Il miracolo di Worgl (Tirolo 1932-1933)

di Paul Kircher, Human Economy 04/04/2015

Occorre rilevare che il denaro come lo conosciamo oggi, non corrisponde ad una legge naturale, ma è stata creato da persone e pertanto può essere nuovamente riprogettato e modificato in qua­lunque momento attraverso una decisione democratica. Dal momento che ancora una volta ab­biamo raggiunto il punto in cui il sistema monetario è sull’orlo del precipizio, è sensato analizzare dei sistemi monetari alternativi, ed in particolare quelli che già in passato hanno funzionato. Questo include certamente l’idea della moneta deperibile, alla base del piccolo miracolo economico di Wörgl, dovuta al genio dall’economista, purtroppo molto poco conosciuto, Silvio Gesell. Esso riconobbe che il denaro, a differenza di tutti gli altri prodotti, detiene un grande vantaggio: cioè la moneta è l’unico bene che si conserva inalterato, e la cui detenzione non implica costi. Questo com­porta che tutti vogliano accumulare il denaro. Per far sì che il denaro torni a circolare, ideò un si­stema che ne penalizzasse l’accumulo. Un modo per raggiungere ciò po­trebbe essere l’introduzione di un tasso di iInteresse (negativo). Ma se si conosce la vera natura del denaro moderno e come esso è generato, si intende che tutti i soldi nascono come un debito è (questo sarà l’argomento trattato qui e in ulteriori ­pubblicazioni). Se dunque si conosce tra l’altro anche la funzione esponenzialedell’effetto dell’inte­resse composto Mt=C×(1+i/100)t [M=montante; C=capitale; i=tasso di interesse; t=numero pe­riodo/anni] si rende evidente che noi abbiamo a che fare nel vero senso della parola con un sistema altamente esplosivo. CrescitaNaturaleLineareEsponenziale  L’indebitamento totale di un’economia in questa costruzione assurda del sistema monetario deve necessariamente crescere in maniera esponenziale fino a raggiungere un livello inaccettabile. In questo momento, vi è una completa distruzione del valore del denaro, che molto spesso si evidenzia in una iperinflazione. Le conseguenze di ciò non sono di rado impoverimento, rivoluzioni o guerre (vedi il seguente grafico). USDebt-GDP and DeficitGDP Form 1792to2012

Indebitamento degli Stati Uniti dal 1792 – al 2008

Silvio Gesell propone come soluzione la cosiddetta moneta deperibile, ovvero un denaro a circolazione garantita. Il denaro secondo Gesell era legato ad un tasso di interesse negativo; suggerì dun­que l’applicazione di una tassa sulla detenzione del capitale, che ne scoraggiasse il fermo inoperoso: una lieve penalizzazione, sotto forma di bollo (p. es. del 5% del suo valore) da apporre alla moneta a scadenze di tempo programmate (ogni fine del mese). Ciò fece accrescere la velocità di circo­lazione del denaro, la quale a sua volta rimise in moto l’economia. Il denaro a circolazione garantita (o la moneta deperibile) fu introdotto dal sindaco Michael Unter­guggenberger nel comune di Wörgl nel 1932. Il successo di questa iniziativa è degno di nota. Vedi il cortometraggio.

Fonte: La moneta deperibile di Wörgl, estratto dal Video “Der Geist des Geldes”

Quali considerazioni sono ancora importanti nell’ambito della moneta deperibile?

Molti sistemi monetari paralleli e regionali hanno ripreso nel loro approccio il principio dell’interesse negativo, da cui nascono certamente dei vantaggi. Approssimativamente 20 anni fa, noi stessi ab­biamo dato vita in Alto Adige al “primo circuito di scambio di talenti” basato su questo principio. Dall’esperienza storica con la moneta deperibile e con quella delle valute regionali, si può però an­che intendere che alcuni problemi in effetti non siano mai stati risolti per mezzo di “una garanzia di circolazione” e che non siano nemmeno risolvibili in questo modo. Allo stato attuale, i vari sistemi monetari a “garanzia di circolazione” sono ancora discussi, quanto ad esempio Gradido (www.gradido.net) o il Piano B (http://www.wissensmanufaktur.net/). Un denaro a circolazione garantita senza interesse, a differenza dal denaro del sistema attuale, pre­senta il vantaggio che pone fine all’accaparramento del denaro; in altre parole il denaro perde la funzione di conservazione di un valore. Tuttavia rimane sempre ancora un mezzo di scambio. Ma, a nostro avviso, per l’attuale situazione esistono soluzioni e sistemi migliori. Ecco alcune ragioni, per cui rite­niamo, si renda necessario un cambiamento, radicale rispetto al concetto di un denaro inteso come mezzo di scambio universale:

  • Una moneta deperibile (che garantisca una rapida circolazione) causerebbe una accelera­zione dei cicli economici. Attualmente nella maggior parte dei settori economici osserviamo una sovrapproduzione, che frutta soltanto modesti profitti, e ciò per mezzo di:

         a) obsolescenza programmata: le lampadine p. es. sono state ottimizzate per una durata di 1.000 ore;

b) distruzione di prodotti freschi: quotidianamente p.es. a Vienna è distrutta una tale quan­tità di pane e prodotti di pasticceria, con la quale ci si potrebbe alimentare la popolazione di Graz  (il capoluogo della Stiria in Austria). È la seconda città austriaca per abitanti, al censimento 2013 erano 265.778), oppure attraverso

        c) strategie di marketing:  come p. es. la moda.

Le conseguenze sono: la «sana» competizione[1], il consumo delle risorse (fino all’esauri­mento), la distruzione ed il degrado ambientale, la concorrenza e la guerra. Ma veramente vogliamo questo?  La moneta deperibile (un denaro a circolazione garantita) potrebbe risol­vere questi problemi? Noi crediamo di no!

  • Nei prossimi 10 – 20 anni il mondo del lavoro subirà una accelerazione del automazione che rilascerà sempre più persone dal lavoro, ma anche dal reddito da lavoro salariato (riferi­mento all’economista Jeremy Rifkin). Il RdBI (Reddito di Base Incondizionato) proposto come soluzione nei sistemi monetari a «circolazione garantita» o nei sistemi monetari ove il de­naro funga da mezzo di scambio, garantirebbe esclusivamente il minimo vitale, perché le imprese dell’economia reale, sarebbero tentate a stabilizzare i prezzi esattamente al livello di questo valore. Una regolamentazione statale di controllo dei prezzi, corrisponderebbe all’introduzione dell’economia pianificata, il che significherebbe la fine del libero mercato. E chi di noi vorrebbe ciò?
  • Però anche in questo caso la moneta deperibile (o il denaro a circolazione garantita) sarebbe sempre ancora un mezzo di scambio o di baratto. Per mezzo dell’asimmetria informativa nello scambio di merci, un dogma dell’economia (che di norma un partner di scambio di­sponga delle informazioni aggiuntive rispetto all’altro), avrà sempre an­cora luogo una ridi­stribuzione dal semplice cittadino al monopolista intelligente o l’uomo d’affari competente. Il risultato sarebbe, che alla fine avremmo un vincitore e molti perdenti; cioè il risultato di ogni partita a somma zero. (Citazione di Bertolt Brecht: «Un ricco e un povero si guardavano. E il povero disse pallido: “Se io non fossi povero, tu non saresti ricco! Bertolt Brecht„.»)
  • Nei sistemi monetari a circolazione garantita o nei sistemi monetari ove il denaro funga da mezzo di scambio le diverse biografie o condizioni di vita (come p. es. studenti, disabili o pensionati) non possono esser considerate, se non per mezzo di complicati interventi statali ed una sovrastruttura burocratica con specifiche norme, che potrebbero nuovamente invi­tare ad abusi, e che non risulterebbero nemmeno necessarie.

Infomoney – una alternativa reale?

In alternativa al denaro come mezzo di scambio universale, si offrirebbe invece un sistema di com­pensazione che funzioni come un coupon, senza gli aspetti negativi di un mezzo di scambio. In un tal sistema i contratti bilaterali sarebbero sostituiti da accordi personali con l’intera società. Il de­naro non funzionerebbe più come mezzo universale di scambio o come mezzo di conservazione di valore. Il “denaro” (la moneta informativa) sarebbe soltanto una misura di prezzo, un numero senza valore. Si creerebbe semplicemente con la fornitura di un prodotto o di un servizio, e si distrugge­rebbe con il consumo di un prodotto o di un servizio di scarsa disponibilità. Non sarebbe necessario pagare per il consumo di beni e servizi che esistano in abbondanza. Ilproduttore, tuttavia, sarebbe ricom­pensato tramite la creazione di nuovo denaro sul suo conto individuale. Ciò richiederebbe l’abban­dono del dogma economico: “posso spendere nel consumo solo ciò che guadagno in produ­zione”, quindi una scissione della produzione dei beni, dalla distribuzione delle merci. Questa di­visione renderebbe possibile una asimmetria nel prezzo (all’acquisto io non pago lo stesso prezzo, che tu ottieni per la fabbricazione del prodotto) e unaasimmetria di informazioni, così come non sarebbero più necessarie né la concorrenza né le lotte di mercato. Al contrario, sarebbero esplici­tamente in­coraggiati: il trasferimento di conoscenze e competenze, come anche la cooperazione. Sarebbero rimosse le barriere di interazione sociale e sostituite da un potenziale catalizzatore per lo sviluppo di una società umana. Questo sarebbe il sistema suggerito dal Prof. Franz Hörmann.

Per approfondire l’argomento segui il seguente link: http://humaneconomy.it/nuovi-sistemi-finanziari-e-monetari/infomoney/

Bibliografia:

Hermann Benjes: “Chi ha paura di Silvio Gesell? ” (titolo originale: Wer hat Angst vor Silvio Gesell?)

Tobias Plettenberg Bacher: “Nuova moneta Nuovo mondo La crisi economica – cause e vie d’uscita” (titolo originale: Neues Geld Neue Welt Die Wirtschaftskrise – Ursachen und Auswege)

Film: Lo spirito del denaro (titolo originale: Der Geist des Geldes)

Note di fondo: http://www.informationsgeld.info [1] Franz Hörmann, “La moneta informativa” (www.informationsgeld.info): «Per poter dunque pagare gli interessi maturati, la “gente comune” non dotata della facoltà di creare denaro, è obbligata di sottrarre l’entità di questa denaro (per liquidare l’interesse) ad altre persone presenti nel ciclo economico. Appare molto cinico, ma è ciò quello che il nostro sistema politico intende per “sana competizione”.»

La storia dei MEFO

La Germania problema d’Europa

di Stefano Sylos Labini,  – Sbilanciamoci.info, 08/02/2012

 

I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti. Ma i tedeschi, che hanno l’economia con la produttività più elevata d’Europa, dovrebbero ricordarsi di ciò che accadde dopo la prima guerra mondiale e di conseguenza dovrebbero essere più lungimiranti per evitare di ripetere gli stessi errori che loro furono costretti a subire.

Lezioni di storia

Il Trattato di Versailles fu imposto alla Germania con la minaccia dell’occupazione militare e del blocco economico. Il Trattato istituì una commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. John Maynard Keynes criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace. I problemi economici che questi pagamenti comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della Repubblica di Weimar e dell’ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, anche più significativo del tanto celebrato “New Deal” di F.D. Roosevelt. E non furono le industrie d’armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell’edilizia, dell’automobile e della metallurgia. L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall’industria dell’automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).

Nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: “le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.

Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca centrale del Reich. “Il dottor Schacht è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche.

In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”. (1)

Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l’industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell’industria nazionale, evitando così il peso dell’intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Certamente, il protezionismo prima e l’autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e/o per il consumatore tedesco. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d’acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Cambiali garantite dallo Stato per le imprese

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.
In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo. In questo sistema è direttamente la Banca centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno.

Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. Con queste promesse di pagamento gli imprenditori pagano i fornitori. In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank in ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all’incasso massicciamente e rapidamente, l’effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell’inflazione. Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all’incasso; risparmiando così fra l’altro (non piccolo vantaggio) l’aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.

Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione, ma anche attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione. Hjalmar Schacht fu l’inventore del sistema rendendo invisibile l’inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.

In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d’aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non la manodopera. E Schacht sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall’emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.

La disoccupazione riassorbita

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: “nel Terzo Reich, all’origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale); l’investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato”. Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad accrescere il consenso di Adolf Hitler e a permettere alla Germania di lanciare negli anni successivi una massiccia politica di riarmo che portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Scarsa lungimiranza dei vincitori

Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. La Germania dovrebbe tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la prima guerra mondiale a determinare l’esplosione del debito, la sua monetizzazione e l’iperinflazione. Questo generò un sentimento profondo di rivalsa nel popolo tedesco che si manifestò pienamente con il sostegno al nazionalsocialismo dopo la grande depressione. Ma il consolidamento del potere di Adolf Hitler fu reso possibile anche da una spettacolare ripresa economica che in tempi brevi permise di ricostruire le infrastrutture, di rilanciare l’industria civile e quindi di riassorbire l’enorme disoccupazione.

Il miracolo economico fu promosso da Hjalmar Schacht che escogitò un meccanismo monetario non inflazionistico in grado di fornire i capitali all’industria tedesca. Esattamente ciò che, con le dovute differenze, bisognerebbe fare oggi in Europa ma che viene impedito dalla politica egoistica e suicida del governo di destra guidato da Angela Merkel che ha come dogma l’indipendenza della Banca centrale europea dal potere politico e si oppone alla possibilità di lanciare le obbligazioni europee che potrebbero avere la stessa funzione delle obbligazioni MEFO ideate da Schacht. Al riguardo, c’è chi ha obiettato che non si trattò di un diretto finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito pubblico, però, lo Stato e la Banca centrale del Reich ebbero un ruolo determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia.

Italia, quali le strade percorribili?

Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per uscire dalla recessione che ci attanaglia? Se consideriamo il sistema delle obbligazioni MEFO, forse la debolezza che deriva dall’enorme debito pubblico potrebbe diventare un punto di forza. Più precisamente, i titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo dell’economia italiana. La possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta non sembra che sia stato compreso appieno sul piano teorico; sul piano pratico invece sicuramente si era capito visto che con i titoli pubblici si pagavano anche le tangenti! E proprio in questi giorni è apparsa la notizia che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia corrisposto in titoli di Stato per dare fiato alle imprese strozzate dalla stretta creditizia. Un’ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.

Per attuare una strategia di questo tipo sarebbe essenziale la trasformazione del debito estero in debito interno (2). In questo modo si potrebbe stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico (3) e sarebbe possibile sfuggire alla “dittatura dei mercati finanziari” (4). Così i titoli pubblici potrebbero circolare e potrebbero essere usati nel mercato interno come strumenti di pagamento. Se, invece, i titoli pubblici sono detenuti da soggetti esteri, grosse vendite fanno svalutare questi titoli intaccando la possibilità di utilizzarli come strumenti di pagamento sul mercato interno. Inoltre, poiché i titoli sono accumulati all’estero, essi vengono sottratti alla circolazione e di conseguenza perdono la loro funzione monetaria. Allora, si potrebbe pensare di far rientrare una parte consistente dei Bot in Italia (5). “Consistente” significa di entità tale da evitare operazioni speculative da parte delle banche d’affari detentrici dei Bot italiani, che guadagnano non solo sulle pressioni al rialzo sui tassi di interesse sui Bot di nuova emissione, ma, soprattutto, sul valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (Credit Default Swaps) (6). Quindi bisognerebbe costruire di fatto un sistema di compensazione fra imprese facendo funzionare i Bot rientrati come una moneta complementare (7). In sostanza, il problema è quello di costruire una nuova regolazione dei Bot italiani in circolazione tale da farli funzionare come monete complementari (capaci di finanziare l’attività produttiva) e non come riserva di valore. È probabile che un progetto del genere potrebbe essere più efficace se non fosse limitato solo all’Italia ma venisse esteso almeno ai Paesi del bacino mediterraneo, i quali sarebbero in grado di agire come un nuovo sistema innovativo e commerciale.

In conclusione, i titoli pubblici sono un tipo di moneta che può essere usata per fare pagamenti di una certa entità dove non serve il contante. Il loro controvalore monetario si regge sulla fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e uno Stato ricco come l’Italia, che ha un bilancio pubblico sotto controllo, è in grado di assicurare questa fiducia. Un progetto che si ponga l’obiettivo di utilizzare i Bot come strumento di pagamento richiede delle misure per stabilizzare il valore dei titoli di Stato. La stabilizzazione del valore dei titoli comporterebbe diversi benefici in quanto permetterebbe di: allentare la morsa dei mercati finanziari internazionali sulla finanza pubblica del nostro Paese; garantire dei rendimenti sicuri al risparmio delle famiglie; utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare. Per questi motivi dobbiamo studiare le esperienze del passato, quanto oggi viene fatto in altri paesi come il Giappone e le esperienze sulle monete complementari che esistono nel mondo.

NOTE

(1) Keynes, J.M., “Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)”, in Keynes, J.M., “Eutopia”, a cura di Luca Fantacci, et. al. 2011, p. 43-55.
(2) Giuseppe Guarino: “La trappola di Maastricht. Avviso ai governanti”. il manifesto domenica 4 dicembre 2011.
(3) In Giappone, un paese che ha un debito pubblico doppio rispetto all’Italia ma non ha il problema dello spread, è prevista l’emissione di particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione, che sfuggono alle micidiali aste. Per l’Italia è da segnalare la proposta di Claudio Gnesutta sull’emissione di “Buoni eccezionali del Tesoro”, Sbilanciamoci,
(4) Si veda “La crisi degli Stati Uniti e l’esplosione della moneta privata”, saggio di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini per Argomenti Umani
(5) Queste considerazioni sono basate sui preziosi commenti di Stefano Lucarelli, Professore presso l’Università degli Studi di Bergamo.
(6) Su questo punto si veda Andrea Fumagalli: “Prove (conclamate) di dittatura finanziaria”, Uninomade,
(7) Sulle monete complementari si veda “Introduzione alle monete complementari” di Massimo Amato e Luca Fantacci, . Di Luca Fantacci si veda anche: “Rilancio: una nuova Bretton Woods a partire dalla proposta di Keynes ” in Keynes J.M., “Eutopia”, a cura di L. Fantacci, et. al., 2011.

Notizia storica! Emesse obbligazioni a tasso negativo

Per la prima volta il fondo salva stati (efsf) ha emesso titoli di debito a un tasso negativo per le obbligazioni a sei mesi. E’ quanto reso noto dalla Bundesbank che si occupa di queste operazioni. Il fondo ha collocato 1,5 miliardi di euro a sei mesi a un tasso per un rendimento negativo dello 0,0113%.

Il 19 giugno aveva disposto, invece, 1,5 miliardi di euro a sei mesi a un tasso dello 0,1421%, già in calo rispetto all’ultima operazione. Un tasso negativo significa che gli investitori accettano di farsi rimborsare alla scadenza a una somma inferiore rispetto a quella che hanno prestato nel giorno dell’emissione. A spingere gli investitori a proteggere i prorpi investimenti è la crisi della zona euro. Paura che ha già portato a emissioni a tasso negativo in Germania e Francia sugli scambi a breve termine, mentre in Italia e Spagna, paesi considerati ad alto rischio, i tassi restano elevati. Anche il Belgio oggi ha emesso per la prima volta titoli di debito a tassi negativi, collocando 1,53 miliardi di euro a -0,016%. Secondo il governatore della banca centralke di Francia, Christian Noyer, pur essendo un fenomeno positivo per gli emittenti, i tassi negativi sono anche il segno di un mal funzionamento dei mercati.

Fonte: Finanza e Mercati, 17 luglio 2012

 

 

 

Supporta Domenico De Simone!

Dove va l'economia? - Intervista a Domenico de Simone

La crisi c’è e si sente. È arrivato il momento di rendere concreto il progetto e costruire una FAZ. Per farlo, occorre dedicare tempo ed energie, e dovrei dedicare molto meno tempo al lavoro che mi è necessario per vivere. Purtroppo, non posso  permettermelo. Ho pubblicato con Lulu la seconda edizione di Un’altra Moneta con il titolo di Faz, nonché la seconda edizione dell’intervista sull’economia che mi ha fatto Carlo Gambescia, sia in forma cartacea che in e-book. Entrambi i libri sono scaricabili dal sito nella versione elettronica e gratuitamente, ma se acquistate l’edizione cartacea mi aiutate concretamente a vivere e mi permettete di poter ricominciare a scrivere. Vi invito anche a pubblicizzare presso i vostri amici e conoscenti questa pagina e diffondere la vendita dei miei libri.

Grazie, Domenico De Simone

Occupy FAZ!

In queste ore assistiamo ad un fatto incredibile. La teoria della FAZ di Domenico de Simone è nata una decina di anni fa in Italia. Non è mai stata tradotta in inglese eppure…le idee girano! Ebbene il fatto è che al presidio di fronte al WEF in Svizzera il movimento Occupy ha presentato un idea praticamente identica alla FAZ, una moneta a tasso negativo con cui erogare reddito di cittadinanza come risposta alla crisi!!

Questo è l’articolo del freepress Metro, in cui per ora appare la notizia.

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Il debito della Madonna, tavola rotonda organizzata dal Movimento 5 stelle di Milano

Come già annunciato sul blog di Beppe Grillo, a Milano, sabato 19 novembre 2011 alle ore 15:00 presso la sala Gaber della Libreria Feltrinelli della Stazione Centrale, Domenico De Simone interverrà alla tavola rotonda organizzata dal MoVimento 5 Stelle di Milano sull’analisi della crisi e le proposte di alternativa all’attuale sistema.

Esce la traduzione italiana dell’Ordine Economico Naturale di Silvio Gesell

Finalmente è uscito un libro fondamentale per la comprensione della teoria economica di Domenico De Simone: la traduzione in italiano del testo di Silvio Gesell, “L’Ordine Economico Naturale”. Il libro, che reca una prefazione di Domenico De Simone,  è stato tradotto da Silvio Borruso ed è disponibile per l’acquisto solo in formato e-book (pdf) per Arianna Editrice da ottobre 2011.

Crac! Esce il nuovo libro di Domenico De Simone

Esce il mio nuovo libro che  tratta della crisi economica e dei modi per uscirne. Si intitola Crac!, 174 pagg., € 16 ed è edito da Editori Riuniti.

La presentazione del libro è avvenuta il 18 ottobre 2011 a Roma, nella libreria Arion del Palazzo delle Esposizioni. Questa è una video intervista che mi è stata fatta da Albamed dopo la presentazione. Il video della presentazione sarà presto on line.

In base agli accordi con Editori Riuniti, la versione cartacea del libro sarà sotto copyright mentre la versione digitale sarà rilasciata sotto licenza libera nove mesi dopo l’uscita del libro in forma cartacea.  Appena sarà disponibile, la pubblicherò in rete come tutti i miei libri.

Conferenza sui Titoli a tasso negativo in Svizzera

Sono stato invitato in Svizzera da “La Sinistra”, il partito della sinistra alternativa svizzera, a tenere una conferenza sui titoli a tasso negativo.


Conferenza e seminario di studio “Una proposta di finanza alternativa: I titoli a tasso negativo”

Sabato 7 maggio 2011 (ore 14:00 – 18:00), Casa del Popolo, Viale Stazione 31 – Bellinzona

Partecipano Josef Zisyadis, Consigliere Nazionale de La Gauche – Alternative Linke – La Sinistra, POP Lausanne e Chistian Marazzi, professore di economia alla SUPSI (Università della Svizzera Italiana)

Maggiori informazioni: http://la-sinistra.ch

Apre un nuovo blog di Domenico De Simone!

Dal 30 giugno 2009 partirà Nuova Economia, il nuovo blog di Domenico De Simone ospitato da Blogosfere, una rete di blogs del gruppo Sole24Ore, che sarà a cadenza giornaliera. Successivamente verranno pubblicati anche qui gli articoli di Nuova Economia,  per tenere una traccia documentaria. Siete tutti invitati a seguirlo sul nuovo blog!

Su Facebook nasce la pagina dedicata alla FAZ, Zona finanziaria autonoma!

Nasce su Facebook la pagina dedicata alla FAZ!

La FAZ (Financial Autonomous Zone) è la struttura reale e virtuale per costruire una Economia Alternativa basata sui valori umani anzichè sull’accumulazione del capitale

Abbondanza e scarsità. Il presupposto teorico della FAZ è dato dalla considerazione che le risorse sono sempre sufficienti e che l’economia della scarsità è frutto di una situazione contingente determinata da ragioni politiche o sociali. Questo assunto è, a sua volta il fondamento dell’economia dell’abbondanza, e si basa sulla dimostrazione che la ricchezza consiste nella organizzazione di flussi di informazione che generano opportunità e che questa organizzazione dipende dalla creatività e dal livello culturale di una società data (cfr de Simone, Un’altra moneta, Malatempora 2003, Roma pagg. 47 e segg., pagg 79 e segg).
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Potrebbe essere il momento per la Federal Reserve di andare in negativo

di N. Gregory Mankiw (1)
dal “New York Times” del 18 aprile 2009
traduzione di Marco Giustini

Con una disoccupazione crescente ed il sistema finanziario nel caos, è difficile adesso non essere negativi circa la situazione economica. La risposta ai nostri problemi, tuttavia, potrebbe consistere nell’essere ancor più negativi. Ma non sto parlando di atteggiamento. Parlo di numeri.

Cominciamo con le basi: Qual è il modo migliore per un’economia di sfuggire ad una recessione?

Fino a poco tempo fa, la maggior parte degli economisti si affidava alla politica monetaria. Le recessioni erano il risultato di una insufficiente domanda di beni e servizi e quindi, il pensiero corrente era che per porre rimedio a questa deficienza la nostra banca centrale doveva tagliare i tassi di interesse. Tassi di interesse più bassi incoraggiavano le famiglie e le imprese a prendere prestiti ed a spendere denaro. Più spesa significava maggiore domanda di beni e servizi, ed in conseguenza di ciò maggiore occupazione per i lavoratori, per rispondere a tale domanda.

A quanto pare il problema è che oggi la Federal Reserve (2) ha fatto molto di più che tagliare i tassi di interesse. Non vuole tagliare i fondi federali, quindi ha ripiegato su altri strumenti, come l’acquisto di titoli di debito a lungo termine, per far ripartire l’economia. Ma l’efficacia di questi strumenti è incerta, e ci sono dei rischi ad essi associati.

Per molti versi, oggi, la Fed è in acque inesplorate.

Allora perché invece la Fed non si occupa solo di tagliare i tassi di interesse? Perché non si da l’obiettivo di fare un taglio dei tassi inferiore al tasso di interesse, ad esempio, 3% negativo?

A quel tasso di interesse, si potrebbe prendere in prestito e spendere 100 dollari e rimborsare 97 dollari l’anno prossimo. Questa opportunità sicuramente genererebbe maggiore richiesta di prestiti e di  domanda aggregata.

Tuttavia con i tassi di interesse negativi appare rapidamente un problema: nessuno presta a tali condizioni. Piuttosto che dare i vostri soldi ad un prestatario che promette un rendimento negativo, è meglio tenersi il denaro sotto il materasso. Perché facendo promesse di denaro con un ritorno esattamente pari a zero, i prestatori non possono offrire di meno.

A meno che non offriamo una modalità per rendere meno attraente accumulare fondi.

In uno dei miei ultimi seminari ad Harvard, uno studente laureato ha proposto un sistema intelligente per fare esattamente questo (voglio che lo studente resti anonimo. Nel caso in cui egli voglia eventualmente fare carriera come banchiere centrale, avere il suo nome associato a questa idea, probabilmente non sarà di aiuto).

Immaginate che la Fed dovesse annunciare che, ad un anno da oggi, si tiri fuori da un cappello una cifra da zero a nove. Tutte le banconote con un numero di serie che finiscono con questa cifra, non sarebbe più corso legale. Improvvisamente, il rendimento atteso relativo al detenere moneta diventerebbe del 10% negativo.

Tale mossa libererebbe la Fed dal tagliare i tassi di interesse sotto zero. La gente sarebbe felice di prestare denaro al tasso negativo del 3%, dato che perdere il 3% è meglio che perdere il 10%.

Naturalmente, alcune persone potrebbero decidere che, a tali tassi, sarebbe meglio spendere il denaro – per esempio, acquistando un’auto nuova. Ma proprio perché l’espansione della domanda aggregata è l’obiettivo di ridurre il tasso di interesse, questo incentivo non è un difetto ma un vantaggio.

L’idea di fare soldi attraverso un rendimento negativo non è del tutto nuova. Nel tardo 19° secolo, l’economista tedesco Silvio Gesell teorizzò una tassa sul possesso di denaro. Era preoccupato per il fatto che in periodi di crisi finanziaria, le persone accumulano denaro, piuttosto che darlo in prestito. Nelle sue opere, John Maynard Keynes (3) citò con approvazione l’idea di una tassa sul possesso di  denaro. Ora nella situazione in cui le banche detengono un notevole eccesso di riserve, la preoccupazione di Gesell per l’accumulo di denaro improvvisamente sembra molto moderna.

Se tutto questo sembra troppo stravagante, c’è un modo più prosaico per ottenere tassi di interesse negativi: attraverso l’inflazione. Supponiamo che, guardando avanti, la Fed si impegni a generare un significativo tasso di inflazione. In questo caso, mentre i tassi di interesse nominali potrebbero rimanere a zero, i tassi di interesse reali – i tassi di interesse misurati in relazione al potere d’acquisto – potrebbero diventare negativi. Se le persone hanno fiducia nel fatto che esse possono rimborsare i loro prestiti a interesse zero in dollari svalutati, avrebbero un significativo incentivo a prendere soldi in prestito ed a spenderli.

L’abbraccio dell’inflazione da parte della banca centrale, sarebbe un shock per gli economisti e gli osservatori finanziari che vedono la stabilità dei prezzi come il principale obiettivo della politica monetaria. Ma ci sono cose peggiori dell’inflazione. E indovinate cosa? Le vediamo oggi. Un pò più di inflazione potrebbe essere preferibile all’aumento della disoccupazione, ad una serie di misure fiscali ed alla pila di debiti lasciati alle future generazioni.

Ben S. Bernanke (4), presidente della Fed, è la persona perfetta per questo impegno a far crescere l’inflazione. Il signor Bernanke è stato a lungo un sostenitore della necessità di tenere sotto controllo l’inflazione. In passato, i sostenitori di questa prassi, hanno sottolineato la necessità di mantenere l’inflazione sotto controllo, ma nel contesto attuale, l’obiettivo potrebbe essere, al contrario, quello di generare abbastanza inflazione al fine di garantire che il tasso di interesse reale sia sufficientemente negativo.

L’idea del tasso di interesse negativo può sembrare a molti come assurda, una elaborazione di alcuni teorici poco pratici. Forse lo è. Ma ricordiamoci questo: i primi matematici pensavano che l’idea dei numeri negativi era assurda. Oggi, questi numeri sono all’ordine del giorno. Anche ai bambini può essere insegnato che alcuni problemi (ad esempio, 2x + 6 = 0) non hanno alcuna soluzione se non si è pronti a richiamare i numeri negativi.

Forse la soluzione di alcuni problemi economici richiede lo stesso trucco.

Note:

(1) N. Gregory Mankiw è professore di economia all’Università di Harvard. E’ stato un consigliere del Presidente George W. Bush.

(2) Vedi link: <http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/organizations/f/federal_reserve_system/index.html?inline=nyt-org&gt;

(3) Vedi link:
<http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/k/john_maynard_keynes/index.html?inline=nyt-per&gt;

(4) Vedi link:
<http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/b/ben_s_bernanke/index.html?inline=nyt-per&gt;

Convegno su Cultura, Globalizzazione e Monete locali

Convegno

CULTURA, GLOBALIZZAZIONE E MONETE LOCALI
La valorizzazione della cultura tramite l’adozione di monete complementari locali.

Giovedì 30 Marzo 2006 ore 9.00

Palazzo Valentini, Sala Di Liegro, Via IV Novembre 119/A Roma

Nella morsa tra globalizzazione e crisi economica, le peculiarità culturali, che costituiscono la base dell’identità di un popolo, tendono a scomparire invece che ad evolvere. L’introduzione di monete complementari locali, può invertire questa tendenza, rivitalizzando l’artigianato, la piccola impresa ed il commercio locali. Allo stesso tempo, una moneta complementare è uno strumento per integrare la liquidità nelle aree in cui è carente per la forza della moneta nazionale, contribuendo al benessere della popolazione e allo sviluppo delle forze produttive.

registrazione dell’intervento di Margrit Kennedy

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Presentazione della FAZ ad “InControtempo”, Roma

Il sito Open-Economy ed il progetto della FAZ (Zona Finanziaria Autonoma) verranno presentati nel corso del Festival del Precariato “InControtempo” che si terrà a Roma, dal 19 al 22 settembre 2003, al L.o.a. Acrobax (ex Cinodromo). Durante il Festival ci saranno concerti e djset, trattoria popolare, attività e dibattiti e sarà disponibile anche un campeggio libero all’interno dello spazio.

Questo è il documento di presentazione della FAZ.