Il mistero dei tassi negativi, le paure dei capitalisti e la Faz

andamento-tassi-bce-fedI tassi di interesse sotto zero, nonostante sia iniziato il QE della BCE stanno creando non pochi problemi agli economisti. È una situazione del tutto nuova e si sta entrando in un campo inesplorato pieno di insidie e trabocchetti. Alessandro Plateroti, sul Sole 24 Ore, riassume così lo stato d’animo degli economisti  degli operatori finanziari: “Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.” E se qualche bello spirito, come Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese, si spinge fino a paragonare questa situazione alla rarefazione dell’argento nel 1400, con la grave crisi che ne derivò per effetto della rarefazione della moneta (dimostrando per inciso di aver capito ben poco della situazione attuale, Martin Wolf sul Financial Times, (ripreso dal Sole 24 Ore) arriva a preconizzare l’era della grande stagnazione e che il capitalismo non riprenderà mai più a brillare dopo questa crisi.

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FAZ – il libro

faz-CopertinaxwebPer capire i fondamenti teorici e lo sviluppo pratico del progetto Faz e contribuire a diffonderlo compra il libro in formato cartaceo direttamente sul sito. Costo € 14,90 + spese di spedizione per € 3,50. Il pagamento si effettua su paypal cliccando qui.  Oppure acquistalo in formato elettronico dal sito della Golena a € 5,99 cliccando qui. Il libro è anche gratuitamente sul sito in formato PDF, ma se volete sostenere il progetto acquistatelo! Una sintesi del progetto Faz e un elenco dei documenti pubblicati li trovate sul sito del Cespea. Per contribuire e partecipare al progetto Faz cliccate qui.

Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.

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La guerra del Gas (ancora sul golpe in Ucraina)

shale-gas-extractionUna ventina di giorni fa ho scritto un articolo in cui facevo alcune considerazioni sull’Ucraina e la rivoluzione di piazza che ha decretato la fine del governo Yanukovych e sugli interessi in gioco. Oltre al fatto, successivamente ampiamente confermato, che più che dai moti spontanei di piazza, la vittoria della rivoluzione fu dovuta ad un gruppo ben armato e finanziato dagli americani, sostenevo che il vero obiettivo degli americani fosse la Crimea, sia per ragioni di stretta natura militare, sia per impedire ai russi di creare la via meridionale per portare il gas in Europa. La costruzione del South Stream, il gasdotto di cui la Saipem del gruppo ENI, si è assicurata il ricco appalto per circa due miliardi di dollari da completare entro il dicembre 2015, e che dovrebbe attraversare il Mar Nero per sbarcare in Bulgaria e da lì in Italia meridionale, è attualmente sotto osservazione dell’EU e soprattutto degli USA ed è sospeso se non si trova un accordo. Tuttavia, non avevo tenuto conto di un fattore importante che ha spinto gli Usa a spendere ben cinque miliardi di dollari per i rivoltosi (che a proposito, adesso reclamano i soldi che pare, non hanno ancora ricevuto secondo le promesse) del Maidan.

La mossa dei Russi di riprendersi rapidamente la Crimea, battendo sul tempo ogni possibile reazione occidentale ed evitando di ricorrere alle inutili e dispendiose lungaggini delle procedure ONU in materia di risoluzione dei conflitti regionali, ha probabilmente sorpreso gli occidentali. C’è una storiella divertente in proposito: “Shimon Peres incontra Putin e gli chiede: Vladimir, ma tu hai qualche antenato ebreo? E Putin gli chiede: Cosa te lo fa pensare Shimon? Beh – continua Peres – sei riuscito a far spendere cinque miliardi agli americani per farti consegnare la Crimea. Nemmeno un ebreo avrebbe trovato tanto coraggio!

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Le Idi di Marzo e la vera storia di Cesare e di Bruto il banchiere usuraio

 Oggi è il 15 marzo 2014, e 2058 anni fa, a Roma, ci fu un assassinio politico di cui si è parlato molto, che è stato rappresentato e riproposto mille volte ma del quale le vere cause sono sempre rimaste nell’ombra. Mi riferisco, com’è evidente, all’assassinio di Caio Giulio Cesare, avvenuto appunto alle Idi di Marzo del 44 a.c.

 Sulle ragioni di questo delitto ho scritto un articolo cinque anni fa per Blogosfere, poi l’ho pubblicato anche sul mio blog e ora voglio riproporlo di nuovo per intero. Ci hanno sempre fatto credere che i congiurati fossero ferventi repubblicani che volevano uccidere il tiranno Cesare per riportare la libertà e la democrazia a Roma. Questa storia non mi ha mai convinto, e così qualche anno fa sono andato ad indagare su un terreno che, ancora oggi, è alquanto scottante, i rapporti tra politica ed economia ed ho trovato alcune cose interessanti che ci fanno leggere quella vicenda in una luce affatto diversa. Per la verità, più che di economia qui dobbiamo parlare di finanza, e più precisamente di usura. Sostengo nell’articolo,  che Bruto uccise Cesare per questioni di denaro e non per il suo presunto amore per la Repubblica né per l’anelito alla libertà di tutti. Semmai, si parla di anelito alla propria libertà, ed esattamente alla libertà di investire dove volesse e strangolare i propri debitori con interessi usurari, e non non pagare nemmeno una tassa si propri guadagni. Se questa è la libertà, allora possiamo dire che Bruto anelava davvero alla libertà. Di fare il suo comodo.La questione è molto importante ancorché si sia verificata più di duemila anni fa. Sia perché la storia è il fondamento dell’etica sociale, sia perché nei nostri giorni, in misura e con forme diverse, stiamo rivivendo la stessa lotta di allora tra il potere della finanza e degli strozzini, e gli interessi del popolo.

Ma andiamo con ordine e torniamo al mio articolo che si intitolava allora ” La verosimile storia del banchiere Bruto che uccise Cesare per i soldi e non per la libertà“. Ho fatto alcune correzioni ed aggiunte, soprattutto ai link delle fonti che non erano più raggiungibili e che vale sempre la pena consultare.

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La vecchia e la nuova politica e il M5S

Roma occupazione al mistero istruzioneL’amico e collaboratore Marco Giustini, osserva amaramente in un suo post su Facebook: “Io penso che la “colpa” storica sia nostra. Il movimento nato a Seattle nel 1999 avrebbe dovuto generare una istituzionalizzazione diversa da quella della sinistra storica. Non siamo stati capaci e quello spazio politico ci è stato ora scippato.

L’autore dello “scippo” è il M5S, con il quale pure ha collaborato a lungo e ne è stato esponente di punta nel panorama romano, ma dal quale si è allontanato per insanabili divergenze con il gruppo romano che, nonostante tutte le migliori intenzioni, ha assunto comportamenti di gestione del potere incompatibili con le dichiarazioni di intenti del Movimento. Faccio notare che prima di gettare la spugna, Marco ha provato a investire Grillo e il gruppo che fa capo al suo blog (che non è una Direzione strategica di un partito, né tanto meno un organo dirigente) della questione, ma questi ha declinato l’intervento. Comprensibile, perché appunto Grillo, al contrario di come viene percepito dalla stampa italiana, non è il capo di un partito, né tanto meno il gruppo che fa riferimento a lui è una struttura di potere. I recenti avvenimenti che hanno riguardato alcuni senatori “dissidenti” hanno rilanciato sul mediatico, e non solo in Italia, l’immagine di un Grillo “capataz” e despota. A prescindere dalla malafede dei giornalisti e in genere dalla volontà di colpire in tutti i modi il M5S, credo che questa rappresentazione sia inevitabile poiché legata ad un modo “vecchio” di osservare il mondo e soprattutto quello della politica.

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La guerra in Ucraina e la democrazia

russi e ucrainiDopo la rivoluzione di  Maidan, che ha cacciato il governo del corrotto Victor Yanukovych, che a sua volta aveva cacciato il governo della corrotta Julia Tymoshenko,  in Ucraina tira aria di guerra. I media occidentali, dopo aver inneggiato al trionfo della democrazia per la cacciata di Yanukovych, adesso gridano all’invasione e mostrano ragazze ucraine che agitano foto di Putin travestito da Hitler. Ora, finché queste favole le raccontano i medi americani, la cosa potrebbe anche avere un senso. In fondo, il Maccartismo negli USA non è mai morto, e pure se tutto si può dire di Putin tranne che è comunista, la Russia si terrà questa nomea almeno per i prossimi quattrocento anni, e persino se restaurassero la dinastia dei Romanov! Gli americani sono molto più ottusi di Berlusconi, quando addita i comunisti in Italia (A proposito, ne conoscete qualcuno? No Vauro no, grazie…).

Mettiamo un po’ di ordine nelle vicende drammatiche di queste ore, che rischiano di riportare la guerra in Europa centrale a poca distanza da noi, come accadde con la guerra di Jugoslavia, che finì in un bagno di sangue e nella frantumazione del paese. Questo è ciò che rischia anche l’Ucraina, vista la situazione e la composizione etnica del suo vasto territorio.

Dico subito che quella del popolo che scende in piazza per la democrazia e contro il dittatore e si fa ammazzare per l’Europa Unita è una favola per gonzi americani. A quanto pare, anche noi Europei dobbiamo aver assunto la stessa faccia da gonzi, forse a forza di mangiare schifezze da McDonald’s, perché ce la propinano anche a noi e in molti ci credono pure. Appunto mettiamo un po’ di ordine e cerchiamo di capire che sta succedendo.

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I forconi di Roma

romaMa che bello! I conti della Capitale sono al dissesto completo dopo la mancata approvazione del solito decreto di salvataggio che la stampa nazionale ha battezzato con l’espressione “decreto SalvaRoma”, e la città dovrà chiudere. Ha ragione Marino a dire che l’espressione “SalvaRoma” è falsa e fuorviante. Si tratta, in realtà di soldi che lo Stato trattiene dalle tasse dei romani e che non sono stati trasmessi al Comune, insomma il solito furto di Stato, che per darti poi i tuoi soldi fa finta di elargire aiuti. Marino, del quale non ho alcuna stima, ma che in questa circostanza mi sta piacendo molto, minaccia di chiudere la città e invoca i forconi contro i politici e la politica da strapazzo. Niente bus e metropolitana, niente servizi di manutenzione delle strade, degli alberi, dei giardini, delle fognature e dei tombini, niente Municipale e niente parcheggi, né semafori, né multe e nemmeno traffico. Niente trasferimenti ai Municipi e quindi, chiusi gli asili nido, i centri anziani, i giardini e parchi pubblici, l’assistenza domiciliare e quant’altro di loro competenza. Gireranno solo le auto blu dei politici, così i cittadini sapranno subito e senza alcun dubbio con chi prendersela.

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Il non-incontro tra Grillo e Renzi e il programma di governo

Come molti italiani e, immagino, buona parte dei miei lettori, ho seguito lo streaming dell’incontro tra la delegazione del M5S guidata da Beppe Grillo e il Premier incaricato Matteo Renzi. L’unica cosa corretta che ho sentito nei commenti successivi è stata che si è trattato in realtà di un non-incontro. D’altra parte, vista la distanza che c’è tra le parti, era difficile pensare che potesse andare diversamente. Tuttavia, i dieci minuti di meta-colloquio, sono stati divertenti e i due, che hanno innato il senso dello spettacolo, sono riusciti a tirarne su uno anche in un tempo così fugace.

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Oggi i Lupercali: Auguri a tutti!

300px-Altar_Mars_Venus_MassimoPassato San Valentino, e il suo solito accompagnamento tra il melenso e l’indigesto di baci, abbracci, carezze e sdolcinature varie, arriva la vera festa dell’amore, i Lupercali, in latino Lupercalia. La festa fu istituita da Romolo e Tazio che, anche se non è molto ricordato, governarono insieme per cinque anni, dopo il ratto delle Sabine. L’antefatto della festa è curioso: a Roma le donne sembravano improvvisamente diventate sterili e così il popolo andò in processione al bosco sacro a Giunone per avere dalla Dea un consiglio sul da farsi. Il responso fu quanto meno sconcertante. Le donne dovevano essere penetrate da un caprone! Un Augure etrusco che aveva accompagnato la processione, però, diede una interpretazione meno sconvolgente, per la quale non doveva essere necessariamente praticata la zooerastia così come sembrava richiedere la Dea. Bisognava sacrificare un capro, e trarre dalla sua pelle delle strisce (dette februae) con cui battere le donne. Pare che dopo dieci mesi lunari dopo questa singolare pratica, molte donne partorirono. Fu Numa Pompilio poi, a disciplinare i riti della festa.

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Il PIL e il prefisso telefonico di Torino

Tutti i giornali di oggi danno grande risalto al ritorno in positivo del PIL italiano nel quarto trimestre del 2013. In questo link ce n’è un esempio. La cosiddetta crescita è stata dello 0,1%, un po’ meno del prefisso telefonico di Torino che, com’è noto, è 011. L’anno, ovviamente, è in profondo rosso poiché nel 2013 il PIL è calato dell’1,9% , meno del 2012 quando la riduzione si era attestata al 2,5% ma sempre una brutta botta per il paese. Questo dato positivo dipende da una variazione in attivo dell’agricoltura e dell’industria, mentre la variazione nei servizi è stata nulla. Insomma, abbiamo venduto qualche arancia in più ai tedeschi (forse) e qualche azienda ha aumentato un poco la produttività, ma da qui a gridare al miracolo ce ne corre.

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Lettera aperta a Andrea Fumagalli (A proposito di Reddito di Cittadinanza e di Moneta del Comune)

Caro Andrea,

Ho letto con grande interesse il tuo articolo su I Quaderni di San Precario, a proposito di monete digitali e circuiti finanziari alternativi e ne sono felice. Anche per la curiosa coincidenza che la pubblicazione ha coinciso con il mio compleanno, e quindi l’ho preso per un bel regalo, anche se ovviamente non potevi saperlo. E per il fatto che da oltre quindici anni scrivo di questi argomenti, proprio nei termini in cui li hai trattati nel tuo articolo, cercando appunto una chiave di lettura alternativa su un tema fondamentale ma assolutamente negletto come la logica del potere finanziario e la strada da percorrere per sconfiggerlo.  Condivido in pieno la tua critica al Bitcoin, è la stessa che gli ho mosso quando ho capito che si trattava davvero di sussunzione alle logiche del potere finanziario, come accade a tutte le monete scarse. Dobbiamo quindi pensare a una moneta che non sia scarsa, e questa può essere solo un denaro a tasso negativo, come hai giustamente esposto.

Ricordo le tue tesi sul Reddito di Cittadinanza, certamente condivisibili nella sostanza, poiché avevi perfettamente compreso la natura rivoluzionaria dell’introduzione del RdC in un ambiente dominato dal pensiero unico neo liberista che, con la liberalizzazione della circolazione dei capitali finanziari, aveva svuotato di contenuto le tradizionali forme di potere nazionali.

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L’oroscopo, le previsioni del tempo e quelle degli economisti

rassegna stampa sulla crisiConfesserò che sono un tenace lettore dell’oroscopo di Branko sul Messaggero. Sarà perché era un’abitudine leggere il giornale di Roma, sarà perché Branko è bravo e scrive cose divertenti, sarà perché “all’oroscopo chi ci crede!” però poi in fondo sono in molti a guardarlo, sarà per tutto ciò ed altro ancora, fatto sta che ancora conservo l’abitudine di leggere il suo oroscopo tutte le mattine. Ah beh, delle sue previsioni, che sono comunque sempre molto generiche, conservo solo la parte ottimistica. Almeno quello, svegliarsi la mattina con uno che ti spinge a fare bene e ti dice che se sei bravo, andrà tutto ottimamente. Poi, quando la sera fai i conti, ti accorgi che non è andata proprio benissimo, però poteva andare peggio. Com’è noto al peggio non c’è mai limite.

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Wounded Knee, gli indiani alla riscossa

coverwn-schedaSul Corriere di oggi ho letto questo articolo su un luogo sacro agli indiani, Wounded Knee, dove nel 1890 furono massacrati centinaia di indiani inermi dai soldati blu dell’esercito federale.

Conosco bene la storia di Wounded Knee e dell’occupazione del 1973 anche se non ci sono mai stato. Angelo Quattrocchi, scrittore ed editore della Malatempora prematuramente scomparso quattro anni fa, fu l’unico bianco presente all’interno del campo insieme agli indiani, che lo accolsero non tanto perché era giornalista, ma per il suo legame affettivo con l’avvocatessa delle Pantere Nere che li difendeva contro il governo federale.

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Burocrazia e fiscalità oppressiva

Burocrazia e fiscalità oppressiva   Quando ero ragazzo, mio padre mi spiegò cosa fosse la burocrazia, e per farmi capire bene mi raccontò una storiella.

“Due leoni si incontrano a villa Borghese a Roma: uno era pallido ed emaciato, magrissimo, quasi scheletrico, dall’aria rassegnata e stanca. L’altro, invece, era grasso e ben pasciuto, ma fortemente preoccupato ed allarmato. Quello grasso si rivolge al compagno chiedendogli cosa gli fosse capitato per essersi ridotto in quelle condizioni. E quello gli racconta la sua storia. “Io vivevo al giardino zoologico, e stavo benissimo. Bistecche tutti i giorni, vita tranquilla, leonesse affettuose. Qualche mese fa, al Ministero, vince l’appalto per le forniture alimentari dello Zoo, una ditta che aveva fatto un’offerta molto bassa per il servizio, e molto generosa per i funzionari. Questa nuova ditta, non so se involontariamente o meno, commette un errore per me tragico: mi attribuisce la dieta delle scimmie, a base di noccioline, invece di quella dei leoni, tutta di carne.

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