La vera storia di San Valentino e perché si celebra il 14 febbraio

cupido assassinatoL’anno scorso di questi tempi ho scritto un articolo sulla festa dei Lupercali, che si teneva a Roma dal 13 al 15 febbraio di ogni anno, sin dai tempi di Numa Pompilio che la istituì. In questo articolo parlavo anche della festa di San Valentino e della ragione per cui fu istituita da Papa Gelasio I nel 495 d.c. Le due vicende sono strettamente connesse, poiché Papa Gelasio si preoccupava del fatto che ancora ai suoi tempi si celebrasse a Roma una festa dell’amore pagano, carnale e sostanzialmente libero come era quello celebrato durante i Lupercali. Si trattava di dare una diversa immagine all’amore ed un senso completamente diverso da quello che esso aveva nella società antica. Di qui la riesumazione della storia di San Valentino e del suo improbabile martirio e delle ancora più improbabili storie d’amore che lo accompagnano. Si trattava di leggende sui primi cristiani che la Chiesa di Roma sfornava in quantità dopo la caduta dell’Impero per rafforzare e giustificare il proprio potere.

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Che cos’è la crisi? La questione è semplice (con qualche considerazione sulla Banca d’Inghilterra)

imagesIl nuovo Chief Economist della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane ha recentemente dichiarato che l’intero sistema economico deve essere ripensato dalle fondamenta. Qui trovate il saggio dal quale sono tratte le sue affermazioni. La sua dichiarazione segue il report della Banca d’Inghilterra nel quale si afferma (finalmente!) che la gran parte del denaro in circolazione viene creato dalle Banche commerciali mediante i prestiti e che pertanto la creazione del denaro dipende dall’incremento del debito. Insomma, gli Inglesi che hanno fatto dell’innovazione dei sistemi bancari la loro arma vincente, si sono accorti che qualcosa non funziona e che il sistema sta sul punto del collasso e cercano soluzioni diverse. ovviamente in un’ottica di potere come hanno sempre fatto.  Mentre per noi la soluzione va nella opposta direzione dello smantellamento del potere.  E allora ripropongo questo articolo di un anno fa che spiega, in questa chiave interpretativa di cui ora si è accorta la Banca d’Inghilterra, che cos’è la crisi e come funziona. L’alternativa, come già avvertivo quindici anni fa è tra un cambiamento del sistema in una chiave di potere e un cambiamento in una direzione opposta di riduzione e di svuotamento del potere. Il resto segue necessariamente.

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A proposito dell’inflazione, della deflazione e della loro natura

INFLAZIONELeggo un po’ di confusione intorno a questi argomenti, il che non è una novità. L’ultima in ordine cronologico, è un post apparso sull’eccellente testata “Voci dall’estero“, che riporta un articolo apparso sul blog di un giovane economista americano Noah Smith, il quale critica aspramente la convinzione diffusa che l’inflazione renda più poveri, poiché questo argomento comporterebbe che la deflazione rende più ricchi. Per la sua “critica”, diciamo così, usa un argomento banale ma di un certo effetto. Dal 1980 ad oggi l’inflazione è stata del 186,76% circa. Per comprare una cosa che nel 1980 costava 100 dollari, adesso ne occorrono 286,76. Insomma, se in questo lasso di tempo non ci fosse stata inflazione, il nostro potere di acquisto di ora sarebbe più che raddoppiato e quindi potremmo comprare molte più cose. Non solo, ma se ci fosse una deflazione del 90% all’anno, il nostro potere di acquisto si moltiplicherebbe per dieci ogni anno, consentendo a tutti di avere case grandi, lo yacht, la Ferrari ed altre simili meraviglie. Questa assurda conclusione, sta a dimostrare che il ragionamento è assurdo poiché non è certo la deflazione che costruisce le Ferrari né gli yacht né le case più grandi. Quindi, non è vero che l’inflazione renda più poveri, poiché né l’una né l’altra costruiscono navi, case e automobili. Il buon Noah suggerisce una risposta alla domanda del perché l’aumento dei prezzi non si traduca in un impoverimento generale: la risposta è, banalmente, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro…

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Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.

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Toh, questa poi! La Banca d’Inghilterra si accorge che il denaro è creato dalle Banche con il debito…

bank of englandCome dire, meglio tardi che mai! Dopo aver negato l’evidenza per anni, dando dell’imbecille, dell’incompetente, dell’incapace, dell’ignorante eccetera eccetera, a quei (pochi) pazzi che come me raccontavano una storia diversa sulla creazione del denaro, con l’ultimo Bollettino trimestrale emanato pochi giorni fa e riferito al primo quarto del 2014, la Banca d’Inghilterra confessa candidamente che in effetti i prestiti bancari creano denaro concedendo i prestiti alle persone ed agli enti, pubblici o privati, che glieli chiedono. Questa stupefacente (per loro) novità, non si ferma qui. Il report scritto dalla Direzione di Analisi Monetaria della Banca, aggiunge ovviamente che le banconote non rappresentano affatto beni reali (ma va?), ma sono come delle “cambiali accettate” universalmente riconosciute e che vengono create per lo più dalle Banche mediante la concessione dei prestiti. Inoltre, quando il debitore ripaga il prestito alla Banca, la moneta creata al moneto del prestito viene “distrutta” ma non gli interessi che restano nel sistema. Infine, le Banche Centrali sono “creatori di ultima istanza di denaro”, ma soprattutto regolano la quantità di moneta agendo sul tasso di interesse così che i soggetti economici aumentino il loro debito, aumentando così la massa monetaria, o lo riducano, riducendo al contempo la massa monetaria.

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Lettera aperta a Paolo Barnard

Leggo sul blog di Paolo Barnard queste “considerazioni” a proposito di Warren Mosler e, incidentalmente, dei texani che ne hanno sostenuto in un primo tempo le teorie e dei gruppi MMT e poi MEMMT che lui stesso ha creato. Sulla MMT, o meglio sulle teorie di Mosler ho già scritto le mie considerazioni in questo articolo dell’anno scorso. Sulla scoperta dei texani e dello strumento unico della Rivoluzione ho scritto tre anni fa in quest’altro articolo. Questo primo articolo era parecchio polemico, contrariamente alle mie abitudini, ma credo fosse inevitabile. In un certo senso anticipava quello che è successo. Ora che Paolo Barnard è rimasto da solo, tradito sia dai cow boys texani che dal trader Warren Mosler, abbandonati dagli stessi gruppi MMT che aveva creato in tutta Italia e infine buttato fuori dalla Gabbia di Paragone, per la stessa ragione di fondo, ovvero che il potere e i suoi uomini fanno sempre schifo, dovunque li metti, mi sembra giusto scrivergli. Forse, con la testa sgombra dalle lucciole della MMT sarà in condizioni di ragionare.

Caro Paolo, mi dispiace. Anche se in qualche modo te l’avevo detto, comunque mi dispiace. Non me ne frega niente degli insulti che hai elargito a me (a quanto mi hanno riferito) ed a tutti quelli che in Italia, fuori dal pensiero mainstream, hanno cercato di dare un senso alla critica al sistema finanziario ed economico. Spesso scrivendo sciocchezze o banalità, ma almeno ci hanno provato in buona fede e non meritavano di essere buttati tutti nel cesso come hai fatto. Non c’era bisogno di andare in Texas per scoprire comunismo sovietico, bastava farne oggetto di una riflessione meno viscerale e più razionale.

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La vecchia e la nuova politica e il M5S

Roma occupazione al mistero istruzioneL’amico e collaboratore Marco Giustini, osserva amaramente in un suo post su Facebook: “Io penso che la “colpa” storica sia nostra. Il movimento nato a Seattle nel 1999 avrebbe dovuto generare una istituzionalizzazione diversa da quella della sinistra storica. Non siamo stati capaci e quello spazio politico ci è stato ora scippato.

L’autore dello “scippo” è il M5S, con il quale pure ha collaborato a lungo e ne è stato esponente di punta nel panorama romano, ma dal quale si è allontanato per insanabili divergenze con il gruppo romano che, nonostante tutte le migliori intenzioni, ha assunto comportamenti di gestione del potere incompatibili con le dichiarazioni di intenti del Movimento. Faccio notare che prima di gettare la spugna, Marco ha provato a investire Grillo e il gruppo che fa capo al suo blog (che non è una Direzione strategica di un partito, né tanto meno un organo dirigente) della questione, ma questi ha declinato l’intervento. Comprensibile, perché appunto Grillo, al contrario di come viene percepito dalla stampa italiana, non è il capo di un partito, né tanto meno il gruppo che fa riferimento a lui è una struttura di potere. I recenti avvenimenti che hanno riguardato alcuni senatori “dissidenti” hanno rilanciato sul mediatico, e non solo in Italia, l’immagine di un Grillo “capataz” e despota. A prescindere dalla malafede dei giornalisti e in genere dalla volontà di colpire in tutti i modi il M5S, credo che questa rappresentazione sia inevitabile poiché legata ad un modo “vecchio” di osservare il mondo e soprattutto quello della politica.

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I forconi di Roma

romaMa che bello! I conti della Capitale sono al dissesto completo dopo la mancata approvazione del solito decreto di salvataggio che la stampa nazionale ha battezzato con l’espressione “decreto SalvaRoma”, e la città dovrà chiudere. Ha ragione Marino a dire che l’espressione “SalvaRoma” è falsa e fuorviante. Si tratta, in realtà di soldi che lo Stato trattiene dalle tasse dei romani e che non sono stati trasmessi al Comune, insomma il solito furto di Stato, che per darti poi i tuoi soldi fa finta di elargire aiuti. Marino, del quale non ho alcuna stima, ma che in questa circostanza mi sta piacendo molto, minaccia di chiudere la città e invoca i forconi contro i politici e la politica da strapazzo. Niente bus e metropolitana, niente servizi di manutenzione delle strade, degli alberi, dei giardini, delle fognature e dei tombini, niente Municipale e niente parcheggi, né semafori, né multe e nemmeno traffico. Niente trasferimenti ai Municipi e quindi, chiusi gli asili nido, i centri anziani, i giardini e parchi pubblici, l’assistenza domiciliare e quant’altro di loro competenza. Gireranno solo le auto blu dei politici, così i cittadini sapranno subito e senza alcun dubbio con chi prendersela.

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Il non-incontro tra Grillo e Renzi e il programma di governo

Come molti italiani e, immagino, buona parte dei miei lettori, ho seguito lo streaming dell’incontro tra la delegazione del M5S guidata da Beppe Grillo e il Premier incaricato Matteo Renzi. L’unica cosa corretta che ho sentito nei commenti successivi è stata che si è trattato in realtà di un non-incontro. D’altra parte, vista la distanza che c’è tra le parti, era difficile pensare che potesse andare diversamente. Tuttavia, i dieci minuti di meta-colloquio, sono stati divertenti e i due, che hanno innato il senso dello spettacolo, sono riusciti a tirarne su uno anche in un tempo così fugace.

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Oggi i Lupercali: Auguri a tutti!

300px-Altar_Mars_Venus_MassimoPassato San Valentino, e il suo solito accompagnamento tra il melenso e l’indigesto di baci, abbracci, carezze e sdolcinature varie, arriva la vera festa dell’amore, i Lupercali, in latino Lupercalia. La festa fu istituita da Romolo e Tazio che, anche se non è molto ricordato, governarono insieme per cinque anni, dopo il ratto delle Sabine. L’antefatto della festa è curioso: a Roma le donne sembravano improvvisamente diventate sterili e così il popolo andò in processione al bosco sacro a Giunone per avere dalla Dea un consiglio sul da farsi. Il responso fu quanto meno sconcertante. Le donne dovevano essere penetrate da un caprone! Un Augure etrusco che aveva accompagnato la processione, però, diede una interpretazione meno sconvolgente, per la quale non doveva essere necessariamente praticata la zooerastia così come sembrava richiedere la Dea. Bisognava sacrificare un capro, e trarre dalla sua pelle delle strisce (dette februae) con cui battere le donne. Pare che dopo dieci mesi lunari dopo questa singolare pratica, molte donne partorirono. Fu Numa Pompilio poi, a disciplinare i riti della festa.

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Il PIL e il prefisso telefonico di Torino

Tutti i giornali di oggi danno grande risalto al ritorno in positivo del PIL italiano nel quarto trimestre del 2013. In questo link ce n’è un esempio. La cosiddetta crescita è stata dello 0,1%, un po’ meno del prefisso telefonico di Torino che, com’è noto, è 011. L’anno, ovviamente, è in profondo rosso poiché nel 2013 il PIL è calato dell’1,9% , meno del 2012 quando la riduzione si era attestata al 2,5% ma sempre una brutta botta per il paese. Questo dato positivo dipende da una variazione in attivo dell’agricoltura e dell’industria, mentre la variazione nei servizi è stata nulla. Insomma, abbiamo venduto qualche arancia in più ai tedeschi (forse) e qualche azienda ha aumentato un poco la produttività, ma da qui a gridare al miracolo ce ne corre.

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Lettera aperta a Andrea Fumagalli (A proposito di Reddito di Cittadinanza e di Moneta del Comune)

Caro Andrea,

Ho letto con grande interesse il tuo articolo su I Quaderni di San Precario, a proposito di monete digitali e circuiti finanziari alternativi e ne sono felice. Anche per la curiosa coincidenza che la pubblicazione ha coinciso con il mio compleanno, e quindi l’ho preso per un bel regalo, anche se ovviamente non potevi saperlo. E per il fatto che da oltre quindici anni scrivo di questi argomenti, proprio nei termini in cui li hai trattati nel tuo articolo, cercando appunto una chiave di lettura alternativa su un tema fondamentale ma assolutamente negletto come la logica del potere finanziario e la strada da percorrere per sconfiggerlo.  Condivido in pieno la tua critica al Bitcoin, è la stessa che gli ho mosso quando ho capito che si trattava davvero di sussunzione alle logiche del potere finanziario, come accade a tutte le monete scarse. Dobbiamo quindi pensare a una moneta che non sia scarsa, e questa può essere solo un denaro a tasso negativo, come hai giustamente esposto.

Ricordo le tue tesi sul Reddito di Cittadinanza, certamente condivisibili nella sostanza, poiché avevi perfettamente compreso la natura rivoluzionaria dell’introduzione del RdC in un ambiente dominato dal pensiero unico neo liberista che, con la liberalizzazione della circolazione dei capitali finanziari, aveva svuotato di contenuto le tradizionali forme di potere nazionali.

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Critica della Modern Monetary Theory

  Ho già scritto un paio di anni fa su questo argomento prendendo spunto dalla pubblicazione dell’opuscolo di Paolo Barnard sulla teoria che egli propugna in Italia. In quell’articolo c’erano diversi cenni di critica verso la teoria per quello che se ne capiva dagli scritti di Barnard. Mi riservavo di scrivere un articolo completo appena possibile, ed ora credo sia arrivato il momento di farlo. … Continua a leggere Critica della Modern Monetary Theory

L’oppressione burocratica e il lavoro che non c’è

jobcashandhopeLe nuove tecnologie stanno per sostituire l’uomo in ogni settore della produzione di beni materiali ed in molti di quelli immateriali. La svolta è il reddito di cittadinanza

Dobbiamo fasciarci la testa per la scomparsa del lavoro in fabbrica? Anche se non lo dicono esplicitamente, per non essere tacciati di luddismo, la reazione di sindacati e governi e, in genere di tutti quelli che chiedono un lavoro è che l’automazione delle fabbriche sia una vera e propria iattura. Di qui la generale richiesta di mantenere i livelli occupazionali nell’industria anche in presenza di forti investimenti sull’automazione. Anche molti intellettuali ed economisti di sinistra e di destra si sforzano per fornire consigli per far tornare i bei tempi degli anni del boom economico, quando si sfiorò in Italia la piena occupazione. Continua a leggere “L’oppressione burocratica e il lavoro che non c’è”

L’oroscopo, le previsioni del tempo e quelle degli economisti

rassegna stampa sulla crisiConfesserò che sono un tenace lettore dell’oroscopo di Branko sul Messaggero. Sarà perché era un’abitudine leggere il giornale di Roma, sarà perché Branko è bravo e scrive cose divertenti, sarà perché “all’oroscopo chi ci crede!” però poi in fondo sono in molti a guardarlo, sarà per tutto ciò ed altro ancora, fatto sta che ancora conservo l’abitudine di leggere il suo oroscopo tutte le mattine. Ah beh, delle sue previsioni, che sono comunque sempre molto generiche, conservo solo la parte ottimistica. Almeno quello, svegliarsi la mattina con uno che ti spinge a fare bene e ti dice che se sei bravo, andrà tutto ottimamente. Poi, quando la sera fai i conti, ti accorgi che non è andata proprio benissimo, però poteva andare peggio. Com’è noto al peggio non c’è mai limite.

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