Intervista virtuale al computer di Alan Turing

Ho scritto questo dialogo nel 1997, quando ho pubblicato la mia Guida a Internet. In questo sito che è stato aperto alcuni anni dopo la trovate nella versione originale (mancano alcune note), come intermezzo della Guida. Ora che è uscito il film sulla vita di Alan Turing e, coincidenza curiosa, Umberto Eco ha esposto una strana tesi sugli effetti di internet, sostenendo che esso dà voce a tutti gli imbecilli, quando allora sosteneva che internet poteva essere fonte di una nuova discriminazione tra le classi, ovvero tra chi la la possibilità dell’accesso e chi non ce l’ha, ho deciso di ripubblicarla da sola. Ovviamente c’è anche una battuta su Umberto Eco, grande scrittore ma su certi argomenti farebbe bene a pensarci su due volte. Era un altro mondo, Prodi presidente del Consiglio, Veltroni il suo vice, l’Italia si accingeva ad entrare nell’euro tra grandi speranze (della maggioranza) e molte perplessità di qualche economista un po’ avveduto, ma il clima era decisamente di positiva attesa per il nuovo millennio. Ed eccoci qui…

Continua a leggere

A proposito degli eventi del primo maggio, riflessioni su giustizia, verità e movimento.

ipocrisia dei media Quattordici anni fa ho scritto queste riflessioni sulla giustizia, sulla verità e sul movimento. Era il 2001 ed avevo ancora nel naso l’odore acre dei lacrimogeni generosamente lanciati sulla scogliera di Genova, dove ci eravamo rifugiati, e in bocca il sapore amaro della  decisione di lasciare l’attività di avvocato. Avevo la sensazione di entrare in un mondo inesplorato, difficile da capire, difficile anche orientarsi.  Qualche tempo dopo, inserii questo brano nel libro “Un’altra moneta”, poiché mi sembrava doveroso invitare a riflettere sul tema del potere e delle sue ancelle, appunto la “Verità” e la “Giustizia”. Ma stavo mettendo in discussione i capisaldi stessi della società in cui viviamo, quei capisaldi ai quali tutti, ipocritamente, chi più chi meno, chi scientemente ipocrita, chi senza rendersene conto, fanno riferimento quando parlano della loro società ideale. Appunto, una società ideale, ovvero figlia di ideologie che dovremmo eliminare definitivamente dal nostro orizzonte. Stavo anche rovesciando le basi stesse della cultura sulla quale mi ero formato che mette la ricerca della verità ed il perseguimento della giustizia sul punto più alto della sua etica. Ma era necessario farlo.

Come spesso succede, quando si scrivono cose che appaiono enormi, su questo brano è calato un imbarazzato silenzio. So che in molti mi attaccheranno, soprattutto perché non lo capiranno. La verità e la giustizia sono gli obiettivi di tutte le azioni politiche, sociali, individuali, collettive. Nel libro che sto scrivendo sull’economia dell’abbondanza ne parlerò in modo più approfondito. Ora mi sembra il caso di riproporlo così come l’ho scritto, per provare a rilanciare la discussione a margine delle riflessioni, spesso superficiali e ipocrite che ho letto sugli eventi del primo maggio.

Continua a leggere

Il mistero dei tassi negativi, le paure dei capitalisti e la Faz

andamento-tassi-bce-fedI tassi di interesse sotto zero, nonostante sia iniziato il QE della BCE stanno creando non pochi problemi agli economisti. È una situazione del tutto nuova e si sta entrando in un campo inesplorato pieno di insidie e trabocchetti. Alessandro Plateroti, sul Sole 24 Ore, riassume così lo stato d’animo degli economisti  degli operatori finanziari: “Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.” E se qualche bello spirito, come Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese, si spinge fino a paragonare questa situazione alla rarefazione dell’argento nel 1400, con la grave crisi che ne derivò per effetto della rarefazione della moneta (dimostrando per inciso di aver capito ben poco della situazione attuale, Martin Wolf sul Financial Times, (ripreso dal Sole 24 Ore) arriva a preconizzare l’era della grande stagnazione e che il capitalismo non riprenderà mai più a brillare dopo questa crisi.

Continua a leggere

FAZ – il libro

faz-CopertinaxwebPer capire i fondamenti teorici e lo sviluppo pratico del progetto Faz e contribuire a diffonderlo compra il libro in formato cartaceo direttamente sul sito. Costo € 14,90 + spese di spedizione per € 3,50. Il pagamento si effettua su paypal cliccando qui.  Oppure acquistalo in formato elettronico dal sito della Golena a € 5,99 cliccando qui. Il libro è anche gratuitamente sul sito in formato PDF, ma se volete sostenere il progetto acquistatelo! Una sintesi del progetto Faz e un elenco dei documenti pubblicati li trovate sul sito del Cespea. Per contribuire e partecipare al progetto Faz cliccate qui.

Sull’inutile pericolosità dell’idea di proprietà popolare della moneta. Note a margine del concetto di scarsità del capitale

cropped-cropped-cropped-faz1551.pngUn tormentone che ci perseguita da tempo è l’idea della proprietà popolare della moneta. Su questo argomento ho già scritto diverse note critiche, soprattutto riflettendo sul pensiero di Auriti, ma credo che sia necessario affrontare la questione in modo diretto così da farsi capire per bene.

Dunque, io propugno la proprietà popolare del metro!  Al momento della misurazione il metro deve essere di proprietà del popolo, affinché le misure siano egualmente distribuite. Basta con l’uso pressoché esclusivo di geometri e ingegneri e pure dei fisici che hanno ridotto il metro a dimensioni infinitesimali e se ne sono appropriati ab origine. Basta con la dittatura del Bureau International des Poids et Mesures, assaltiamo il Pavillon de Breteuil di Sèvres e liberiamo il metro dalla schiavitù degli oligarchi che se ne sono impadroniti! Il metro deve essere di tutti, così che finalmente si possa ottenere la giustizia sociale!

Continua a leggere

Potere, monete, crisi, le alternative all’euro, i Ccf, i G-euro e la Faz

Copertina del n° 4/2012 della Rivista Antarés

Copertina del n° 4/2012 della Rivista Antarés

La situazione della Grecia è arrivata probabilmente ad un punto di non ritorno e ormai anche i mercati scommettono sul Grexit. Ne ho scritto tre anni fa sulla crisi della Grecia ed alla fine i nodi sono arrivati al pettine. Certo che se fossero usciti tre anni fa dall’euro la situazione sarebbe stata completamente diversa, ma certi calici, evidentemente, devono essere bevuti fino in fondo. L’ottusità dei liberal al governo dell’Europa Unita impedisce di trovare alternative ad una situazione che per il paese ellenico è oggettivamente insostenibile dal punto di vista sociale e politico. D’altra parte se il paese ha dato fiducia a Syriza su un programma di rilancio dell’economia e di allentamento della austerity era chiaro che difficilmente si sarebbe potuto proseguire sulla stessa strada di prima. Chiaro a tutti tranne che agli gnomi della ex Troika che con disastrosa coerenza stanno portando la Grecia verso l’uscita dall’euro  con tutte le conseguenze che questo comporta. Restarci sarebbe a questo punto persino peggio, quindi meglio mettesi l’elmetto e provare altre strade. Una di queste strade è l’emissione immediata di una moneta alternativa che potrebbe fungere da moneta interna e favorire una ripresa dei consumi ed il rilancio dell’economia e che potrebbe procrastinare l’uscita dall’euro o quanto meno ritardarne la decisione. Perché una cosa è uscire dall’euro senza il becco di un quattrino in cassa, altra è uscirne con una struttura finanziaria alternativa che quanto meno comincia già a funzionare. La proposta di Ccf per la Grecia, ma anche per l’Italia, è una proposta sensata. Continua a leggere

FAZ Project – Financial Autonomous Zone A Post-Scarcity Economic Model

fazIntroduction

In light of, and as a remedy to, the notorious, deep, and chronic damages (wage slavery, unemployment, de-industrialization, social injustice, misery, obscenely unequal wealth distribution, spiritual retrogression, etc.) inflicted to society by the present system of money management, we have devised what we believe is an alternative, and wholesome, model of wealth creation and distribution, whose performance hinges on a very particular conception and treatment of the means of payment.

In this last regard, the idea is to devise a monetary medium, whose nature and life-cycle is radically different from the traditional one —different, that is, from what is known as “loan-money,” which is put into circulation through banking debt.

Continua a leggere

Raccolta fondi per la Faz

fazHo aperto una pagina sul sito di crowdfunding Kapipal. Questo  è l’indirizzo, e invito tutti coloro che vogliono provare ad avviare il progetto a dargli la massima visibilità.

I fondi servono per il sito, il programma di gestione dei conti, la realizzazione delle carte di credito, la pubblicità, la costituzione dell’associazione e del consorzio di imprese che sono i due soggetti della Faz, il Centro Studi, eccetera. Pubblicherò in un altro post i documenti che abbiamo elaborato per avviare il progetto e per coinvolgere cittadini e imprese. Ho deciso che si può benissimo partire anche dal web: se aspettiamo qualche ente territoriale, pubblico o privato non partiremo mai, mentre è essenziale farlo subito. Coraggio, la via sembra lunga e difficile, ma forse è tutto molto più semplice di quanto non pensiamo. La pagina è in inglese perché l’intenzione è di avviare un progetto sul web in diversi paesi non solo in Italia. La presentazione del progetto in Italiano è qui di seguito. Chi vuole partecipare alla costruzione del centro studi è benvenuto. Questo è il sito del CESPEA: http://www.cespea.it/#

F.A.Z. Zona Finanziaria Autonoma

La FAZ, FINANCIAL AUTONOMOUS ZONE, ovvero Zona Finanziaria Autonoma, è un sistema economico alternativo fondato sull’abbondanza anzichè sulla scarsità. L’obiettivo della FAZ è quello di creare comunità tra soggetti che condividono valori, rapporti economici, sociali e attività produttive, dotandoli di uno strumento legale riconducibile ad una “moneta complementare”. La FAZ è una proposta concreta per un cambiamento economico strutturale e sostenibile attraverso un innovativo modello di aggregazione socio-produttiva, basato sulla partecipazione, che facilita allo stesso tempo la creazione di ricchezza e la sua redistribuzione sociale garantendo il sostegno, la protezione e lo sviluppo dell’economia locale, la salvaguardia delle fasce economicamente più deboli della popolazione locale e l’aumento dell’erogazione di servizi di pubblica utilità, senza generare debito.

In sostanza, aderendo alla FAZ, imprese, associazioni, istituzioni ed individui avranno la possibilità di gestire i propri rapporti economici e sociali utilizzando i peculiari strumenti che la stessa metterà a loro disposizione:

  • una moneta virtuale da usare all’interno della FAZ
  • prestiti senza interesse
  • reddito di cittadinanza distribuito periodicamente e in misura uguale a tutti i partecipanti in funzione della ricchezza prodotta all’interno della FAZ stessa.

Che cosa è la FAZ

Economia della post-scarsità. Per facilitare il cambiamento della nostra società è necessario cambiare l’economia, fondandola sull’abbondanza anzichè sulla scarsità. Secondo Richard Stallman (GNU Manifesto, 1985) e Cory Doctorow (Down and out in the magic Kingdom, 2003) un “economia della post-scarsità” è un sistema di gestione e allocazione di risorse sempre sufficienti a soddisfare le necessità percepite dagli individui, laddove invece l’economia cosi come la conosciamo, ovvero l’”economia della scarsità”,  è un sistema in cui vi è una efficiente allocazione di risorse per definizione scarse, ovvero sempre inferiori alle necessità percepite dagli individui.

Risorse abbondanti. Secondo Frank Tipler (Fisica dell’immortalità, 1988), le risorse sono illimitate – quindi abbondanti ma, ovviamente, non infinite – sul piano fisico, nel senso che sono sempre sufficienti per ciascuna unità vivente nel tempo della sua vita. Esempio concreto di abbondanza illimitata e pur tuttavia finita è l’energia solare: l’umanità riceve dal sole 3,850,000 exajoule di energia ogni anno, mentre il consumo energetico totale è inferiore ai 440 exajoule (Wikipedia). Il fatto che quest’abbondanza non sia ancora accessibile dimostra che il problema delle risorse è  una questione non oggettiva bensì prospettica che deve essere posta su piano culturale e non su un piano di mero conteggio di esse, data una determinata capacità di utilizzo. Questa, infatti, dipende dalle conoscenze scientifiche, che hanno una capacità di crescita almeno pari alla crescita dell’espansione della vita nell’universo.

La dimostrazione fornita da Frank Tipler si basa sulle considerazioni di Friedrik Von Hayek (Scritti scelti, 1972) secondo cui il capitale di una impresa è dato dai flussi di reddito generati dall’organizzazione aziendale. Il capitale societario non è una sommatoria di beni dotati di un proprio valore intrinseco ed è la scelta di alcune forme di utilizzo delle risorse esistenti a determinare i flussi di reddito che vengono effettivamente generati. Le opportunità di reddito generate dall’utilizzo del patrimonio complessivo dell’azienda sono funzione dei flussi di informazioni gestibili dall’azienda stessa. É possibile, quindi, definire le risorse in termini di opportunità e quindi di flussi di informazioni gestibili da un organismo. Tipler arriva alla conclusione che le risorse nell’universo sono sempre sufficienti, poiché è dimostrabile che la quantità di informazioni gestibili nel tempo di vita dell’organismo è necessariamente minore del totale delle informazioni disponibili, qualunque sia la velocità di gestione di tali informazioni. Che questo organismo sia una vita elementare, una società, una galassia o l’intero universo non muta la natura del fenomeno.

Ricchezza come informazione. Se le risorse non sono infinite ma abbondanti ed il loro utilizzo è connesso alla conoscenza, va ridefinito il concetto di ricchezza. La ricchezza di una comunità è data dalla capacità di organizzare i flussi di informazione che generano opportunità di reddito e questa capacità di organizzazione dipende dalla creatività e dal livello culturale della società data. Se la ricchezza non è materiale, ne consegue che essa non sia più accumulabile. Viene così meno il carattere essenzialmente reattivo del denaro, aprendo la strada alla nascita di un non-denaro che è flusso prima che stato, dove quindi, come nel caso del dono, ad una maggiore capacità e forza di essere speso non corrisponde necessariamente un impoverimento.

La prima e più rivoluzionaria conseguenza di questo assunto è che non c’è necessità di alcuna accumulazione materiale di capitale. Il capitale necessario per lo sviluppo di una società è dato dall’insieme delle conoscenze di quella società e dalla loro capacità di organizzazione. Senza questo elemento, tutte le materie prime del mondo non servirebbero a nulla e non potrebbero produrre alcunché.

Capitale Sociale. Questo insieme di conoscenze è il Capitale Sociale, il propulsore dello sviluppo e della crescita di una società che deve essere considerato un fattore di produzione insieme agli altri comunemente ritenuti necessari per la produzione, quali le  materie prime, il lavoro, il capitale finanziario. Esso è costituito dalla moltiplicazione dei saperi di tutti i membri della società ed è una funzione reciproca della divisione e della specializzazione del lavoro. Infatti, l’incremento della divisione del lavoro comporta incremento delle conoscenze collettive, ma anche l’incremento di queste comportano un aumento della parcellizzazione del lavoro.

Credito di Esistenza. La remunerazione del Capitale Sociale come fattore di produzione giustifica su un piano teorico l’istituzione di un reddito di base, definito Credito di Esistenza (CDE): tutti i membri di una società hanno diritto a partecipare alla distribuzione del reddito derivante dall’impiego di un fattore di produzione alla cui formazione tutti partecipano, e ciò indipendentemente da ogni misura di partecipazione, poiché il Capitale Sociale non avrebbe alcuna utilità senza il contributo di tutti, senza quelle conoscenze infatti non sarebbe possibile alcuna attività di produzione. Il Credito di Esistenza come redistribuzione dei proventi del Capitale Sociale genera un’idea di eguaglianza sociale che non comporta l’appiattimento delle differenze e del merito individuale, queste differenze non si traducono in diseguaglianze economiche ma tenderanno a porsi sul piano del riconoscimento sociale.

Credito di Finanziamento. E’ noto che per il moltiplicatore di Kahn e Keynes l’investimento di una somma comporta un ritorno in ricchezza che va da due a cinque volte l’investimento effettuato. Il Reddito di Esistenza deve essere commisurato all’entità degli investimenti che vengono effettuati in una società e deve derivare dall’effetto moltiplicatore che ogni investimento determina nella società. Una parte di ogni investimento va a remunerare i fattori di produzione ed il rischio di impresa, ma un’altra parte deve remunerare il Capitale Sociale. Attualmente, invece, questa parte va ad alimentare la rendita finanziaria in una spirale che non può avere fine poiché gli interessi sul capitale monetario tendono sempre a crescere e per essere ripagati devono generare altro debito che va ad incrementare la quota di interessi del capitale complessivo. il Credito di Esistenza non sostituisce il reddito da lavoro ma si affianca ad esso e la sua determinazione deve tendere ad un importo almeno sufficiente alla sussistenza, affinché ognuno possa avere i mezzi ed il tempo necessario per sviluppare il proprio talento e la propria creatività. Solo stimolando la creatività e svincolando, almeno per la parte relativa alle necessità vitali, il reddito dal lavoro, si può ottenere così una crescita del Capitale Sociale.

La creazione del denaro deve essere effettuata sugli investimenti secondo un criterio rigidamente automatico. Questo evita che la gestione del credito possa tradursi in un potere discrezionale che è assolutamente deleterio sia se esso è gestito secondo un criterio politico, sia se è invece detenuto  da tecnici che, attraverso esso, gestiscono un enorme potere. Il Capitale Sociale può essere espresso con un numero che sostanzialmente coincide con la massa monetaria nel suo complesso o con una porzione di essa. Ovviamente questa coincidenza sarà molto più precisa in un ambiente economico che emette moneta sugli investimenti, ma grosso modo anche oggi possiamo dire che in sostanza la massa monetaria non speculativa (vale a dire l’insieme degli strumenti finanziari che svolgono funzione monetaria escludendo parte consistente dei derivati) coincide con il Capitale sociale.

Possiamo determinare, quindi la capacità di credito individuale nella quota di massa monetaria di ciascun membro della società. Quota sulla quale ciascuno può avere credito e deve averlo se lo richiede, definito Credito di Finanziamento (CDF). Questa capacità di credito può essere ceduta ad un terzo esattamente come ora si acquistano le azioni di una società in borsa o al momento della costituzione. Dal punto di vista individuale, quando qualcuno chiede una emissione in forma di moneta a fronte della propria capacità di credito, questa si azzera e si ricostituisce man mano che la persona restituisce il credito ottenuto.

La FAZ quindi a fronte della richiesta di realizzare una attività crea il denaro emettendo una somma per l’investimento, il Credito di Finanziamento, e compatibilmente con i tempi di realizzazione di questa, crea una corrispondente somma da distribuire tra tutti i partecipanti, il Credito di Esistenza.  Questa emissione è pienamente giustificata nell’equazione di Fisher o degli investimenti, poiché ad un incremento delle attività deve corrispondere un incremento della massa monetaria.

Non-Denaro. Nella FAZ il denaro viene emesso in forma di obbligazioni a tasso negativo (TITAN). La moneta circolante è composta da diversi strumenti monetari di cui la cartamoneta è uno. Un altro di questi strumenti è l’obbligazione. La proposta è di emettere obbligazioni a tasso negativo nella valuta esistente in un paese (euro, dollaro, yen, ecc..).

Ciò ha due conseguenze importanti: la prima è che il denaro non crea debito né interessi e la seconda è che esso scompare dal sistema mano a mano che le attività che esso ha contribuito a creare diventano obsolete. Il livello del tasso negativo dipende da una funzione che è descritta dal tasso medio di obsolescenza delle attività create. Il tasso negativo impedisce anche l’accumulazione di capitale finanziario e favorisce la massima velocità di circolazione della moneta. La perdita di valore e cioè di massa monetaria è fondamentale per poter creare moneta non scarsa. Poiché la moneta progressivamente scade ed esce dalla massa monetaria che diminuisce, si può emettere moneta in surplus, di fatto operando un “deficit spending” keynesiano senza creare debito.  L’impossibilità di accumulare il denaro elimina definitivamente il problema della trappola della liquidità che è uno dei problemi alla base della attuale crisi finanziaria e dell’impossibilità di uscirne. Allo stesso tempo, vista nell’ottica dell’equazione di Fisher, il tasso negativo descrive un ambiente economico tendenzialmente deflazionario, poiché la massa monetaria tende a ridursi progressivamente e cresce solo per gli investimenti. Se la creazione di ricchezza è maggiore del fattore due ipotizzato, i prezzi dovrebbero tendere a calare e questo potrebbe giustificare ulteriori emissioni di denaro per il Credito di Esistenza. Questo ambiente rende ragionevole la legge di Say, poiché ogni emissione monetaria per investimento viene accompagnata da un’emissione monetaria per il consumo e quindi ne viene favorita la collocazione.

Mentre le ordinarie obbligazioni a tasso positivo sono un prestito che un emittente effettua per finanziarsi e quindi vengono vendute e vanno rimborsate alla scadenza, le obbligazioni a tasso negativo, poiché alla scadenza hanno valore nullo e quindi l’emittente non deve rimborsare il capitale, possono essere cedute gratuitamente. Rimanendo però moneta circolante a tutti gli effetti.

Nel sistema attuale ci sono state diverse emissioni di obbligazioni a tasso negativo, generalmente prestiti obbligazionari convertibili a data fissa con un warrant negativo in previsione di un forte incremento delle azioni da convertire. Uno di questi prestiti fu emesso tempo fa dal fondo di Warren Buffett e sottoscritto per oltre un miliardo di dollari in poche ore, altra emissione di obbligazioni a tasso negativo fu effettuata nel 2001 dalla Société Génerale in yen sulla previsione di una deflazione in Giappone che avrebbe ridotto i prezzi dei beni in misura maggiore del tasso negativo applicato.

WIR. Negli anni trenta, un gruppo di 16 imprenditori svizzeri, per far fronte alla crisi del 1929, paragonabile all’attuale con il 50% di disoccupazione e una drammatica carenza di liquidità, decisero che avrebbero fatto di testa loro e iniziarono a stampare denaro. Erano in sedici ed era il 1934. Fecero un denaro un po’ particolare che non poteva essere accumulato perché era gravato da un tasso negativo, un demurrage come si dice in termini tecnici, per cui dopo un certo periodo perdeva completamente valore. Lo chiamarono WIR abbreviazione di Wirtschaftsring, che significa “circuito dell’economia” ma in tedesco è anche il pronome personale plurale “noi”. L’associazione prendeva i crediti inesigibili degli associati, che  sono frazioni del capitale sociale, e gli dava in cambio un equivalente in WIR, con cui l’associato poteva effettuare pagamenti solo all’interno del circuito. In pochi mesi gli associati divennero migliaia e l’associazione WIR contribuì non poco alla ripresa ed alla stabilità dell’economia svizzera in quel periodo difficile. L’esperienza è poi proseguita nel dopoguerra, e l’associazione ad un certo punto si è trasformata in banca. Ha dovuto rinunciare al tasso negativo per il diktat della Banca Centrale Svizzera, ma le operazioni vengono tutt’oggi effettuate a tasso zero. Attualmente il circuito WIR conta 65.000 imprese e nel 2011 ha effettuato prestiti per oltre 18 miliardi di franchi.

Il nostro progetto vuole ripercorrere quella strada, eccellente per le piccole e medie imprese, con gli aggiustamenti e le correzioni che ci suggerisce l’esperienza passata e coinvolgendo nel progetto oltre alle imprese anche le persone singole e le pubbliche amministrazioni.

Conclusioni. In conclusione, la FAZ è il sistema più diretto per costruire una società fondata su comportamenti solidali senza richiedere sacrifici e basandosi anzi, sull’interesse egoistico individuale. Rappresenta uno strumento che sostiene la domanda aggregata, con conseguente ripresa dell’economia reale locale, non arreca danni al sistema economico e finanziario in quanto non incide sul debito e favorisce lo sviluppo/evoluzione della rete culturale e sociale. Il non-denaro impedisce in buona misura l’accumulazione del denaro e spinge le persone a spendere i soldi per alimentare la propria capacità di fruizione e quindi la creatività. Alla fine, lo stimolo principale sarà proprio la creatività ed il raggiungimento di obiettivi ambiziosi in questo ambito. Con la stessa logica che anima il mondo dell’open source, le persone saranno portate a collaborare per cercare gloria personale e non un denaro che vale solo come unità di conto. Sarà un processo lungo e doloroso quello di togliere dalla testa della gente la divinità del denaro e la sua funzione salvifica dell’anima. Ma alla fine, il non-denaro ha essenzialmente questa funzione: se il valore non sta più nelle cose ma nelle persone, che senso ha continuare a cercarlo fuori di sé?

Come funziona la FAZ


Costituzione della FAZ
. La FAZ è una struttura all’interno della quale circolano obbligazioni a tasso negativo usate legalmente “come se” fossero moneta, con cui è possibile creare ricchezza, attraverso l’erogazione di finanziamenti, e con cui è possibile redistribuirla, attraverso un reddito di esistenza a tutti i suoi partecipanti.  E’ composta da due soggetti, uno che emette il non-denaro in forma di obbligazioni a tasso negativo ed uno che lo accetta e lo redistribuisce, rispettivamente quale credito di finanziamento e quale credito di esistenza.1. La Società per Azioni della FAZ. La SpA è il soggetto che emette il non-denaro. Può essere di due tipi, promossa da Enti Pubblici (Comuni, Provincie, Regioni, ecc..), attraverso le proprie aziende municipalizzate SpA, con cui possono finanziare nuovi servizi pubblici ed erogare reddito di cittadinanza ai propri cittadini, senza aumentare il proprio debito. Oppure promossa da Aziende Private, attraverso la costituzione di una Società Consortile SpA, con cui possono aumentare i propri affari, finanziare nuove attività ed erogare un dividendo sociale a tutti gli aderenti al consorzio, senza aumentare i propri debiti.2. L’Associazione della FAZ. L’Associazione è il soggetto che accetta e redistribuisce il non-denaro. E’ costituita da individui, aziende ed associazioni. Riceve i finanziamenti, che distribuisce ai soci persone fisiche e giuridiche, e riceve il reddito di cittadinanza, che distribuisce a tutti i soci persone fisiche. Al suo interno vi è il Comitato scientifico che svolge attività di ricerca e sviluppo.

Quindi la FAZ è di due tipi:

La Public FAZ,  costituita da una Società per azioni pubblica (entità di emissione) e dall’Associazione FAZ (entità di accettazione e redistribuzione). I rapporti tra la SpA e l’Associazione sono regolati da un contratto. La Public FAZ viene realizzata dall’Ente Pubblico per mezzo di una SpA pubblica cd. “municipalizzata” già esistente, che stipulerà una convenzione con l’Associazione.

La Private FAZ,  costituita da una Società per azioni privata (entità di emissione), formata da aziende consorziate e dall’Associazione FAZ. I rapporti tra la SpA e l’Associazione sono regolati da un contratto. La Private FAZ viene realizzata dalle Aziende private per mezzo di una Società consortile per azioni – da costituirsi attraverso il conferimento da parte delle aziende consorziate di quote del capitale sociale in forma di crediti inesigibili (purché non formalmente inesigibili) – che stipulerà un contratto con l’Associazione.

Funzionamento della FAZ. Emissione di obbligazioni a tasso negativo. Alle società per azioni è riconosciuta la facoltà di emettere prestiti obbligazionari entro il limite massimo del doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato. La SpA quindi emetterà obbligazioni a tasso negativo: una prima emissione per Credito di Finanziamento verrà sottoscritta dall’Associazione che provvederà ad erogarlo in quote alle aziende associate per finanziare progetti economici da queste proposti, una seconda emissione per Credito di Esistenza verrà sottoscritta dall’Associazione, che provvederà ad erogarlo in quote alle persone fisiche associate come reddito di cittadinanza universale ed incondizionato.

Le obbligazioni verranno emesse per finanziare opere, produzione di beni e servizi, ed il tasso verrà stabilito dagli amministratori della SpA, su proposta del Comitato scientifico dell’Associazione, tenendo conto del livello medio di obsolescenza dei beni e servizi prodotti, di modo che la vita del denaro creato accompagni quella dei beni creati grazie agli investimenti. Successive obbligazioni verranno emesse in misura adeguata alla consistenza della produzione favorita dalle emissioni precedenti, altrimenti prive di giustificazione. Meccanismi automatici sia per l’emissione del denaro sia per la gestione dei conti garantiranno trasparenza, così che nessuno possa avere un potere di decisione rispetto al denaro da creare o agli investimenti da finanziare. L’obiettivo è di evitare la possibilità che nasca alcun potere rispetto alla moneta. A fronte dell’emissione per finanziamento verrà effettuata una emissione per sostenere la domanda, attraverso erogazione di reddito di cittadinanza ai membri della FAZ. La circolazione di non-denaro facilita la nascita e lo sviluppo di un circuito economico in cui i soci possono trovare un mercato per le loro merci, oltre a favorire la ripresa di un benessere generale attraverso l’erogazione del reddito di cittadinanza che stimola la domanda.

Al termine del prestito, qualora si sia scelta la forma delle obbligazioni convertibili, viene distribuita tra i sottoscrittori delle obbligazione un’azione della SpA emittente di un valore pari al tasso di incremento della ricchezza apportato da quell’investimento, distribuzione che si traduce in un incremento della capacità di credito individuale.

Le obbligazioni a tasso negativo possono essere emesse con due modalità: (1) Emissione materializzata. L’emissione delle obbligazioni avviene con queste modalità: in forma cartacea, al portatore, a cedola fissa, alla pari, con tasso del -5% annuale, di durata ventennale. Le obbligazioni cartacee vengono stampate in forma grafica libera, in unità da 1, 5, 10, 50 euro, e riportano sul titolo le indicazioni previste dalla legge. (2) Emissione dematerializzata. L’emissione delle obbligazioni avviene con queste modalità: in forma elettronica, al portatore, a cedola fissa, alla pari, con tasso del -5% annuale, di durata ventennale. Le obbligazioni elettroniche vengono immesse in una custodia titoli elettronica presso una Banca.

Clausole di adesione. I rapporti tra aderenti alla FAZ sono regolati dallo statuto dell’Associazione, dallo statuto della SpA e dal contratto tra Spa e Associazione. In quanto regolati dalla legge è possibile prevedere, in caso di violazione contrattuale, quale l’uscita non concordata di un aderente dalla FAZ o il mancato rispetto delle clausole di adesione, sanzioni anche pecuniarie.

  • accettare, per lo scambio  dei propri beni, servizi e/o attività, di praticare una riduzione del prezzo in euro di almeno il 50% ed accettare per la rimanenza le obbligazioni a tasso negativo; Ovviamente, un’impresa può decidere di destinare una parte della propria produzione alle attività all’interno dell’associazione ed il resto gestirlo in euro come comunemente viene fatto. L’importante è che il prezzo sia ridotto di almeno il 50%, così come le remunerazioni in euro delle attività dei soci saranno ridotte del 50% ed il resto verrà pagato con la nuova moneta a tasso negativo. Questo comporta che l’Associazione diventerà anche occasione di incontro tra offerta e domanda di lavoro a condizioni presumibilmente migliori di quelle attuali.
  • non praticare aumenti di prezzo all’interno della Faz e prezzare i propri prodotti in obbligazioni a tasso negativo;
  • utilizzare per la circolazione delle obbligazioni a tasso negativo il sistema di scambio elettronico gestito dall’Associazione;
  • accettare che le obbligazioni siano gravate da un tasso negativo la cui misura viene stabilita periodicamente dall’assemblea dell’Associazione nell’ambito del range indicato dal comitato scientifico;
  • accettare che la SpA emetta e distribuisca obbligazioni a tasso negativo a titolo di Credito di Esistenza a tutti gli associati secondo i criteri indicati dal Comitato scientifico e che comunque sono commisurati alla ricchezza complessiva della società (il c.d. Capitale Sociale);
  • rispettare le regole generali di funzionamento dell’Associazione e le decisioni dell’assemblea.

Aspetti fiscali. Per gli aspetti fiscali dell’operazione, le emissioni possono essere considerate sconti sul prezzo di listino delle merci e ci sono precedenti in questa direzione con pronunce della Agenzia delle Entrate sulla corretta gestione degli scontrini fiscali e delle fatture. Anche l’accettazione di una obbligazione a tasso negativo, che alla scadenza avrà valore prossimo allo zero, può essere considerata come uno sconto sul prezzo totale, appunto perché si prende in cambio qualcosa che dal punto di vista del capitale ha valore zero o prossimo ad esso. Sotto questo aspetto si può immaginare che l’Associazione sia una struttura in cui viene praticata la solidarietà tra gli associati che applicano sconti consistenti tra di loro.

Costi. I costi per la creazione di una FAZ dipendono dall’ampiezza del circuito e dalla complessità degli scambi che si vogliono implementare. In linea generale comunque i costi di cui tener conto sono:

  • Amministrativi: costituzione della SpA e dell’associazione; costi di stampa per l’emissione cartacea di obbligazioni oppure tenuta di custodie titoli per le emissione elettronica di obbligazioni;
  • Tecnologici: personalizzazione e gestione del programma di tenuta dei conti e realizzazione e manutenzione del sito e del server;
  • Marketing e Comunicazione: redazione e stampa dei materiali di diffusione dell’iniziativa e attività di promozione;
  • Controllo di gestione. Per effettuare il controllo di gestione dovrà essere operativo un centro studi economici che monitora le attività all’interno del circuito ed effettua le analisi e misurazioni necessarie per proporre all’assemblea le decisioni di sua competenza;

Documenti

Questo è l’indice ragionato di tutti i testi sulla F.A.Z., Zona Finanziaria Autonoma che trovate nel blog di Domenico De Simone:

  1. Che cosa è la FAZ (2011). Il testo, che definisce il concetto di FAZ, è la sintesi del Documento sulla FAZ e dei Principi della FAZ.
  2. Un altra moneta (2003). Il testo del libro in cui viene teorizzata in modo estensivo la FAZ.
  3. Le radici teoriche della FAZ (2009). Il testo è l’estratto di una intervista a Domenico De Simone da parte di Ether Chiodelli, una dottoranda della London School of Economics per la sua tesi sulle filosofie economiche eterodosse. È il riassunto più breve e chiaro sull’argomento che è alquanto complesso.
  4. La FAZ per il Municipio Roma XV (2008). Il testo è la proposta commissionata dal Municipio Roma XV per la costruzione di una moneta locale municipale sui principi della FAZ. Il documento spiega come funziona la FAZ e come potrebbe essere realizzata nell’ ambito territoriale di un Municipio del Comune di Roma.
  5. Documento sulla FAZ (2008). Il testo definisce il funzionamento sommario della FAZ.
  6. I principi della FAZ (2003). Il testo contiene l’enumerazione degli elementi fondamentali della FAZ
  7. Le FAQ di Un Altra Moneta (2003). Il testo è suddiviso in tre documenti, la FAQ Breve, la FAQ in forma di dialoghetto e la FAQ sui Titan. Questi sono estratti dal libro “Un’altra moneta” e in ciascuno di essi si cerca di rispondere alle possibili obiezioni del “senso comune”.
  8. La FAQ sulla Zona Autonoma Finanziaria (2003). Il testo è un documento che riporta una serie di obiezioni che vennero effettuate alla FAZ sul sito “Open Economy” agli inizi del 2003. Sono utili per capire che tipi di obiezioni sono realmente state fatte al progetto nella sua fase iniziale. È importante però, ricordare che all’epoca la crisi economica non era niente al confronto di quella di oggi.
  9. Articolo sulla FAZ di risposta a Robert P. Murphy. Il testo su Murphy risponde alle critiche fatte dalla destra ultraliberista della scuola di Mises (di cui Murphy è un illustre esponente) all’idea di Mankiw (Professore di Economia politica ad Harward e già consulente economico di Bush) di introdurre il tasso negativo (anche se temporaneamente e con un giochetto assurdo, ma l’idea è stata pubblicata sul NYT). La politica della Merkel e del governo Monti non è molto distante dalle idee di Murphy, anche se questi vorrebbe l’abolizione totale di ogni forma di intervento dello Stato nell’economia e nella previdenza. La logica, però, è la medesima. Dopo l’uscita dell’articolo di Mankiw sul NYT, sia il che Murphy sui nostri rispettivi siti, lo avevamo criticato ma da posizioni opposte. Dopodiché sia sul mio sito che su quello di Murphy erano partiti i dileggi nei miei confronti e di Mankiw da parte dei nick citati nell’articolo, Gongoro e Claudio, escrescenze italiche della scuola di Mises. Il post è la risposta ai dileggi ed alle critiche.

È una questione di cultura

fazIl relativismo culturale è una buona abitudine delle società occidentali. Nessuno ci autorizza a considerare la nostra cultura superiore alle altre, così come non autorizza nessun altro a considerare la propria cultura superiore alla nostra. Il principale effetto del relativismo culturale, che probabilmente è anche la causa che ne ha generato la nascita e l’evoluzione, è la tolleranza. È stata una strada lunga, dolorosa e costellata di errori e di ripensamenti quella che ha portato le società occidentali sulla via della tolleranza e del rifiuto di ogni forma di razzismo e di integralismo culturale, a partire da quello religioso, ma insomma, sembra che siamo avviati su una buona strada. L’ultimo tentativo storico di integralismo culturale di massa in occidente è stato il nazismo e gli orrori che ha comportato questa ideologia hanno spinto decisamente verso la nascita e lo sviluppo del relativismo culturale. Greenwood, nel 1977 definisce il relativismo culturale come  “la comprensione di un’altra cultura alle sue condizioni in modo abbastanza simpatetico da farla apparire come progetto di vita coerente e significativo”. Fino all’inizio del novecento, le culture prive di letteratura erano considerate ad un livello inferiore nella scala dell’evoluzione, poi si cominciato a pensare che ogni cultura avesse un carattere universale e che dovesse essere rispettata e compresa per questo. Continua a leggere

Sul Reddito di Cittadinanza, un nuovo patto sociale e la Faz

cropped-cropped-cropped-faz1551.pngC’è una grande confusione sotto il cielo a proposito del Reddito di Cittadinanza. Secondo Confucio sarebbe un indice molto positivo, poiché più confusione c’è e più si parla dell’argomento e questo entra nella coscienza della gente. Bisogna essere molto ottimisti, e continuare a fare chiarezza. L’argomento è decisivo, soprattutto in un momento come questo nel quale in tutto il mondo i rumori della guerra sovrastano le voci della ragione.  È comprensibile, il sistema economico non riesce a risolvere nessun problema e nelle società emergono tensioni sempre più forti verso la rottura del patto sociale. La guerra è la risposta tradizionale alle tensioni, brucia le energie, genera nuovi guadagni, toglie di mezzo coloro che vogliono cambiare il sistema, semplifica la lotta sociale. Tuttavia dobbiamo provare ad immaginare e realizzare un mondo diverso, soprattutto ora che queste idee, anche nella confusione generale, hanno cominciato a camminare nelle coscienze con grande velocità.

Continua a leggere

Le Idi di Marzo e la vera storia di Cesare e di Bruto il banchiere usuraio

 Oggi è il 15 marzo 2015, e 2059 anni fa, a Roma, ci fu un assassinio politico di cui si è parlato molto, che è stato rappresentato e riproposto mille volte ma del quale le vere cause sono sempre rimaste nell’ombra. Mi riferisco, com’è evidente, all’assassinio di Caio Giulio Cesare, avvenuto appunto alle Idi di Marzo del 44 a.c.

 Sulle ragioni di questo delitto ho scritto un articolo cinque anni fa per Blogosfere, poi l’ho pubblicato anche sul mio blog e ora voglio riproporlo di nuovo per intero e così tutti gli anni per ricordare quel tragico evento che le vicende di questi giorni rendono tragicamente attuale. Ci hanno sempre fatto credere che i congiurati fossero ferventi repubblicani che volevano uccidere il tiranno Cesare per riportare la libertà e la democrazia a Roma. Questa storia non mi ha mai convinto, e così qualche anno fa sono andato ad indagare su un terreno che, ancora oggi, è alquanto scottante, i rapporti tra politica ed economia ed ho trovato alcune cose interessanti che ci fanno leggere quella vicenda in una luce affatto diversa. Per la verità, più che di economia qui dobbiamo parlare di finanza, e più precisamente di usura. Sostengo nell’articolo,  che Bruto uccise Cesare per questioni di denaro e non per il suo presunto amore per la Repubblica né per l’anelito alla libertà di tutti. Semmai, si parla di anelito alla propria libertà, ed esattamente alla libertà di investire dove volesse e strangolare i propri debitori con interessi usurari, e non pagare nemmeno una tassa sui propri guadagni. Se questa è la libertà, allora possiamo dire che Bruto anelava davvero alla libertà. Di fare il suo comodo. La questione è molto importante ancorché si sia verificata più di duemila anni fa. Sia perché la storia è il fondamento dell’etica sociale, sia perché nei nostri giorni, in misura e con forme diverse, stiamo rivivendo la stessa lotta di allora tra il potere della finanza e degli strozzini, e gli interessi del popolo. E il meccanismo è sempre lo stesso, il nemico dei banchieri e degli usurai viene dipinto come un tiranno sanguinario che deve essere abbattuto in nome della libertà.

Ma andiamo con ordine e torniamo al mio articolo che si intitolava allora ” La verosimile storia del banchiere Bruto che uccise Cesare per i soldi e non per la libertà“. Ho fatto alcune correzioni ed aggiunte, soprattutto ai link delle fonti che non erano più raggiungibili e che vale sempre la pena consultare.

Quella che voglio raccontare è la vera storia di colui che viene presentato come il difensore delle libertà democratiche e repubblicane di Roma, Bruto, il capo riconosciuto dei congiurati che uccisero Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a. c.

Cassio Longino volle coinvolgerlo e nominarlo capo dei congiurati per via della sua lontana discendenza con quel Lucio Giunio Bruto che nel 509 aveva scacciato Tarquinio il Superbo. Cassio Longino era deluso da Cesare, che gli aveva preferito il fidato Antonio nel consolato e l’aveva relegato a fare il pretore insieme a Bruto. Servio Sulpicio Galba, prozio dell’imperatore, altro congiurato, era stato trombato alle elezioni nonostante fosse candidato dei cesariani, ed era  animato da invidia e rancore. Gli altri, da Decimo Bruto a Gaio Trebonio erano tutti esponenti della classe dominante romana che vedeva nella politica popolare e populista di Cesare un attacco mortale al proprio potere. Insomma, la storia che la congiura fosse stata dettata da un rigurgito di spirito repubblicano repentinamente sollevatosi dall’intellighenzia romana dopo sessant’anni di guerre civili, durante i quali le istituzioni repubblicane erano via via diventate sempre più inconsistenti, non mi è mai andata giù. Mi è sempre sembrata più che altro una bella scusa per giustificare l’assassinio di un uomo politico che godeva di grande favore presso il popolo romano che, dopo la sua morte reclamò a gran voce la punizione dei colpevoli fino ad ottenerla.

E allora andiamo a vedere meglio che cosa fosse successo e perché Cesare era tanto inviso agli ottimati. E scopriamo una divertente sorpresa, perché anche qui la storia non ce l’hanno raccontata giusta.

Marco Giunio Bruto faceva il banchiere. Anzi per la verità faceva proprio lo strozzino, visto che chiedeva interessi che definire usurai è un eufemismo.

Gaio Giulio Cesare era notoriamente un avversario irriducibile degli strozzini romani. Che comunque l’hanno finanziato sia per le campagne elettorali che per le guerre, ma che dopo la conquista del potere, furono duramente colpiti nei propri interessi da Cesare.

Sull’avversione di Cesare nei confronti degli strozzini abbiamo numerose testimonianze: la più divertente ce la riferisce Svetonio. Durante i trionfi per le vittorie conseguite in giro per il mondo (Cesare ne fece quattro consecutivi da agosto a settembre, e furono giornate di gran festa per il popolo romano) I soldati delle Legioni avevano licenza di dire tutto quello che volevano dei propri comandanti. E così i soldati di Cesare cantavano tra gli altri, un distico che recitava così: urbani, seruate uxores: moechum caluom adducimus. aurum in Gallia effutuisti, hic sumpsisti mutuum (Cittadini sorvegliate le vostre donne! Vi portiamo lo zozzone calvo che ha sperperato con le donne in Gallia i soldi che ha preso a prestito dai romani) [Svetoni Tranquilii Vita Divi Iuli, 51] . Distico che avrebbe suscitato l’invidia di Berlusconi che, in quanto a donne, non si ritiene secondo a nessuno. Tuttavia Berlusconi si è poi rifatto con il lodo Alfano, che prevede un’immunità più ampia della Lex Memmia che Cesare fece applicare a sé stesso prima di partire per la Gallia e che impediva di mettere sotto processo il politico che fosse impegnato in campagne militari all’estero (cioè lui) per tutto il periodo di servizio.

Pare che al momento della partenza per la Gallia, egli fosse inseguito da una torma di strozzini che volevano portarlo in Tribunale per farsi restituire il credito. Sembrava infatti, che con il Primo Triunvirato Cesare avrebbe avuto l’assegnazione dell’Oriente, che invece fu preso da Crasso (che poi ci trovò la morte ad attenderlo). Invece, a Cesare toccò la pericolosissima Gallia, dalla quale solo quarant’anni prima provenivano i Cimbri e i Teutoni che solo un grande Mario riuscì a sterminare. Oltretutto in Gallia, oltre a popolazioni bellicose e temibilissime, non c’erano nemmeno grandi ricchezze, e così certi finanziamenti erano diventati ad altissimo rischio e gli strozzini volevano farseli restituire prima che Cesare partisse. Non ricordo più chi racconta che Cesare decise di far partire la lettiga con i Littori e la scorta vuota, per evitare di essere toccato dai suoi creditori e costretto ad andare davanti al giudice (la citazione in giudizio funzionava così), e dovette partire di nascosto pare travestito da donna e da Ostia.

Comunque sia, una volta conquistato il potere assoluto,  Cesare mette mano alla riforma in senso democratico dello Stato per venire incontro alle esigenze dei populares che l’avevano sempre sostenuto. Promulgò una serie di leggi che per gli strozzini romani furono una vera iattura. A partire dalla lex Iulia de bonis cedendis , con la quale stabilì non solo l’istituto della cessione dei beni ai creditori per liberarsi dei debiti (istituto che è ancora la base del diritto fallimentare) ma soprattutto che, nel calcolare l’ammontare del credito, i beni ceduti fossero valutati al prezzo che avevano prima della guerra civile (e quindi molto di più), e con la Lex Julia de pecuniis mutuis stabilì che le somme pagate a titolo di interessi, andassero invece a scomputare il capitale (e così molti strozzini si videro costretti a restituire i beni presi alle loro vittime) abolendo al contempo il pagamento degli interessi.

Altra legge contro i ricchi fu la Lex Julia de mercedibus habitationum annuis [la pagina linkata richiama erroneamente la de pecuniis mutuis, ma le frasi citate da Dione Cassio e Svetonio sono invece riferite a questa legge], che stabiliva il prezzo massimo degli affitti in città (Eh sì, proprio l’equo canone!) che durante la guerra civile erano saliti molto per l’afflusso di profughi a Roma. A Roma non più di 2.000 sesterzi, in Italia non più di 500 sesterzi. Insomma un disastro per gli immobiliaristi!

E che dire, poi, della legge Lex Iulia de modo credendi possidendique intra Italiam , che obbligava i ricchi a possedere almeno il 60% del proprio capitale in Italia, legge che non prevedeva alcun condono per il rientro dei capitali dall’estero.

Forse la goccia che fece traboccare il vaso della scarsa pazienza dei ricchi ottimati, fu però la  riforma della Lex frumentaria , che risaliva ai Gracchi e prevedeva la distribuzione ai cittadini indigenti di una quantità di frumento ed altre utilità alimentari sufficienti per farli vivere. Ovviamente, molti ricchi avevano fatto iscrivere nelle liste dei beneficiari i loro clientes, cui tradizionalmente avrebbero dovuto provvedere con le proprie sostanze. Insomma, niente di diverso dalle pensioni di invalidità generosamente erogate agli amici ed elettori di certi nostri politici.

L’elenco dei beneficiari della legge era divenuto enorme grazie a Clodio e all’appoggio degli ottimati. Al momento della riforma erano iscritti oltre 350.000 cittadini che Cesare ridusse a poco più della metà, costringendo molti ricchi a riprendersi in carico i propri protetti.

Insomma, i ricchi e gli usurai non erano certo contenti della politica di Cesare nei loro confronti. Soprattutto non poteva esserlo  Bruto, il quale come dicevo, faceva il banchiere. La cosa ci viene raccontata da Marco Tullio Cicerone il quale in una lettera a Attico, la XIX , riferisce che Bruto era il vero proprietario della somma di di trentatré Talenti d’oro (una cifra enorme) prestata alla città di Salamina. Dice che Bruto gli aveva presentato l’operazione come effettuata da suoi amici, tali Scaptius e Matinius, che erano invece i suoi agenti in Grecia.

Bruto nell’anno 53 era stato nominato Questore in Grecia dal suocero Appio Claudio Pulcro, uno dei maggiori esponenti del partito pompeiano e suocero del maggiore dei figli di Pompeo. Appio Claudio era stato nominato da Pompeo proconsole in Cilicia, nella cui giurisdizione ricadeva anche la Grecia. Bruto si mise a fare il suo mestiere prestando soldi ad Ariobazane re di Cappadocia, ed alla città di Salamina vessata con il tasso vergognoso del 48% all’anno che le squadracce della cavalleria di Appio Claudio andava a riscuotere seminando il terrore nell’isola, provocando persino la morte per fame di cinque senatori durante l’assedio di un villaggio per riscuotere i crediti usurai di Bruto. Al suo ritorno a Roma, Appio Claudio fu messo sotto accusa per peculato e lesa maestà, per la corruzione e le ingiustizie che avevano caratterizzato il suo malgoverno.

Insomma, questo preclaro esempio di cittadino repubblicano, rispettoso dei bisogni del popolo e della democrazia, che mandava le squadracce a riscuotere i crediti, peggio di quanto non facciano la mafia e la camorra con i loro vessati, suscitò il disgusto persino di Cicerone che definì vergognoso il prestito alla città di Salamina.  A lui sembrava eccessivo anche un interesse del 12% annuo, figuriamoci quattro volte tanto. Bruto pretendeva da Cicerone, che era succeduto a Appio Claudio nella carica di Proconsole della Cilicia, che costui mandasse le squadracce di cavalleria a convincere i riottosi debitori della città Greca ad onorare il pagamento del debito, che era assolutamente insostenibile per la città. Cicerone non ci pensa minimamente a sporcarsi con simili manovre, e liquida i due agenti di Bruto con generiche rassicurazioni.

Tuttavia comprendiamo per quale ragione Bruto, nonostante la madre Servilia Cepione fosse stata l’amante preferita di Cesare che aveva deciso di adottarlo anche per questo (ma soprattutto per i soldi), nutrisse tanto odio nei confronti del suo patrigno. Per uno che faceva il banchiere all’estero e a quei tassi di interesse, le leggi di Cesare comportavano un drastico ridimensionamento economico e quindi politico. E questo per le ambizioni di Bruto era assolutamente intollerabile.

L’assassinio di Cesare, realisticamente, non nasce quindi da un disperato tentativo di ripristinare le istituzioni repubblicane, travolte dagli eventi e dalla storia, ma come spesso è accaduto, per la tutela degli interessi di una lobby di plutocrati, oligarchi ed usurai duramente colpita da riforme popolari. Già, ma non si può mica raccontare che i banchieri uccidono per il loro potere, pensate a Lincoln, ai due Kennedy. E allora la storiella della difesa della libertà e delle istituzioni repubblicane, e un banchiere assassino diventa l’ultimo baluardo della libertà.

Le falsificazioni della storia, però, prima o poi vengono sempre alla luce. E questa storia che usurai, oligarchi e banchieri potessero giustificare il loro assassinio raccontando la favola di essere difensori delle libertà di tutti è sempre meno credibile e smentita dai documenti esistenti. Che provano che la loro fu solo una difesa dei privilegi della loro casta, duramente colpita dalle riforme di Giulio Cesare. Ora che i nipotini di quegli usurai, oligarchi e banchieri cercano di apparire come i difensori della democrazia nel mondo, la rilettura di questa storia e delle vere ragioni dell’assassinio di un grande uomo come Giulio Cesare è divenuta importantissima, poiché ci consente di capire quali reali motivazioni li spingano verso la guerra. E come al solito si tratta delle difesa dei loro interessi, e non della democrazia.

Domenico De Simone

 Oggi è il 15 marzo 2014, e 2058 anni fa, a Roma, ci fu un assassinio politico di cui si è parlato molto, che è stato rappresentato e riproposto mille volte ma del quale le vere cause sono sempre rimaste nell’ombra. Mi riferisco, com’è evidente, all’assassinio di Caio Giulio Cesare, avvenuto appunto alle Idi di Marzo del 44 a.c.

 Sulle ragioni di questo delitto ho scritto un articolo cinque anni fa per Blogosfere, poi l’ho pubblicato anche sul mio blog e ora voglio riproporlo di nuovo per intero. Ci hanno sempre fatto credere che i congiurati fossero ferventi repubblicani che volevano uccidere il tiranno Cesare per riportare la libertà e la democrazia a Roma. Questa storia non mi ha mai convinto, e così qualche anno fa sono andato ad indagare su un terreno che, ancora oggi, è alquanto scottante, i rapporti tra politica ed economia ed ho trovato alcune…

View original post 1.789 altre parole

In memoria di Giordano Bruno contro i fondamentalismi del pensiero unico

Giordano_Bruno_Campo_dei_Fiori_cropped Oggi ricorre il 415° anniversario della morte di Giordano Bruno che fu bruciato in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600. Giordano Bruno era un pensatore originale e libero. Immaginava un universo comporto da infiniti mondi e questo era inconcepibile per la Chiesa di allora. Infatti, se davvero fossero esistiti infiniti mondi abitati, la rivelazione per questi come potrebbe avvenire? E la parusia, ovvero la seconda venuta del Cristo, sarebbe dovuta avvenire per tutti i mondi o comunque solo per la terra? E negli altri mondi come si potrebbe diffondere la voce ed il pensiero della Chiesa? Queste domande erano senza risposta, soprattutto se pensate in un ambito di potere. La Chiesa di Roma aveva il primato su tutte le altre chiese e quindi non poteva permettere che questo primato venisse messo in discussione, come peraltro stava avvenendo nel nord Europa e come era già avvenuto a oriente. Il pensiero di Bruno, per questo solo fatto fu ritenuto assolutamente eretico e contrario alle scritture e quindi da condannare senza appello.  La Chiesa aveva soppiantato il sistema di potere dell’Impero e ne rappresentava la continuazione. I Papi nominavano e facevano decadere gli imperatori e controllavano la popolazione con l’esclusivo possesso della cultura. Questa cultura doveva essere conforme alle esigenze ed all’insegnamento della Chiesa, pena la scomunica e la bollatura di eresia.  Per questa ragione Giordano Bruno fu bruciato sul rogo e con lui le sue opere.
Oggi, viviamo una situazione non molto diversa. Sta rinascendo nel mondo la logica del pensiero unico condotto dal fondamentalismo. Che questo fondamentalismo faccia riferimento all’islamismo, al liberalismo capitalista, al cristianesimo o ad altre ideologie non ha molta importanza. L’effetto è la rinascita delle intolleranze, verso il diverso, la pluralità, la discussione, la cultura.
Gli uomini continuano ad essere bruciati vivi perché esprimono un’idea diversa. Giorni fa un mio giovane amico algerino in qualche modo giustificava i fatti di Parigi dicendo che la rivista Charlie Hebdo offendeva tutto l’Islam, anche se si diceva contrario alle uccisioni. È questo il brodo culturale che ci porta alla rinascita dei fondamentalismi, l’offesa all’idea, all’immagine, al totem, è un’onta che deve essere lavata nel sangue. Io non ho messo l’avatar “Je suis Charlie” perché non condividevo affatto la linea della rivista. Non sono Charlie, ma difenderò fino alla morte il loro diritto di scrivere quello che vogliono e di discutere sulle loro idee con altre idee ed altri comportamenti. È fuori discussione il loro diritto a vivere ed esprimere i loro pensieri. È fuori discussione il diritto ad avere idee diverse ed esprimerle liberamente e senza paura.
Il capitalismo ha creato una società che, come avvertiva già Marcuse, genera uomini a una dimensione. È un fondamentalismo anch’esso, senza alcun dubbio. Il nostro compito è generare una pluralità infinita di pensieri, di azioni, gli infiniti mondi di Giordano Bruno. Senza alcuna remora né alcun timore di offendere qualcuno. E se qualcuno si sente offeso se ne faccia una ragione e combatta con le armi delle idee, se ne ha. Mai come oggi è importante andare a Campo de’ Fiori a commemorare questo grande filosofo e uomo che è stato Giordano Bruno. Contro tutti i fondamentalismi, il pensiero unico per la pluralità e la libertà di pensiero e di azione.

La vera storia di San Valentino e perché si celebra il 14 febbraio

cupido assassinatoL’anno scorso di questi tempi ho scritto un articolo sulla festa dei Lupercali, che si teneva a Roma dal 13 al 15 febbraio di ogni anno, sin dai tempi di Numa Pompilio che la istituì. In questo articolo parlavo anche della festa di San Valentino e della ragione per cui fu istituita da Papa Gelasio I nel 495 d.c. Le due vicende sono strettamente connesse, poiché Papa Gelasio si preoccupava del fatto che ancora ai suoi tempi si celebrasse a Roma una festa dell’amore pagano, carnale e sostanzialmente libero come era quello celebrato durante i Lupercali. Si trattava di dare una diversa immagine all’amore ed un senso completamente diverso da quello che esso aveva nella società antica. Di qui la riesumazione della storia di San Valentino e del suo improbabile martirio e delle ancora più improbabili storie d’amore che lo accompagnano. Si trattava di leggende sui primi cristiani che la Chiesa di Roma sfornava in quantità dopo la caduta dell’Impero per rafforzare e giustificare il proprio potere.

Continua a leggere

Che succede al prezzo del petrolio?

Molti amici ed estimatori mi hanno chiesto delucidazioni sulla improvvisa caduta verticale del prezzo del petrolio e sulle sue origini. Ringrazio tutti per la fiducia, ma francamente non posso fare molto di più che formulare delle ipotesi, probabilmente vaghe e forse vere solo in parte. Per le previsioni, poi, non ne parliamo nemmeno, osservatori ed analisti potenti ed accreditati e sbagliano regolarmente, nonostante dispongano di mezzi di analisi e di strumenti di calcolo decisamente potenti ed affidabili. Proviamo a ragionare.

La prima idea che viene in mente, e che peraltro è stata sostenuta ed è tuttora sostenuta da diversi osservatori, è che la caduta del prezzo del petrolio è una manovra voluta dagli americani per mettere in ginocchio la Russia e far precipitare il consenso e il potere di Putin e del suo gruppo. A mio avviso, però, questa è un’idea sbagliata, o meglio, in buona parte sbagliata. Intanto la caduta verticale del prezzo del petrolio è certamente riconducibile alla decisione dell’Opec di non tagliare la produzione, seppure in presenza di una domanda mondiale debole  e con prospettive persino di riduzione. L’Opec, com’è noto, è politicamente condotto dall’Arabia Saudita che, dall’alto dei suoi dieci milioni di barili al giorno di produzione ne determina di fatto le scelte. Orbene, i Sauditi hanno deciso di non tagliare la loro produzione, l’Opec si è adeguato e a quanto pare nessuno ha avuto niente da ridire sul punto (e questo sembra alquanto strano: i Sauditi con i loro 900 miliardi di dollari di riserve e con costi di estrazione a 5/6 dollari al barile, possono reggere anche i 10 dollari di prezzo di vendita, ma si pensava che l’Iran o il Venezuela o anche la Nigeria, paesi che hanno programmi di investimenti e di sostegno di servizi che si fondano su un prezzo alto del petrolio, si opponessero strenuamente, e invece tutti  zitti e mosca, con la m minuscola perché le riunioni si tengono a Vienna).

Insomma, la decisione è stata presa dai Sauditi e tutti gli altri paesi non si sono opposti più di tanto. Si dirà che i Sauditi sono alleati degli americani e questo rafforzerebbe la tesi dell’attacco economico alla Russia di Putin, ma questo sembra essere uno specchietto per le allodole e che la realtà sia completamente diversa. È ben vero che i Sauditi saranno stati ben contenti di dare un brutto colpo agli Iraniani, che notoriamente non amano per via delle divergenze sulla leadership nell’area del medio oriente, ma questi, e lo sono tenuto a denti stretti e non hanno fiatato, quando in altre circostanze hanno espresso chiaramente e clamorosamente la loro opposizione a decisioni a loro sgradite. Insomma, questa decisione era sgradita, tuttavia a quanto pare, era necessaria, altrimenti l’Iran non sarebbe stato zitto.

Ma torniamo alla Russia, ed alle ragioni per cui non credo affatto che la caduta del petrolio sia una manovra anti-Putin ordita dagli americani e dai loro alleati. La vendita del petrolio  è molto importante per la Russia e per le sue riserve, ma lo è molto meno di quanto non fosse dopo la caduta dell’URSS, e al tempo della crisi del 1998 che portò all’allontanamento dei Eltsin dalla vita politica ed all’ascesa di Putin nel 1999. Allora, grazie alle politiche di austerity volute dal governo Eltsin e dai suoi economisti liberal, il paese fu costretto a dichiarare default sul debito pubblico, ma oggi le riserve della Banca Centrale Russa sono di circa 500 miliardi di dollari, fatto che mette il paese al riparo da qualsiasi ipotesi di default. Inoltre, il petrolio incide sul Pil russo per l’11,1% ed una caduta del prezzo in dollari non comporta automaticamente una riduzione del Pil, considerando che questo viene calcolato in rubli ed il rublo è stato prontamente svalutato dalla Banca Centrale che ha assecondato le decisioni del mercato. Questo ha scommesso sulla debolezza del rublo per via del fatto che l’apparato burocratico russo è finanziato per il 40% dai proventi della vendita del petrolio. Tuttavia, dal punto di vista interno, la svalutazione del rublo a perfettamente compensato questa perdita: mentre il petrolio perdeva il 50% del suo prezzo, scendendo da 115 dollari a 55, il rublo faceva altrettanto passando da 40 rubli per dollaro a oltre ottanta.  In termini numerici questo non ha creato alcun problema ai dipendenti russi. Certo, per essi sarà impossibile quest’anno andare a passare le vacanze sulle Montagne Rocciose, ma quanti di loro erano in grado di permetterselo prima della caduta del prezzo del petrolio? Pure le vacanze in Europa hanno visto un sostanzioso calo dei turisti russi, ma questo è un problema per i paesi europei non per la Russia, dove certo non mancano strutture turistiche di livello che restano comunque abbordabili per i russi. I russi, inoltre, hanno fatto altre due mosse intelligenti per parare il colpo della caduta del prezzo del petrolio. Hanno comprato e stanno comprando tuttora oro fisico in quantità industriali, per garantirsi un margine di guadagno che compensi, anche se in parte, le perdite sul prezzo del petrolio, ed hanno attivato un accordo con la Cina per scambiare merci, e soprattutto petrolio e gas, ad un prezzo stabilito non più in dollari bensì da un accordo bilaterale di scambio tra il rublo e lo Yuan cinese. Accordi similari sono stati conclusi con gli altri paesi BRICS, e questo comporta l’abbandono di fatto del dollaro come moneta di riferimento per le transazioni commerciali a partire dal petrolio e dal gas.  Insomma, non sembra proprio che tutto questo sia stato atto per attaccare la Russia che, tra l’altro, a parte una debole protesta di Rosneft, che ha accusato i Sauditi di manovrare il prezzo del petrolio per conto terzi (indovina chi?), in realtà né il governo né gli economisti né gli altri produttori hanno detto nulla su questa situazione. Ne hanno preso atto ed hanno adottato le loro contromisure.

E allora? Il problema è meno politico e più economico di quanto non si pensi. E il nome del problema è “fracking”, ovvero quella tecnica che la Shell ha scoperto una decina di anni fa che ha reso possibile l’estrazione di petrolio e gas di scisto, ovvero proveniente dalla frantumazione delle rocce. Negli ultimi anni, grazie agli elevati prezzi del barile di petrolio, gli investimenti americani in questo settore si sono moltiplicati, raggiungendo i duemila miliardi di dollari, dei quali 900 sono esposizioni delle banche americane nei confronti degli investitori. Grazie a questo petrolio gli Usa sono diventati completamente autosufficienti e recentemente Obama ha rimosso il divieto di esportazione del petrolio per le imprese americane che lo producono sul territorio, divieto che era dettato da comprensibili ragioni di ordine strategico e militare. Visto che le riserve di questo petrolio sono nell’ordine delle centinaia di miliardi di barili, pari almeno a quelle del petrolio estratto con metodi tradizionali, le compagnie americane si sono buttate sull’affare attirando grandi capitali.  L’effetto è stato che negli ultimi dieci anni, cento superpetroliere al giorno hanno smesso di dirigersi dai paesi arabi agli Usa, e il principale referente commerciale degli arabi è divenuta la Cina che produce petrolio in quantità decisamente inferiore a quello che consuma. Semmai il lusso si invertirà a breve, e le superpetroliere torneranno a solcare l’oceano per portare il petrolio americano in Europa, anche nell’ambito degli accordi TTIP.  Persino in Italia l’anno scorso il 3,1% delle importazioni di petrolio sono venute dal Canada, che sta sfruttando i numerosi e ricchi giacimenti di sabbie bituminose. Tuttavia le tecniche estrattive sono costose e rendono se il prezzo è superiore ai 70 dollari al barile, altrimenti i costi sono superiori alle entrate.  E proprio questo è il punto fondamentale. Sia da un punto di vista economico, soprattutto per l’Arabia Saudita, che da un punto di vista politico, soprattutto per la Russia, ma per esse valgono entrambe le prospettive, l’indipendenza energetica degli Usa e la prospettiva che questi possano rifornire l’Europa sia di petrolio che di gas, tagliando fuori le forniture russe  e quelle mediorientali, sono assolutamente da combattere. La Russia si troverebbe a perdere il suo principale cliente, l’Europa sia per il petrolio che per il gas, ma soprattutto perderebbe per un tempo indefinito, la possibilità di una collaborazione stretta con le economie europee fondata proprio sulla vendita di energia.  L’Arabia Saudita perderebbe il suo ruolo centrale nelle politiche in medio oriente che è legato soprattutto alle enormi riserve di petrolio nel suo sottosuolo ed alla sua capacità produttiva attuale.

Insomma, se pensiamo che la caduta del prezzo del petrolio e le conseguenti difficoltà per l’industria estrattiva  americana, sono una risposta alla guerra in Ucraina, è possibile che ci abbiamo azzeccato. Se le estrazioni di shale oil & gas vanno in crisi, l’Europa sarà costretta a negoziare il ritiro delle sanzioni con la Russia ed a riprendere i programmi di costruzione degli oleodotti e gasdotti recentemente bloccati dalla guerra, checché ne dica lo zio Sam. Oltretutto c’è all’orizzonte un nuvolone nero di una prossima crisi finanziaria che potrebbe essere innescata proprio dal default dell’industria estrattiva Usa e dalla sua incapacità di fare fronte ai 900 miliardi di investimenti bancari. Già era nell’aria una nuova crisi finanziaria, e una botta così sul mercato dei derivati, considerando che la maggior parte di questi investimenti sono garantiti da collaterali sparsi in tutto il mondo, la potrebbe far precipitare velocemente.

Mettiamola così. Gli arabi hanno fatto balenare agli americani la possibilità di usare l’arma del prezzo del petrolio contro la Russia, e così hanno avuto il loro assenso, e allo stesso tempo, hanno concordato con la Russia di far cadere il prezzo e non tagliare la produzione per fare fuori l’industria da scisto e da sabbie bituminose americana. Gli americani hanno aderito entusiasticamente all’idea di menare schiaffi all’ex amico Putin ma forse ora si rendono conto che non era proprio una bella idea.  Che gli arabi giochino su più tavoli è un dato, hanno sempre fatto così. E pure i Russi sanno giocare a scacchi meglio degli americani, tranne che durante il breve regno della buonanima di Fischer, l’eccezione che conferma la regola.  La cosa divertente è che non possono nemmeno dire niente ai loro alleati e amici arabi, e con il petrolio sotto i cinquanta dollari al barile sono dolori per loro, molto più che per i Russi.

La terza guerra mondiale è cominciata già da un pezzo e questa è una controffensiva che farà molti danni. Speriamo che a qualcuno non saltino i nervi e non metta la mano al grilletto.  A quel punto la guerra finirebbe subito, e per sempre.

Intervista al bosone di Higgs – Dialoghetto a più voci con la scoperta del secolo

INTERVISTA AL BOSONE DI HIGGS

Dialoghetto a più voci con la scoperta del secolo

Personaggi:

  1. Il signor Bosone

  1. La signorina Tartaruga

  2. Il signor Achille

  3. Il signor Gatto

  4. La signorina Briseide

  5. L’intervistatore

*************************************

Intervistatore: Certo che alla Redazione gli vengono proprio idee strane! Ti dicono, adesso che il Bosone di Higgs è stato trovato, un bravo giornalista è certamente in grado di intervistarlo. E già qui qualche dubbio fondato mi viene. E poi, ti mettono in mano un biglietto low cost per Ginevra, un indirizzo, qualche vaga indicazione, e tu devi andare a cercarlo. E vallo a trovare questo signor Bosone! Ah ecco, questo è l’indirizzo….

Continua a leggere