In ricordo di Angelo Quattrocchi, l’ultimo grande anarchico

La rivista “Buduàr” ha dedicato uno spazio a Angelo Quattrocchi, scomparso prematuramente undici anni fa, fondatore e anima pulsante della Malatempora anzi, come dice Paola Biribanti che ha redatto lo splendido articolo su di lui, la casa editrice Malatempora in carne ed ossa. Angelo era anarchico, probabilmente l’ultimo vero anarchico del secolo scorso per il quale la sovversione era il pane quotidiano. Aveva un coraggio … Continua a leggere In ricordo di Angelo Quattrocchi, l’ultimo grande anarchico

Sulla necessità della caduta dei tassi di interessi un estratto da un mio libro del 2001

Nell’ormai lontano 2001 ho pubblicato con la Malatempora un libro il cui titolo sarebbe dovuto essere “Dove va la Nuova Economia” in cui, tra l’altro, davo una definizione e una ragione al termine e alla natura di Nuova Economia un po’ più approfondita della banale -allora in voga- identificazione della Nuova Economia con la crescita esponenziale delle borse avvenuta tra la fine del 1999 e … Continua a leggere Sulla necessità della caduta dei tassi di interessi un estratto da un mio libro del 2001

Economia della scarsità, solidarietà, sacrificio ed economia dell’abbondanza

Nelle società antiche il sacrificio umano, così come quello degli animali, era praticato regolarmente. Non c’era evento importante che non fosse preceduto, o seguito o accompagnato da sacrifici di animali e di esseri umani. La vita umana individuale valeva poco o nulla, quello che contava era la sopravvivenza del gruppo e, per ingraziarsi gli dei e favorire il loro intervento a favore della comunità, il sacrificio di uno o più membri di essa era ritenuto essenziale. Sappiamo per certo che alcune società sceglievano i membri da sacrificare tra i giovani più belli e nobili, e li allevavano con questo obiettivo per qualche anno, rendendo loro i massimi onori e facendoli vivere negli agi e nel lusso, affinché si presentassero agli dei nel modo migliore e rendessero testimonianza del livello di raffinatezza che la società da essi dei tutelata, aveva raggiunto grazi al loro intervento. Essere scelti per il sacrificio era un onore oltre che un dovere. D’altra parte il significato originario del termine “sacrificio” viene da “sacrum facere“, ovvero compiere un atto sacro agli dei. Inoltre, la coscienza di sé era molto labile se non inesistente, soprattutto nelle società gilaniche (quelle che hanno preceduto il patriarcato e che Bachofen ha definito con il termine di “matriarcali“; Marija Gimbutas, antropologa americana, ha coniato il termine “gilanica” per indicare che questa società non aveva alcun senso del potere, di cui l'”Archè” è una delle tre articolazioni). Sacrificarsi per la comunità era naturale e doveroso e questo nelle guerre accadeva spesso. Per quanto concerne le comunità gilaniche, che erano essenzialmente pacifiche e conoscevano poco o nulla la guerra, il riferimento è alla resistenza all’invasione delle società Kurgan o patriarcali. Compiere questo sacrificio agli dei davanti a tutta la comunità che ti sostiene e ti acclama era la massima aspirazione di ogni giovane nobile di stirpe e di animo. Infine, quelle società non avevano un senso del tempo sviluppato come il nostro, e la lunghezza della vita non aveva alcun significato. In ogni caso si doveva morire e farlo compiendo un gesto sacro agli dei e alla comunità era fortemente desiderabile.

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Burocrazie

Il burocrate è una persona spesso avulsa dalla società in cui vive. Molti sono tecnicamente preparatissimi, ma non sanno niente del mondo reale,per il quale, peraltro, devono prendere decisioni importanti e vitali. Figli di una mentalità purtroppo molto diffusa nel Sud che amo (ma per altre cose), i burocrati passano l’intera giovinezza con il martellante invito di “mammà” a studiare per trovare un buon posto. Studiano tanto, si presentano agli esami molto preparati e pronti a rispondere su tutto, spesso vincono i concorsi perché hanno perseguito per tutto il tempo quell’unico obiettivo. Fare contenta a mammà, vincere il concorso e “piazzarsi” bene. Non si tratta di corruzione, quella arriva dopo e non certo per tutti,ma di qualcosa di peggio. E’ una sorta di deviazione mentale per cui si prende un lavoro non per quello che comporta in termini di creatività e di capacità di realizzazione di sé, ma perché assicura un buono stipendio, una carriera sicura possibilmente con il minimo impegno. Sono pochissimi i burocrati che amano il proprio lavoro, non è quello che viene loro richiesto nei concorsi.

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MES, Recovery Fund e l’Europa dei Miserabili

Alla fine, la montagna partorì un topolino (Parturient Montes nascetur ridiculus mus), e questo verso di Orazio dall’Ars Poetica riassume perfettamente l’impotenza dell’Europa delle banche in questa situazione di emergenza. Orazio ce l’aveva con i poeti che promettevano mari e monti sui loro scritti futuri e poi se ne uscivano con qualche verso zoppicante (non lo scazonte di Ipponatte!) e noi, più modestamente dati i tempi, ce la dobbiamo vedere con l’Europa della miseria e dei miserabili, che ha frantumato in mille irriconoscibili pezzi il sogno di una grande Europa coltivato dai nostri predecessori. Ma procediamo con ordine.

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L’inganno degli aiuti sul debito: come il Governo sta violando la costituzione e il patto sociale

Oggi è il 25 aprile e ricorre il settantacinquesimo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo. E’ una data importante perché ci ricorda un principio fondamentale della libertà e della dignità degli esseri umani, l’uguaglianza davanti alla legge senza alcuna distinzione di razza, di sesso, di opinioni politiche, di lingua, di religione, di condizioni personali e sociali.  Questo principio è sancito nell’articolo 3 della nostra Costituzione, nella parte iniziale che enumera, appunto, i principi essenziali sui quali è fondata la Repubblica e per i quali è stato stipulato il nuovo patto sociale dopo la caduta del nazifascismo.  Oggi, però, oltre ai nostalgici delle leggi razziali e delle discriminazioni per il colore della pelle o la regione di provenienza, e contro i quali è giusto e necessario combattere una dura battaglia per far valere in ogni circostanza questo principio, c’è un’altra forma strisciante di dittatura, che genera discriminazioni, esclusioni, divisioni in categorie e classi ammantandosi ipocritamente di etica e di equità, mentre l’obiettivo è la tutela dei suoi interessi e l’esercizio del suo potere.

E’ la dittatura del potere finanziario, esercitata attraverso strumenti del tutto contrari ai principi della nostra Costituzione e per fini che sono avulsi dall’interesse generale che dice di voler tutelare.

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Cronache dall’emergenza: economia, società, umanità e altro… i video, i commenti, gli interventi

A partire da sabato 4 aprile alle ore 12:30 terrò ogni giorno alla stessa ora una rubrichetta via diretta facebook per parlare dell’emergenza, dei programmi possibili,dee soluzioni e per tirarci su il morale. Come insegnano i maestri orientali dobbiamo prendere ogni cosa per il verso giusto e questa sventura del Coronavirus ci regala la grande opportunità di mettere finalmente in discussione il modello economico dominante … Continua a leggere Cronache dall’emergenza: economia, società, umanità e altro… i video, i commenti, gli interventi

Solidar: la rivoluzione del blockchain per una nuova società

La tecnologia Blockchain, che è alla base del BItcoin e dell’Ethereum, le due cryptocurrencies più note delle oltre mille che sono sorte negli ultimi mesi, è di per sé una vera rivoluzione.  Non ha bisogno di un server centrale per funzionare, poiché i dati di tutte le transazioni sono contenuti in modo criptato in ognuna di esse e solo una transazione, quella che interessa chi la pone in essere, è leggibile in chiaro.  Questo fatto ha due effetti essenziali: il primo è che le transazioni non hanno costi, a differenza di quello che avviene con le banche, e il secondo è che le transazioni possono essere perfettamente anonime.  La terza caratteristica essenziale di questa tecnologia è che, proprio per queste sue caratteristiche, essa è inarrestabile e di fatto sta determinando la fine del monopolio delle banche sull’emissione di denaro e soprattutto la fine del regime di scarsità che questo monopolio comporta.

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Quanto vale un Solidar?

Mi è stata posta da più parti questa domanda e la riposta non è semplice. Per trovarla dobbiamo fare alcuni ragionamenti sulle monete in generale, su quelle virtuali, sul mercato e sull’economia.

Il “valore” di una moneta dipende essenzialmente dal mercato. Se la domanda di moneta supera l’offerta il “valore” sale, altrimenti scende. Metto il termine valore tra virgolette perché in realtà si tratta di un valore relativo, ovvero del prezzo che quella moneta ha rispetto ad altre monete o a un paniere di monete. In sé una moneta non ha alcun valore, così come tutte le cose perché, com’è noto i valori sono categorie dello spirito e appartengono all’umano e non al mondo materiale. In questo si parla più appropriatamente di prezzi e non di valori. Fatta questa doverosa precisazione che prego tutti di tenere sempre bene a mente, entriamo nel merito.

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Relazioni economiche e forme di governo

La mia relazione al convegno sulle Forme della democrazia organizzato dal Movimento Roosevelt  a Roma l’8 e il 9 aprile 2017

Dalla democrazia nell’economia della scarsità, a forme di autogoverno nell’economia dell’abbondanza.

La democrazia è la forma di governo gestita dal “demos”, termine con il quale oggi indichiamo genericamente il “popolo” ma che nell’antica Grecia aveva una sua specificità ben più articolata e concreta. Questa specificità era l’organizzazione territoriale concreta in cui era divisa la cittadinanza e che era articolata in una pluralità di “demi” che nell’Attica di Clistene raggiunsero il numero di 139 poi saliti a 174 secondo Strabone.

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Trump e il vicolo cieco dei progressisti

La vittoria di Donald Trump è l’effetto della rivolta dell’America profonda contro le élites finanziarie e industriali della costa est e di quella ovest, contro le banche, contro la borsa, contro la globalizzazione che si traduce in prodotti cinesi a basso costo che tolgono pane e lavoro, contro i bugiardi delle televisioni e dei giornali. Ma non è una rivoluzione, anzi. La vittoria di Trump … Continua a leggere Trump e il vicolo cieco dei progressisti

Lo scontro di civiltà

andrea-vicentino-battle-of-lepantoCi siamo. L’umanità è arrivata al bivio dello scontro decisivo. Due civiltà sono a confronto, ed alla fine dello scontro ne resterà una sola. Non è la prima volta che accade nella storia dell’umanità né sarà l’ultima. Sempre che alla fine dello scontro resti qualcosa che somiglia ad una civiltà. Perché stavolta è a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità: un conflitto nucleare ne segnerebbe l’inevitabile declino e la scomparsa dalla faccia della terra nel breve volgere di qualche generazione. È un rischio di cui dobbiamo tenere conto, c’è e non possiamo fare finta di niente.

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La generazione perduta

DisoccupazioneIl Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme per l’Italia. Ci vorranno vent’anni per far tornare l’occupazione ai livelli prima della crisi. Lo stesso tempo previsto per il Portogallo, mentre la Spagna, sempre secondo il FMI, impiegherà solo dieci anni. Insomma, prospettive cupe per la gente ed il loro  futuro. Ovviamente si parla di occupazione degli adulti, poiché la disoccupazione giovanile continuerà a battere record su record, al punto che si parla di una generazione perduta. Direi che sono due generazioni che hanno perduto la speranza e l’entusiasmo, visto che la crisi finanziaria è iniziata dieci anni fa ma che la crisi  dell’occupazione e dell’economia è divenuta significativa sin dai primi anni novanta del secolo scorso. Ovviamente, tale recupero dei livelli occupazionali sarà possibile solo in presenza di “una significativa accelerazione della crescita“, ovvero dell’araba fenice date le condizioni attuali dell’economia e le prospettive nere del futuro.

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Il petrolio della Finlandia e il reddito di cittadinanza universale

un pozzo di libriDa qualche giorno gira sui social network e siti alternativi la notizia che la Finlandia sta per adottare il Reddito di Cittadinanza Universale. Ho provato a cercare conferme sulla stampa ufficiale senza trovarne nemmeno una, ovviamente. E allora sono andato a cercare sui siti finlandesi, fidandomi della traduzione di Google (benedetto Google translator!), ed ho trovato che la notizia è almeno in parte vera.

Ma prima di entrare nel merito della questione devo una spiegazione sul titolo di questo articolo, “Il petrolio della Finlandia”. Perché la notizia è passata sui social come se la Finlandia intenda distribuire a tutti i cittadini il dividendum che ricava dalla vendita del petrolio, il che implica che in Italia o nei paesi che non hanno il petrolio la cosa è infattibile.

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A proposito degli eventi del primo maggio, riflessioni su giustizia, verità e movimento.

ipocrisia dei media Quattordici anni fa ho scritto queste riflessioni sulla giustizia, sulla verità e sul movimento. Era il 2001 ed avevo ancora nel naso l’odore acre dei lacrimogeni generosamente lanciati sulla scogliera di Genova, dove ci eravamo rifugiati, e in bocca il sapore amaro della  decisione di lasciare l’attività di avvocato. Avevo la sensazione di entrare in un mondo inesplorato, difficile da capire, difficile anche orientarsi.  Qualche tempo dopo, inserii questo brano nel libro “Un’altra moneta”, poiché mi sembrava doveroso invitare a riflettere sul tema del potere e delle sue ancelle, appunto la “Verità” e la “Giustizia”. Ma stavo mettendo in discussione i capisaldi stessi della società in cui viviamo, quei capisaldi ai quali tutti, ipocritamente, chi più chi meno, chi scientemente ipocrita, chi senza rendersene conto, fanno riferimento quando parlano della loro società ideale. Appunto, una società ideale, ovvero figlia di ideologie che dovremmo eliminare definitivamente dal nostro orizzonte. Stavo anche rovesciando le basi stesse della cultura sulla quale mi ero formato che mette la ricerca della verità ed il perseguimento della giustizia sul punto più alto della sua etica. Ma era necessario farlo.

Come spesso succede, quando si scrivono cose che appaiono enormi, su questo brano è calato un imbarazzato silenzio. So che in molti mi attaccheranno, soprattutto perché non lo capiranno. La verità e la giustizia sono gli obiettivi di tutte le azioni politiche, sociali, individuali, collettive. Nel libro che sto scrivendo sull’economia dell’abbondanza ne parlerò in modo più approfondito. Ora mi sembra il caso di riproporlo così come l’ho scritto, per provare a rilanciare la discussione a margine delle riflessioni, spesso superficiali e ipocrite che ho letto sugli eventi del primo maggio.

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