Lettera aperta a Paolo Barnard

Leggo sul blog di Paolo Barnard queste “considerazioni” a proposito di Warren Mosler e, incidentalmente, dei texani che ne hanno sostenuto in un primo tempo le teorie e dei gruppi MMT e poi MEMMT che lui stesso ha creato. Sulla MMT, o meglio sulle teorie di Mosler ho già scritto le mie considerazioni in questo articolo dell’anno scorso. Sulla scoperta dei texani e dello strumento unico della Rivoluzione ho scritto tre anni fa in quest’altro articolo. Questo primo articolo era parecchio polemico, contrariamente alle mie abitudini, ma credo fosse inevitabile. In un certo senso anticipava quello che è successo. Ora che Paolo Barnard è rimasto da solo, tradito sia dai cow boys texani che dal trader Warren Mosler, abbandonati dagli stessi gruppi MMT che aveva creato in tutta Italia e infine buttato fuori dalla Gabbia di Paragone, per la stessa ragione di fondo, ovvero che il potere e i suoi uomini fanno sempre schifo, dovunque li metti, mi sembra giusto scrivergli. Forse, con la testa sgombra dalle lucciole della MMT sarà in condizioni di ragionare.

Caro Paolo, mi dispiace. Anche se in qualche modo te l’avevo detto, comunque mi dispiace. Non me ne frega niente degli insulti che hai elargito a me (a quanto mi hanno riferito) ed a tutti quelli che in Italia, fuori dal pensiero mainstream, hanno cercato di dare un senso alla critica al sistema finanziario ed economico. Spesso scrivendo sciocchezze o banalità, ma almeno ci hanno provato in buona fede e non meritavano di essere buttati tutti nel cesso come hai fatto. Non c’era bisogno di andare in Texas per scoprire comunismo sovietico, bastava farne oggetto di una riflessione meno viscerale e più razionale.

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La vecchia e la nuova politica e il M5S

Roma occupazione al mistero istruzioneL’amico e collaboratore Marco Giustini, osserva amaramente in un suo post su Facebook: “Io penso che la “colpa” storica sia nostra. Il movimento nato a Seattle nel 1999 avrebbe dovuto generare una istituzionalizzazione diversa da quella della sinistra storica. Non siamo stati capaci e quello spazio politico ci è stato ora scippato.

L’autore dello “scippo” è il M5S, con il quale pure ha collaborato a lungo e ne è stato esponente di punta nel panorama romano, ma dal quale si è allontanato per insanabili divergenze con il gruppo romano che, nonostante tutte le migliori intenzioni, ha assunto comportamenti di gestione del potere incompatibili con le dichiarazioni di intenti del Movimento. Faccio notare che prima di gettare la spugna, Marco ha provato a investire Grillo e il gruppo che fa capo al suo blog (che non è una Direzione strategica di un partito, né tanto meno un organo dirigente) della questione, ma questi ha declinato l’intervento. Comprensibile, perché appunto Grillo, al contrario di come viene percepito dalla stampa italiana, non è il capo di un partito, né tanto meno il gruppo che fa riferimento a lui è una struttura di potere. I recenti avvenimenti che hanno riguardato alcuni senatori “dissidenti” hanno rilanciato sul mediatico, e non solo in Italia, l’immagine di un Grillo “capataz” e despota. A prescindere dalla malafede dei giornalisti e in genere dalla volontà di colpire in tutti i modi il M5S, credo che questa rappresentazione sia inevitabile poiché legata ad un modo “vecchio” di osservare il mondo e soprattutto quello della politica.

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Wounded Knee, gli indiani alla riscossa

coverwn-schedaSul Corriere di oggi ho letto questo articolo su un luogo sacro agli indiani, Wounded Knee, dove nel 1890 furono massacrati centinaia di indiani inermi dai soldati blu dell’esercito federale.

Conosco bene la storia di Wounded Knee e dell’occupazione del 1973 anche se non ci sono mai stato. Angelo Quattrocchi, scrittore ed editore della Malatempora prematuramente scomparso quattro anni fa, fu l’unico bianco presente all’interno del campo insieme agli indiani, che lo accolsero non tanto perché era giornalista, ma per il suo legame affettivo con l’avvocatessa delle Pantere Nere che li difendeva contro il governo federale.

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