Proclami del governo e la realtà delle Banche: un’esperienza surreale ad Anzio

Quello che vedete qui a fianco è lo spot del MEF sul decreto liquidità emesso ad aprile scorso. L’ho riletto più volte e si parla di 750 miliardi a disposizione di famiglie e imprese. Stropicciatevi gli occhi, e la cifra rimane sempre la stessa. Non avete le traveggole, dice proprio così. E poi, e poi la norma parla (o blatera) di procedura semplificata, di”nessuna valutazione del merito creditizio”, di autocertificazioni sufficienti per ottenere il prestito, eccetera eccetera. Vi piace? Certo sarebbe stato meglio avere un contributo a fondo perduto, ma si sa che il Governo italiano non ha soldi da spendere così per aiutare i suoi cittadini (che se  non ricordo male sarebbero la ragion stessa di esistenza dello Stato e del governo, ma forse mi confondo), e quindi che ben vengano anche i prestiti, oltretutto a tasso zero come dice il decreto, purché subito e in grado di salvare in questo momento così drammatico. Perché i soldi non ci sono e quelli che c’erano se ne sono andati dopo due mesi e più di quarantena, le spese corrono, e un professionista non vive di stipendio come fanno al governo e nelle mille burocrazie italiane.
Beh, succede anche al vostro umile cronista di aver bisogno di qualche soldo e di scoprire che in quanto professionista ha diritto ad avere il famoso 25% del fatturato dell’ultima dichiarazione dei redditi con il limite dei venticinquemila euro. A me non servono tutti questi quattrini, ma un aiuto consistente sì, visto che non paga più nessuno da mesi e i costi corrono anche a casa mia. Naturalmente non ho diritto ad avere alcuna delle provvidenze a fondo perduto, ma per un prestito ho tutti i requisiti a posto.

L’inganno degli aiuti sul debito: come il Governo sta violando la costituzione e il patto sociale

Oggi è il 25 aprile e ricorre il settantacinquesimo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo. E’ una data importante perché ci ricorda un principio fondamentale della libertà e della dignità degli esseri umani, l’uguaglianza davanti alla legge senza alcuna distinzione di razza, di sesso, di opinioni politiche, di lingua, di religione, di condizioni personali e sociali.  Questo principio è sancito nell’articolo 3 della nostra Costituzione, nella parte iniziale che enumera, appunto, i principi essenziali sui quali è fondata la Repubblica e per i quali è stato stipulato il nuovo patto sociale dopo la caduta del nazifascismo.  Oggi, però, oltre ai nostalgici delle leggi razziali e delle discriminazioni per il colore della pelle o la regione di provenienza, e contro i quali è giusto e necessario combattere una dura battaglia per far valere in ogni circostanza questo principio, c’è un’altra forma strisciante di dittatura, che genera discriminazioni, esclusioni, divisioni in categorie e classi ammantandosi ipocritamente di etica e di equità, mentre l’obiettivo è la tutela dei suoi interessi e l’esercizio del suo potere.

E’ la dittatura del potere finanziario, esercitata attraverso strumenti del tutto contrari ai principi della nostra Costituzione e per fini che sono avulsi dall’interesse generale che dice di voler tutelare.

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