parafrasando l’espressione della liturgia della confessione “dixi et animam meam salvavi” che ha tutto un altro sapore ma in fondo, lo stesso significato).

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