Governo Conte: un’occasione storica

Voci ricorrenti dei soliti ben informati, dicono che il Governo Conte è sotto assedio, e che non potrà durare oltre ottobre/novembre. La ragione è semplice. Il paese, superata la fase critica dell’emergenza sanitaria, con risultati non molto soddisfacenti ma comunque il peggio è passato, si trova ora ad affrontare un’altra emergenza, ben più grave e profonda che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa di molte famiglie e aziende, l’emergenza economica. La popolazione è molto stanca e provata dopo tre mesi di lock down, ma soprattutto sta diventando chiaro che le promesse di aiuto da parte dello Stato sono solo promesse che difficilmente potranno diventare realtà in tempi brevi. Molte aziende hanno riaperto i battenti a fine maggio, ma si sono rese conto che difficilmente potranno andare avanti per molto tempo, con fatturati in caduta libera e costi rimasti pressoché invariati. Le disposizioni sul contenimento della pandemia, rendono difficoltosa la ripresa dei rapporti sociali e la circolazione delle persone, e le aziende ne soffrono le conseguenze.

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Ma che succede ai BTP che li vogliono tutti?

Da qualche settimana assistiamo a un fenomeno davvero particolare. Il Tesoro emette BTP per 10/15 miliardi e il mercato ne chiede almeno dieci volte tanto. Che succede, vi chiederete? Ma come, i BTP tanto vituperati, con lo spread che sale fin sopra la vetta del Monte Bianco, sono davvero così tanto richiesti? Beh, la cosa è (relativamente) semplice. Nel mondo stanno girando circa 24 mila miliardi di obbligazioni a tasso negativo, per lo più emesse da stati. Persino Sua Maestà la Regina d’Inghilterra ha visto la sua banca centrale emettere per la prima volta nella storia di un paese anglosassone, un Gilt a 3 anni a un rendimento lordo del -0,003%, per 3,75 miliardi di sterline. C’è molta preoccupazione per i conti delle finanziarie e delle banche sul presupposto che i rendimenti con il tasso negativo si comprimano troppo, ma in realtà non è così.

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Sta scadendo il tempo, è l’ora di costruire una Faz

Stiamo a un punto di svolta. Il decreto rilancio contiene alcune novità interessanti, ad esempio estende a molte più imprese l’accesso alla liquidità garantita dallo Stato e limita l’istruttoria delle banche ad un controllo “formale” dell’autocertificazione dell’impresa. Qualcosa dovrebbe venirne fuori, anche se è del tutto insufficiente. Il MES e il Recovery Fund si sono rivelati due trappole, come denunciamo da tempo, e oltretutto il RF se arriva lo farà in misura insufficiente e troppo tardi. Qui o si prendono immediatamente misure drastiche immettendo liquidità nel sistema ora, oppure a ottobre, al massimo a novembre viene giù tutto, banche comprese. Il PD ovviamente non lo capisce, e spinge per il MES che è come curare con l’acqua calda un tumore. Ma loro sono servi del potere finanziario, nemmeno delle banche, dove la coscienza della gravità della situazione si sta facendo strada. Ho parlato con alcuni amici dirigenti di banche, che sono fortemente pessimisti. D’altra parte nemmeno l’economia più solida può sostenere la chiusura o il fallimento del 30/40% delle imprese del terziario e per le altre la prospettiva di una riduzione dei ricavi superiore al 50%.

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Il governo ha adottato una moneta complementare ma non se n’è accorto

La situazione economica del paese è sempre più difficile e le prospettive si fanno oscure e drammatiche. La crisi è troppo profonda per essere affrontata con strumenti ordinari, e di questo ne sono coscienti tutti a partire da un governo che l’ha dichiarato sin dall’inizio, andando però, poi a cercare soluzioni là dove non ci sono alternative di sistema credibili. L’Europa solidale e pronta a intervenire, nonostantene abbia i mezzi, non c’è se non nei sogni o nei desideri. La realtà è un’altra, ovvero che il gruppo finanziario al potere ha stretto le fila e non intende mollare il comando per nessuna ragione.  La conseguenza è che i programmi di intervento di volta in volta sbandierati dai leader europei che ancora ci credono (o fanno finta di crederci) si stanno rivelando o trappole mortifere o comunque del tutto insufficienti per raggiungere lo scopo di restituire agli asfittici paesi del sud Europa i mezzi necessari per affrontare seriamente questa crisi.

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Il partito trasversale della patrimoniale e la “strana” alleanza tra tedeschi e italiani

Che ci piaccia o no, e agli italiani non piace, visto che il 63% si è dichiarato contrario all’istituzione di una tassa patrimoniale sulle ricchezze, si sta agitando sempre più fortemente, un partito della patrimoniale che vede alleati i liberisti del nord, tedeschi in prima fila, e la cosiddetta sinistra italiana, dietro la quale si nascondono, ma nemmeno tanto, i liberisti italiani. Ha cominciato all’inizio della crisi da coronavirus il senatore Zanda del PD, proponendo di andare a vendere il patrimonio immobiliare dello stato per recuperare, a suo dire, 60 miliardi, e piano piano si sono aggiunti gli altri, da Cottarelli e la Fornero, a Landini fino a Del Rio e Melillo che a nome del gruppo parlamentare della Camera del PD, propongono un “contributo di solidarietà” per il coronavirus (di fatto una patrimoniale checché ne dicano) per i redditi superiori a 80 mila euro l’anno. da ultimo arrivano i tedeschi a rinforzare il tiro al piccione italico, con un articolo su una delle più seguite e prestigiose riviste di economia e finanza, Manager Magazine che in un editoriale del 30 aprile a firma di Daniel Stelter, rivela l’esistenza di un piano del governo tedesco per indurre l’Italia ad applicare una tassa sui patrimoni del 14% sulla base di un semplice calcolo aritmetico: la ricchezza degli italiani, immobili compresi, si aggira intorno ai 9.900 miliardi di euro, e da una simile imposta straordinaria si genererebbe un ricavo di circa 1.400 miliardi che andrebbe ad abbattere il debito pubblico fino a circa il limite di Maastricht del 60% del Pil. Una simile manovra consentirebbe all’Italia di assumere senza problemi di conseguenze sui suoi conti pubblici, altro debito sufficiente per fare fronte all’emergenza coronavirus. Alla base di questa ipotesi, c’è un ragionamento semplice:la ricchezza privata degli italiani è la più alta in Europa a fronte di un debito pubblico che è egualmente il più alto nella comunità. Per gli autori della proposta l’equazione è che gli italiani hanno risparmiato i soldi che non hanno pagato in tasse, e quindi devono in qualche modo restituirli.

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Intervista con il Movimento Roosevelt sulle proposte economiche del Partito 10 Volte Meglio

L’egregio Marco Moiso, del Movimento Roosevelt, mi ha fatto una lunga e interessante intervista sulle proposte economiche del Partito 10 Volte Meglio per l’emergenza Coronavirus. Questo  è il link dell’intervista che, in breve tempo ha raggiunto e superato le mille visualizzazioni. https://www.facebook.com/watch/live/?v=775416079863097&external_log_id=8feffeaa763262abbd4c44518de87697 Continua a leggere Intervista con il Movimento Roosevelt sulle proposte economiche del Partito 10 Volte Meglio

Orgoglio (e pregiudizio) italiano

In una chat di un movimento politico per la maggiore ho letto discorsi e affermazioni che mi hanno fatto rabbrividire. In qualche modo riflettevano l’articolo del “Die Welt” di qualche giorno fa che titolava “La mafia italiana aspetta i soldi della UE”. In fondo la rivista tedesca non faceva altro che ripetere un (ignobile) discorso tenuto da Beppe Grillo a Strasburgo nel 2014 in cui invitava l’Unione europea a non mandare i soldi in Italia perché sarebbero finiti in mano alle mafie.  Il discorso è che l’Italia ha tanti problemi e nessuna capacità di gestirsi da sola per una classe politica imbelle e corrotta, per un apprato burocratico elefantiaco e inefficiente, per l’avidità e l’egoismo dei suoi cittadini, per i clan, per le mafie, per i sindacati, per la gente del sud, perché sperperiamo, rubiamo, facciamo il nero, eccetera eccetera. Tutto il rosario dei peggiori pregiudizi nei confronti del nostro paese snocciolato sull’unghia come “argomento politico”. La conclusione era: Ma perché tedeschi e olandesi dovrebbero darci i soldi se siamo così?

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Altro che solidarietà, se questa è l’Unione Europea, meglio andarsene

Com’era prevedibile, alla fine non c’è stato nessun accordo: tedeschi e olandesi fermi sul MES e le sue condizioni da strozzini, Italia a insistere sugli Eurobonds e Francia a premere per un recovery fund da finanziare in comune.

Whops, dite che nell’articolo è scritto invece, che c’è stato un accordo? Ma certo, nella peggiore tradizione veterodemocristiana, il “don Gualtieri” ha sbandierato un Mes “senza condizioni” così come Le Maire ha sbandierato un finanziamento immediato di 500 miliardi per la ripresa con il recovery fund. Ma non è vero niente. D’altra parte qualcosa bisognava pur dire ai mercati se si voleva evitare un venerdì nerissimo, più nero dei peggiori venerdì delle borse nel mondo. Infatti, chi glielo andava a dire, “ragazzi state tranquilli perché la UE e l’euro si sfasciano, ma noi ci ipotechiamo il Colosseo e risolviamo tutto”.

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Cronache dall’emergenza: economia, società, umanità e altro… i video, i commenti, gli interventi

A partire da sabato 4 aprile alle ore 12:30 terrò ogni giorno alla stessa ora una rubrichetta via diretta facebook per parlare dell’emergenza, dei programmi possibili,dee soluzioni e per tirarci su il morale. Come insegnano i maestri orientali dobbiamo prendere ogni cosa per il verso giusto e questa sventura del Coronavirus ci regala la grande opportunità di mettere finalmente in discussione il modello economico dominante … Continua a leggere Cronache dall’emergenza: economia, società, umanità e altro… i video, i commenti, gli interventi

Il Debito non si Paga!

Ho deciso di mettere in formato PDF questo libro uscito per i tipi della Editori Riuniti nel 2011 e che è  quanto mai attuale nella odierna situazione, in cui il debito è la scriminante per la sorte dell’economia dell’Italia e in sostanza per la vita di milioni di italiani. Nel libro si indicano alcune soluzioni e vie di uscita dall’economia del debito, nella quale siamo immersi fin oltre i capelli  e senza possibilità alcuna di respirare. Il problema che è venuto prepotentemente a galla in questa crisi indotta dal coronavirus è che l’economia del debito non funziona più, e che altre devono essere le logiche degli interventi pubblici e della gestione delle economie per la salvezza e il benessere dell’umanità intera. Si sta facendo prepotentemente strada l’idea che lo scopo delle organizzazioni umane, da chiunque e in qualunque modo siano condotte, è la salvezza dell’umanità e non del capitale finanziario.  C’è molta confusione in giro e n questo libro ho cercato a suo tempo (ricorderete la crisi del 2011 indotta da Goldman & Sachs che ha portato al Governo Monti) di fare un po’ di chiarezza su come evitare di farsi schiacciare dal debito. Ovviamente c’è anche una sintetica esposizione di cosa sia l’economia del debito e come nasca e si alimenti, e soprattutto, perché non è più necessaria. Forse, questa crisi indotta dal coronavirus servirà in positivo a farci uscire dalla follia del sistema finanziario. Forse, dipende da noi, ovviamente. Qui ci sono alcuni strumenti utili per poterlo proporre e per farlo.

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Italiani Scrocconi e fannulloni? Tedeschi truffatori e falsari!

La battaglia durissima e senza precedenti che si sta consumando intorno alla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’economia, sta assumendo toni intollerabili, con attacchi violenti da parte della stampa italiana, come al solito ricca di falsità, allarmi, valanghe di fango e menzogne,  e recentemente con la discesa sul campo di battaglia delle “sturmtruppen”, anch’esse armate di falsità e menzogne, oltre che di insulti e pregiudizi. Facciamo un po’ di chiarezza.

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Il voto in Grecia

Confesso che avevo molti timori sul voto in Grecia. Spiegare alla gente che il vero nemico – al di là degli schieramenti politici che sono un teatrino mediatico ma in pochi lo sanno – è il potere finanziario non è facile per niente. Da una parte c’era Tsipras, giovane, forte e coraggioso, ma sempre un’incognita per chi ragiona sui propri risparmi o sul proprio stipendio, … Continua a leggere Il voto in Grecia

Che cos’è la crisi? La questione è semplice (con qualche considerazione sulla Banca d’Inghilterra)

imagesIl nuovo Chief Economist della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane ha recentemente dichiarato che l’intero sistema economico deve essere ripensato dalle fondamenta. Qui trovate il saggio dal quale sono tratte le sue affermazioni. La sua dichiarazione segue il report della Banca d’Inghilterra nel quale si afferma (finalmente!) che la gran parte del denaro in circolazione viene creato dalle Banche commerciali mediante i prestiti e che pertanto la creazione del denaro dipende dall’incremento del debito. Insomma, gli Inglesi che hanno fatto dell’innovazione dei sistemi bancari la loro arma vincente, si sono accorti che qualcosa non funziona e che il sistema sta sul punto del collasso e cercano soluzioni diverse. ovviamente in un’ottica di potere come hanno sempre fatto.  Mentre per noi la soluzione va nella opposta direzione dello smantellamento del potere.  E allora ripropongo questo articolo di un anno fa che spiega, in questa chiave interpretativa di cui ora si è accorta la Banca d’Inghilterra, che cos’è la crisi e come funziona. L’alternativa, come già avvertivo quindici anni fa è tra un cambiamento del sistema in una chiave di potere e un cambiamento in una direzione opposta di riduzione e di svuotamento del potere. Il resto segue necessariamente.

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A proposito dell’inflazione, della deflazione e della loro natura

INFLAZIONELeggo un po’ di confusione intorno a questi argomenti, il che non è una novità. L’ultima in ordine cronologico, è un post apparso sull’eccellente testata “Voci dall’estero“, che riporta un articolo apparso sul blog di un giovane economista americano Noah Smith, il quale critica aspramente la convinzione diffusa che l’inflazione renda più poveri, poiché questo argomento comporterebbe che la deflazione rende più ricchi. Per la sua “critica”, diciamo così, usa un argomento banale ma di un certo effetto. Dal 1980 ad oggi l’inflazione è stata del 186,76% circa. Per comprare una cosa che nel 1980 costava 100 dollari, adesso ne occorrono 286,76. Insomma, se in questo lasso di tempo non ci fosse stata inflazione, il nostro potere di acquisto di ora sarebbe più che raddoppiato e quindi potremmo comprare molte più cose. Non solo, ma se ci fosse una deflazione del 90% all’anno, il nostro potere di acquisto si moltiplicherebbe per dieci ogni anno, consentendo a tutti di avere case grandi, lo yacht, la Ferrari ed altre simili meraviglie. Questa assurda conclusione, sta a dimostrare che il ragionamento è assurdo poiché non è certo la deflazione che costruisce le Ferrari né gli yacht né le case più grandi. Quindi, non è vero che l’inflazione renda più poveri, poiché né l’una né l’altra costruiscono navi, case e automobili. Il buon Noah suggerisce una risposta alla domanda del perché l’aumento dei prezzi non si traduca in un impoverimento generale: la risposta è, banalmente, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro…

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Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.

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