Un piano per Roma

pianoforteSiamo alla fine del tormentone delle elezioni nei grandi comuni. Roma, Milano, Napoli e diversi altri vanno al voto per eleggere il nuovo sindaco.  Non voterò, per la banale ragione che  sono residente in un comune dove non si vota e quindi non potrei comunque. Se fossi stato residente a Roma, dove sono nato e dove ho praticamente vissuto tutta la vita, non so se avrei votato e per chi.  Devo dire che il parterre dei candidati e il dibattito elettorale sono stati di uno squallore comparabile solo a quello in cui ormai si è ridotta la città sedicente eterna.  Nessuno di essi ha la statura di un Petroselli,  di un Argan, persino di un Rebecchini che, pur tra mille polemiche, accuse, e feroci opposizioni, fu quello che fece la metropolitana B, il raccordo anulare, via della Conciliazione e molto altro ancora, dando quanto meno concretezza all’azione del governo cittadino. Viene da rimpiangere persino Rutelli e Veltroni, ed ho detto davvero tutto.

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Le Idi di Marzo e la vera storia di Cesare e di Bruto il banchiere usuraio

 Oggi è il 15 marzo 2014, e 2058 anni fa, a Roma, ci fu un assassinio politico di cui si è parlato molto, che è stato rappresentato e riproposto mille volte ma del quale le vere cause sono sempre rimaste nell’ombra. Mi riferisco, com’è evidente, all’assassinio di Caio Giulio Cesare, avvenuto appunto alle Idi di Marzo del 44 a.c.

 Sulle ragioni di questo delitto ho scritto un articolo cinque anni fa per Blogosfere, poi l’ho pubblicato anche sul mio blog e ora voglio riproporlo di nuovo per intero. Ci hanno sempre fatto credere che i congiurati fossero ferventi repubblicani che volevano uccidere il tiranno Cesare per riportare la libertà e la democrazia a Roma. Questa storia non mi ha mai convinto, e così qualche anno fa sono andato ad indagare su un terreno che, ancora oggi, è alquanto scottante, i rapporti tra politica ed economia ed ho trovato alcune cose interessanti che ci fanno leggere quella vicenda in una luce affatto diversa. Per la verità, più che di economia qui dobbiamo parlare di finanza, e più precisamente di usura. Sostengo nell’articolo,  che Bruto uccise Cesare per questioni di denaro e non per il suo presunto amore per la Repubblica né per l’anelito alla libertà di tutti. Semmai, si parla di anelito alla propria libertà, ed esattamente alla libertà di investire dove volesse e strangolare i propri debitori con interessi usurari, e non non pagare nemmeno una tassa si propri guadagni. Se questa è la libertà, allora possiamo dire che Bruto anelava davvero alla libertà. Di fare il suo comodo.La questione è molto importante ancorché si sia verificata più di duemila anni fa. Sia perché la storia è il fondamento dell’etica sociale, sia perché nei nostri giorni, in misura e con forme diverse, stiamo rivivendo la stessa lotta di allora tra il potere della finanza e degli strozzini, e gli interessi del popolo.

Ma andiamo con ordine e torniamo al mio articolo che si intitolava allora ” La verosimile storia del banchiere Bruto che uccise Cesare per i soldi e non per la libertà“. Ho fatto alcune correzioni ed aggiunte, soprattutto ai link delle fonti che non erano più raggiungibili e che vale sempre la pena consultare.

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