Il mistero dei tassi negativi, le paure dei capitalisti e la Faz

andamento-tassi-bce-fedI tassi di interesse sotto zero, nonostante sia iniziato il QE della BCE stanno creando non pochi problemi agli economisti. È una situazione del tutto nuova e si sta entrando in un campo inesplorato pieno di insidie e trabocchetti. Alessandro Plateroti, sul Sole 24 Ore, riassume così lo stato d’animo degli economisti  degli operatori finanziari: “Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.” E se qualche bello spirito, come Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese, si spinge fino a paragonare questa situazione alla rarefazione dell’argento nel 1400, con la grave crisi che ne derivò per effetto della rarefazione della moneta (dimostrando per inciso di aver capito ben poco della situazione attuale, Martin Wolf sul Financial Times, (ripreso dal Sole 24 Ore) arriva a preconizzare l’era della grande stagnazione e che il capitalismo non riprenderà mai più a brillare dopo questa crisi.

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Potere, monete, crisi, le alternative all’euro, i Ccf, i G-euro e la Faz

Copertina del n° 4/2012 della Rivista Antarés
Copertina del n° 4/2012 della Rivista Antarés

La situazione della Grecia è arrivata probabilmente ad un punto di non ritorno e ormai anche i mercati scommettono sul Grexit. Ne ho scritto tre anni fa sulla crisi della Grecia ed alla fine i nodi sono arrivati al pettine. Certo che se fossero usciti tre anni fa dall’euro la situazione sarebbe stata completamente diversa, ma certi calici, evidentemente, devono essere bevuti fino in fondo. L’ottusità dei liberal al governo dell’Europa Unita impedisce di trovare alternative ad una situazione che per il paese ellenico è oggettivamente insostenibile dal punto di vista sociale e politico. D’altra parte se il paese ha dato fiducia a Syriza su un programma di rilancio dell’economia e di allentamento della austerity era chiaro che difficilmente si sarebbe potuto proseguire sulla stessa strada di prima. Chiaro a tutti tranne che agli gnomi della ex Troika che con disastrosa coerenza stanno portando la Grecia verso l’uscita dall’euro  con tutte le conseguenze che questo comporta. Restarci sarebbe a questo punto persino peggio, quindi meglio mettesi l’elmetto e provare altre strade. Una di queste strade è l’emissione immediata di una moneta alternativa che potrebbe fungere da moneta interna e favorire una ripresa dei consumi ed il rilancio dell’economia e che potrebbe procrastinare l’uscita dall’euro o quanto meno ritardarne la decisione. Perché una cosa è uscire dall’euro senza il becco di un quattrino in cassa, altra è uscirne con una struttura finanziaria alternativa che quanto meno comincia già a funzionare. La proposta di Ccf per la Grecia, ma anche per l’Italia, è una proposta sensata. Continua a leggere “Potere, monete, crisi, le alternative all’euro, i Ccf, i G-euro e la Faz”

FAZ Project – Financial Autonomous Zone A Post-Scarcity Economic Model

fazIntroduction

In light of, and as a remedy to, the notorious, deep, and chronic damages (wage slavery, unemployment, de-industrialization, social injustice, misery, obscenely unequal wealth distribution, spiritual retrogression, etc.) inflicted to society by the present system of money management, we have devised what we believe is an alternative, and wholesome, model of wealth creation and distribution, whose performance hinges on a very particular conception and treatment of the means of payment.

In this last regard, the idea is to devise a monetary medium, whose nature and life-cycle is radically different from the traditional one —different, that is, from what is known as “loan-money,” which is put into circulation through banking debt.

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Raccolta fondi per la Faz

Ho aperto una pagina sul sito di crowdfunding Kapipal. Questo  è l’indirizzo, e invito tutti coloro che vogliono provare ad avviare il progetto a dargli la massima visibilità. I fondi servono per il sito, il programma di gestione dei conti, la realizzazione delle carte di credito, la pubblicità, la costituzione dell’associazione e del consorzio di imprese che sono i due soggetti della Faz, il Centro … Continua a leggere Raccolta fondi per la Faz

È una questione di cultura

fazIl relativismo culturale è una buona abitudine delle società occidentali. Nessuno ci autorizza a considerare la nostra cultura superiore alle altre, così come non autorizza nessun altro a considerare la propria cultura superiore alla nostra. Il principale effetto del relativismo culturale, che probabilmente è anche la causa che ne ha generato la nascita e l’evoluzione, è la tolleranza. È stata una strada lunga, dolorosa e costellata di errori e di ripensamenti quella che ha portato le società occidentali sulla via della tolleranza e del rifiuto di ogni forma di razzismo e di integralismo culturale, a partire da quello religioso, ma insomma, sembra che siamo avviati su una buona strada. L’ultimo tentativo storico di integralismo culturale di massa in occidente è stato il nazismo e gli orrori che ha comportato questa ideologia hanno spinto decisamente verso la nascita e lo sviluppo del relativismo culturale. Greenwood, nel 1977 definisce il relativismo culturale come  “la comprensione di un’altra cultura alle sue condizioni in modo abbastanza simpatetico da farla apparire come progetto di vita coerente e significativo”. Fino all’inizio del novecento, le culture prive di letteratura erano considerate ad un livello inferiore nella scala dell’evoluzione, poi si cominciato a pensare che ogni cultura avesse un carattere universale e che dovesse essere rispettata e compresa per questo. Continua a leggere “È una questione di cultura”

Sul Reddito di Cittadinanza, un nuovo patto sociale e la Faz

cropped-cropped-cropped-faz1551.pngC’è una grande confusione sotto il cielo a proposito del Reddito di Cittadinanza. Secondo Confucio sarebbe un indice molto positivo, poiché più confusione c’è e più si parla dell’argomento e questo entra nella coscienza della gente. Bisogna essere molto ottimisti, e continuare a fare chiarezza. L’argomento è decisivo, soprattutto in un momento come questo nel quale in tutto il mondo i rumori della guerra sovrastano le voci della ragione.  È comprensibile, il sistema economico non riesce a risolvere nessun problema e nelle società emergono tensioni sempre più forti verso la rottura del patto sociale. La guerra è la risposta tradizionale alle tensioni, brucia le energie, genera nuovi guadagni, toglie di mezzo coloro che vogliono cambiare il sistema, semplifica la lotta sociale. Tuttavia dobbiamo provare ad immaginare e realizzare un mondo diverso, soprattutto ora che queste idee, anche nella confusione generale, hanno cominciato a camminare nelle coscienze con grande velocità.

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Che succede al prezzo del petrolio?

Molti amici ed estimatori mi hanno chiesto delucidazioni sulla improvvisa caduta verticale del prezzo del petrolio e sulle sue origini. Ringrazio tutti per la fiducia, ma francamente non posso fare molto di più che formulare delle ipotesi, probabilmente vaghe e forse vere solo in parte. Per le previsioni, poi, non ne parliamo nemmeno, osservatori ed analisti potenti ed accreditati e sbagliano regolarmente, nonostante dispongano di … Continua a leggere Che succede al prezzo del petrolio?

Che cos’è la crisi? La questione è semplice (con qualche considerazione sulla Banca d’Inghilterra)

imagesIl nuovo Chief Economist della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane ha recentemente dichiarato che l’intero sistema economico deve essere ripensato dalle fondamenta. Qui trovate il saggio dal quale sono tratte le sue affermazioni. La sua dichiarazione segue il report della Banca d’Inghilterra nel quale si afferma (finalmente!) che la gran parte del denaro in circolazione viene creato dalle Banche commerciali mediante i prestiti e che pertanto la creazione del denaro dipende dall’incremento del debito. Insomma, gli Inglesi che hanno fatto dell’innovazione dei sistemi bancari la loro arma vincente, si sono accorti che qualcosa non funziona e che il sistema sta sul punto del collasso e cercano soluzioni diverse. ovviamente in un’ottica di potere come hanno sempre fatto.  Mentre per noi la soluzione va nella opposta direzione dello smantellamento del potere.  E allora ripropongo questo articolo di un anno fa che spiega, in questa chiave interpretativa di cui ora si è accorta la Banca d’Inghilterra, che cos’è la crisi e come funziona. L’alternativa, come già avvertivo quindici anni fa è tra un cambiamento del sistema in una chiave di potere e un cambiamento in una direzione opposta di riduzione e di svuotamento del potere. Il resto segue necessariamente.

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A proposito dell’inflazione, della deflazione e della loro natura

INFLAZIONELeggo un po’ di confusione intorno a questi argomenti, il che non è una novità. L’ultima in ordine cronologico, è un post apparso sull’eccellente testata “Voci dall’estero“, che riporta un articolo apparso sul blog di un giovane economista americano Noah Smith, il quale critica aspramente la convinzione diffusa che l’inflazione renda più poveri, poiché questo argomento comporterebbe che la deflazione rende più ricchi. Per la sua “critica”, diciamo così, usa un argomento banale ma di un certo effetto. Dal 1980 ad oggi l’inflazione è stata del 186,76% circa. Per comprare una cosa che nel 1980 costava 100 dollari, adesso ne occorrono 286,76. Insomma, se in questo lasso di tempo non ci fosse stata inflazione, il nostro potere di acquisto di ora sarebbe più che raddoppiato e quindi potremmo comprare molte più cose. Non solo, ma se ci fosse una deflazione del 90% all’anno, il nostro potere di acquisto si moltiplicherebbe per dieci ogni anno, consentendo a tutti di avere case grandi, lo yacht, la Ferrari ed altre simili meraviglie. Questa assurda conclusione, sta a dimostrare che il ragionamento è assurdo poiché non è certo la deflazione che costruisce le Ferrari né gli yacht né le case più grandi. Quindi, non è vero che l’inflazione renda più poveri, poiché né l’una né l’altra costruiscono navi, case e automobili. Il buon Noah suggerisce una risposta alla domanda del perché l’aumento dei prezzi non si traduca in un impoverimento generale: la risposta è, banalmente, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro…

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Matrix, la caverna di Platone e l’etica tra il virtuale e il reale. Una lettera di Giovanni Scoto Eriugena.

Johannes-Scotus-ErigenaSalve, sono Giovanni Scoto, ma preferisco essere chiamato Eriugena e tutti mi chiamano così. Sono qui di passaggio, come tutti del resto, e pertanto vi intratterrò ben poco, sperando di non tediarvi troppo. Trovo singolare che il film Matrix non abbia suscitato molte discussioni tra voi. In fondo il tema del film è straordinariamente vicino al tema dell’esistenza. Si tratta, infatti, della sostanza della realtà e delle conseguenze sull’etica che una diversa visione comporta.

L’incontro tra le persone è qualcosa di reale, apparentemente contrapposto alla virtualità di internet. Ho sostenuto tempo fa che, per la verità, l’unica realtà è la sostanza e che questa è assolutamente incorporea, poiché perfettamente adeguata ai concetti della nostra mente. Non è una novità, già Platone aveva rilevato questo problema nella Repubblica, e c’è un filo robusto che unisce il mito della caverna, alle mie tesi, alla fisica quantistica e a Matrix.

Su Matrix e Platone ha scritto un bel saggio John Partridge, Plato’s cave and the Matrix, in cui dimostra in maniera convincente che Matrix è la caverna di Platone. Ha omesso di considerare i miei scritti, e l’ho virtualmente rimproverato, ma ciò non toglie che quello che ha scritto è interessante e utile.

Ma la ragione per cui vi scrivo è che in tempi di relativismo etico, l’irruzione del mondo virtuale ha moltiplicato il senso di smarrimento creando una sorta di doppio universo, in cui si vive separatamente da quello reale o presunto tale.  Guardatevi intorno: quanta gente vedete che fugge dagli orrori della propria realtà rifugiandosi nel mondo del virtuale? Costruendo relazioni che vivono più nel mondo virtuale che in quello reale. L’etica di internet attinge alle stesse categorie dell’etica del mondo reale? Il problema non è ovviamente solo normativo, anche se molta gente che riconosce come illecito andare a rubare un CD in un negozio, non ha alcuna remora a scaricare illecitamente lo stesso CD da internet. E questo, ovviamente, a monte dell’idea, che peraltro condivido in pieno, che la proprietà sia un furto in sé e quella delle opere dell’ingegno un furto ancora peggiore. Qui la matrice “politica” e “etica” è la stessa. Il punto è l’etica individuale e se è possibile operare una distinzione tra il mondo virtuale e quello reale.

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Il giallo di primavera? A proposito dei titoli per migliaia di miliardi di dollari sequestrati dalla gendarmeria Vaticana

bond usaQuesta poi! Come potete leggere in questo articolo, ieri una strana coppia, un olandese e un americano, si sono presentati in Vaticano con una valigetta 24 ore con dentro alcune migliaia di miliardi di titoli falsi in euro, dollari e altre valute dicendo che dovevano andare allo Ior, dove avevano appuntamento con un qualche alto prelato. Il loro atteggiamento ha insospettito i gendarmi Vaticani che hanno chiamato la Guardia di Finanza che ha constatato la falsità dei titoli e li ha denunciati per tentata truffa.

Quattro anni e mezzo fa è successo qualcosa di simile: due impettiti giapponesi hanno cercato di attraversare il valico con la Svizzera a Chiasso su un treno di pendolari, e sono stati fermati dalle guardie di frontiera che hanno trovato nella loro 24 ore, titoli per 134,5 miliardi di dollari che i due cercavano di introdurre in Svizzera. La storia era tanto inverosimile che allora la chiamammo “Il giallo dell’estate“. Debora Billi e Pietro Cambi ci scrissero qualche articolo su Blogosfera e io pure in questo articolo.
Rileggetela perché è davvero divertente.  Se quella era inverosimile, questa lo è anche di più. Rileggiamo quello che dicono i giornali (tutti i giornali: Corriere della Sera, Repubblica, Il Messaggero e persino il Corriere del Ticino, dicono tutti la stessa cosa), ma lentamente e con qualche considerazione sulla verosimiglianza della storia.

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Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.

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La guerra del Gas (ancora sul golpe in Ucraina)

shale-gas-extractionUna ventina di giorni fa ho scritto un articolo in cui facevo alcune considerazioni sull’Ucraina e la rivoluzione di piazza che ha decretato la fine del governo Yanukovych e sugli interessi in gioco. Oltre al fatto, successivamente ampiamente confermato, che più che dai moti spontanei di piazza, la vittoria della rivoluzione fu dovuta ad un gruppo ben armato e finanziato dagli americani, sostenevo che il vero obiettivo degli americani fosse la Crimea, sia per ragioni di stretta natura militare, sia per impedire ai russi di creare la via meridionale per portare il gas in Europa. La costruzione del South Stream, il gasdotto di cui la Saipem del gruppo ENI, si è assicurata il ricco appalto per circa due miliardi di dollari da completare entro il dicembre 2015, e che dovrebbe attraversare il Mar Nero per sbarcare in Bulgaria e da lì in Italia meridionale, è attualmente sotto osservazione dell’EU e soprattutto degli USA ed è sospeso se non si trova un accordo. Tuttavia, non avevo tenuto conto di un fattore importante che ha spinto gli Usa a spendere ben cinque miliardi di dollari per i rivoltosi (che a proposito, adesso reclamano i soldi che pare, non hanno ancora ricevuto secondo le promesse) del Maidan.

La mossa dei Russi di riprendersi rapidamente la Crimea, battendo sul tempo ogni possibile reazione occidentale ed evitando di ricorrere alle inutili e dispendiose lungaggini delle procedure ONU in materia di risoluzione dei conflitti regionali, ha probabilmente sorpreso gli occidentali. C’è una storiella divertente in proposito: “Shimon Peres incontra Putin e gli chiede: Vladimir, ma tu hai qualche antenato ebreo? E Putin gli chiede: Cosa te lo fa pensare Shimon? Beh – continua Peres – sei riuscito a far spendere cinque miliardi agli americani per farti consegnare la Crimea. Nemmeno un ebreo avrebbe trovato tanto coraggio!

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Toh, questa poi! La Banca d’Inghilterra si accorge che il denaro è creato dalle Banche con il debito…

bank of englandCome dire, meglio tardi che mai! Dopo aver negato l’evidenza per anni, dando dell’imbecille, dell’incompetente, dell’incapace, dell’ignorante eccetera eccetera, a quei (pochi) pazzi che come me raccontavano una storia diversa sulla creazione del denaro, con l’ultimo Bollettino trimestrale emanato pochi giorni fa e riferito al primo quarto del 2014, la Banca d’Inghilterra confessa candidamente che in effetti i prestiti bancari creano denaro concedendo i prestiti alle persone ed agli enti, pubblici o privati, che glieli chiedono. Questa stupefacente (per loro) novità, non si ferma qui. Il report scritto dalla Direzione di Analisi Monetaria della Banca, aggiunge ovviamente che le banconote non rappresentano affatto beni reali (ma va?), ma sono come delle “cambiali accettate” universalmente riconosciute e che vengono create per lo più dalle Banche mediante la concessione dei prestiti. Inoltre, quando il debitore ripaga il prestito alla Banca, la moneta creata al moneto del prestito viene “distrutta” ma non gli interessi che restano nel sistema. Infine, le Banche Centrali sono “creatori di ultima istanza di denaro”, ma soprattutto regolano la quantità di moneta agendo sul tasso di interesse così che i soggetti economici aumentino il loro debito, aumentando così la massa monetaria, o lo riducano, riducendo al contempo la massa monetaria.

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Lettera aperta a Paolo Barnard

Leggo sul blog di Paolo Barnard queste “considerazioni” a proposito di Warren Mosler e, incidentalmente, dei texani che ne hanno sostenuto in un primo tempo le teorie e dei gruppi MMT e poi MEMMT che lui stesso ha creato. Sulla MMT, o meglio sulle teorie di Mosler ho già scritto le mie considerazioni in questo articolo dell’anno scorso. Sulla scoperta dei texani e dello strumento unico della Rivoluzione ho scritto tre anni fa in quest’altro articolo. Questo primo articolo era parecchio polemico, contrariamente alle mie abitudini, ma credo fosse inevitabile. In un certo senso anticipava quello che è successo. Ora che Paolo Barnard è rimasto da solo, tradito sia dai cow boys texani che dal trader Warren Mosler, abbandonati dagli stessi gruppi MMT che aveva creato in tutta Italia e infine buttato fuori dalla Gabbia di Paragone, per la stessa ragione di fondo, ovvero che il potere e i suoi uomini fanno sempre schifo, dovunque li metti, mi sembra giusto scrivergli. Forse, con la testa sgombra dalle lucciole della MMT sarà in condizioni di ragionare.

Caro Paolo, mi dispiace. Anche se in qualche modo te l’avevo detto, comunque mi dispiace. Non me ne frega niente degli insulti che hai elargito a me (a quanto mi hanno riferito) ed a tutti quelli che in Italia, fuori dal pensiero mainstream, hanno cercato di dare un senso alla critica al sistema finanziario ed economico. Spesso scrivendo sciocchezze o banalità, ma almeno ci hanno provato in buona fede e non meritavano di essere buttati tutti nel cesso come hai fatto. Non c’era bisogno di andare in Texas per scoprire comunismo sovietico, bastava farne oggetto di una riflessione meno viscerale e più razionale.

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