A proposito del cafone collettivo (risposta antirazzista a Blondet)

lombrosoIn un articolo sul suo sito, Maurizio Blondet stigmatizza certe pessime abitudini e pratiche di malagestio del turismo nel mezzogiorno d’Italia e dei meridionali in genere nel resto del paese. L’articolo ha suscitato varie polemiche e commenti che tuttavia, a mio parere colgono poco nel segno. Gli strali contro gli “osco-campani”, anche denominati “osco-fescennini”, sono impietosi. Una certa mentalità un po’ gretta e meschina, rigorosamente individualista che poco si cura del bene comune senza comprendere che in quel bene comune trarrebbe anche maggiore soddisfazione il bene personale, è ben diffusa in tutta la penisola, e la conosciamo bene. Che sia terreno di coltura della camorra e delle varie mafie che si contendono il territorio nazionale è pure noto. E lo sfogo di Blondet è comprensibile, così come l’invettiva. Tuttavia non è affatto condivisibile. A prescindere dal tono anti-meridionalista che pervade tutto  l’articolo, da un intellettuale ci si aspetta altro dal razzismo più o meno manifesto che trasuda dal suo articolo. Capisco che vedere maltrattato il sito di Pompei, che se fosse in Germania sarebbe in testa alle classifiche mondiali dei siti archeologici visitati da turisti e studiosi, così come l’emblematica “sparizione” dei carrelli per i bagagli, finiti nelle mani di un racket pseudomafioso all’aeroporto di Orio al Serio, fanno rivoltare le budella, ma un intellettuale deve sempre ragionare sulle cause e non sugli effetti. Altrimenti si finisce per fare del razzismo gratuito, e di tutto abbiamo bisogno tranne che di questo. E soprattutto non si capiscono le cause di questi comportamenti e non se ne possono trovare i rimedi. Quindi nessuna polemica sul razzismo di Blondet, ma ragionamenti sulle cause. Altrimenti non ne usciamo mai vivi.

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La generazione perduta

DisoccupazioneIl Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme per l’Italia. Ci vorranno vent’anni per far tornare l’occupazione ai livelli prima della crisi. Lo stesso tempo previsto per il Portogallo, mentre la Spagna, sempre secondo il FMI, impiegherà solo dieci anni. Insomma, prospettive cupe per la gente ed il loro  futuro. Ovviamente si parla di occupazione degli adulti, poiché la disoccupazione giovanile continuerà a battere record su record, al punto che si parla di una generazione perduta. Direi che sono due generazioni che hanno perduto la speranza e l’entusiasmo, visto che la crisi finanziaria è iniziata dieci anni fa ma che la crisi  dell’occupazione e dell’economia è divenuta significativa sin dai primi anni novanta del secolo scorso. Ovviamente, tale recupero dei livelli occupazionali sarà possibile solo in presenza di “una significativa accelerazione della crescita“, ovvero dell’araba fenice date le condizioni attuali dell’economia e le prospettive nere del futuro.

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Il petrolio della Finlandia e il reddito di cittadinanza universale

un pozzo di libriDa qualche giorno gira sui social network e siti alternativi la notizia che la Finlandia sta per adottare il Reddito di Cittadinanza Universale. Ho provato a cercare conferme sulla stampa ufficiale senza trovarne nemmeno una, ovviamente. E allora sono andato a cercare sui siti finlandesi, fidandomi della traduzione di Google (benedetto Google translator!), ed ho trovato che la notizia è almeno in parte vera.

Ma prima di entrare nel merito della questione devo una spiegazione sul titolo di questo articolo, “Il petrolio della Finlandia”. Perché la notizia è passata sui social come se la Finlandia intenda distribuire a tutti i cittadini il dividendum che ricava dalla vendita del petrolio, il che implica che in Italia o nei paesi che non hanno il petrolio la cosa è infattibile.

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Il voto in Grecia

Athena_GiustinianiConfesso che avevo molti timori sul voto in Grecia. Spiegare alla gente che il vero nemico – al di là degli schieramenti politici che sono un teatrino mediatico ma in pochi lo sanno – è il potere finanziario non è facile per niente. Da una parte c’era Tsipras, giovane, forte e coraggioso, ma sempre un’incognita per chi ragiona sui propri risparmi o sul proprio stipendio, e dall’altra la Troika, cattivi, duri, spietati ma che hanno i soldi, e quando si tratta di soldi la gente è disposta a tutto. E una cosa sono le dichiarazioni di principio e quelle ai sondaggi, altra cosa è quello che si fa nell’urna. Insomma, temevo che la paura prendesse il sopravvento.

E invece i Greci hanno dimostrato che sono un popolo coraggioso e che ragiona. E che se ne frega degli schieramenti politici ed ha capito benissimo dove sta il nemico, appunto nella finanza e nell’assurdità di questo sistema economico. E non è stata una vittoria risicata all’ultimo voto, come i media nostrani sostenevano e che, ormai l’abbiamo capito bene, sono servi del potere finanziario più di ogni altro, ma di un vero e proprio trionfo con oltre il 61% dei voti. Anzi per la verità qui si diceva che il Sì avrebbe trionfato con una grande margine di consensi, giusto per far capire quanta sensibilità politica e giornalistica ci sia nel nostro disgraziatissimo paese. Ora cominceranno qui i pompieri a gettare acqua sul fuoco e dire che il voto non conta, che la Grecia non può fare a meno dell’Europa, che dovremo fare sacrifici per sostenere i Greci, eccetera eccetera.

In Italia, dove gli esercizi di ipocrisia e di servilismo sono all’ordine del giorno, il potere finanziario è intoccabile. Basta leggere i commenti e le prese di posizione della nostra stampa per capirlo ma anche di certi intellettuali. Per esempio, la proposta dei CCF di Stefano Sylos Labini ed altri economisti, che non è la panacea di tutti i mali, ma è una proposta che si può attuare subito e che darebbe un qualche impulso all’economia, viene clamorosamente fraintesa da economisti “di sinistra” e deliberatamente ignorata dai media. Non è una sorpresa, qui i servi fanno quadrato intorno al loro padrone. E se provi a parlare di alternative economiche gli italiani ti guardano stupiti come se fossi un marziano. Non dico della Faz, che qualche complicazione ce l’ha, ma dei CCF, appunto. Quando si tratta di soldi diventano tutti conservatori e pensano al proprio portafoglio. In Grecia no, i Greci sono un popolo libero e se ne fregano che Syiriza è alleata ad Alba dorata in questa battaglia. Perché è chiaro che il nemico è il potere finanziario, almeno a loro e che chiunque lo combatta è benvenuto. Poi ci si dividerà di nuovo, poiché certe posizioni e certe mentalità sono incompatibili, ma qui si tratta di salvare l’umanità dal disastro economico e dall’usura. I greci l’hanno capito, in Italia non lo capisce nessuno o fanno finta di non capirlo. Qui sono servi, in Grecia sono liberi. Onore ai Greci.

Intervista virtuale al computer di Alan Turing

Ho scritto questo dialogo nel 1997, quando ho pubblicato la mia Guida a Internet. In questo sito che è stato aperto alcuni anni dopo la trovate nella versione originale (mancano alcune note), come intermezzo della Guida. Ora che è uscito il film sulla vita di Alan Turing e, coincidenza curiosa, Umberto Eco ha esposto una strana tesi sugli effetti di internet, sostenendo che esso dà voce a tutti gli imbecilli, quando allora sosteneva che internet poteva essere fonte di una nuova discriminazione tra le classi, ovvero tra chi la la possibilità dell’accesso e chi non ce l’ha, ho deciso di ripubblicarla da sola. Ovviamente c’è anche una battuta su Umberto Eco, grande scrittore ma su certi argomenti farebbe bene a pensarci su due volte. Era un altro mondo, Prodi presidente del Consiglio, Veltroni il suo vice, l’Italia si accingeva ad entrare nell’euro tra grandi speranze (della maggioranza) e molte perplessità di qualche economista un po’ avveduto, ma il clima era decisamente di positiva attesa per il nuovo millennio. Ed eccoci qui…

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A proposito degli eventi del primo maggio, riflessioni su giustizia, verità e movimento.

ipocrisia dei media Quattordici anni fa ho scritto queste riflessioni sulla giustizia, sulla verità e sul movimento. Era il 2001 ed avevo ancora nel naso l’odore acre dei lacrimogeni generosamente lanciati sulla scogliera di Genova, dove ci eravamo rifugiati, e in bocca il sapore amaro della  decisione di lasciare l’attività di avvocato. Avevo la sensazione di entrare in un mondo inesplorato, difficile da capire, difficile anche orientarsi.  Qualche tempo dopo, inserii questo brano nel libro “Un’altra moneta”, poiché mi sembrava doveroso invitare a riflettere sul tema del potere e delle sue ancelle, appunto la “Verità” e la “Giustizia”. Ma stavo mettendo in discussione i capisaldi stessi della società in cui viviamo, quei capisaldi ai quali tutti, ipocritamente, chi più chi meno, chi scientemente ipocrita, chi senza rendersene conto, fanno riferimento quando parlano della loro società ideale. Appunto, una società ideale, ovvero figlia di ideologie che dovremmo eliminare definitivamente dal nostro orizzonte. Stavo anche rovesciando le basi stesse della cultura sulla quale mi ero formato che mette la ricerca della verità ed il perseguimento della giustizia sul punto più alto della sua etica. Ma era necessario farlo.

Come spesso succede, quando si scrivono cose che appaiono enormi, su questo brano è calato un imbarazzato silenzio. So che in molti mi attaccheranno, soprattutto perché non lo capiranno. La verità e la giustizia sono gli obiettivi di tutte le azioni politiche, sociali, individuali, collettive. Nel libro che sto scrivendo sull’economia dell’abbondanza ne parlerò in modo più approfondito. Ora mi sembra il caso di riproporlo così come l’ho scritto, per provare a rilanciare la discussione a margine delle riflessioni, spesso superficiali e ipocrite che ho letto sugli eventi del primo maggio.

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Il mistero dei tassi negativi, le paure dei capitalisti e la Faz

andamento-tassi-bce-fedI tassi di interesse sotto zero, nonostante sia iniziato il QE della BCE stanno creando non pochi problemi agli economisti. È una situazione del tutto nuova e si sta entrando in un campo inesplorato pieno di insidie e trabocchetti. Alessandro Plateroti, sul Sole 24 Ore, riassume così lo stato d’animo degli economisti  degli operatori finanziari: “Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.” E se qualche bello spirito, come Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese, si spinge fino a paragonare questa situazione alla rarefazione dell’argento nel 1400, con la grave crisi che ne derivò per effetto della rarefazione della moneta (dimostrando per inciso di aver capito ben poco della situazione attuale, Martin Wolf sul Financial Times, (ripreso dal Sole 24 Ore) arriva a preconizzare l’era della grande stagnazione e che il capitalismo non riprenderà mai più a brillare dopo questa crisi.

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FAZ – il libro

faz-CopertinaxwebPer capire i fondamenti teorici e lo sviluppo pratico del progetto Faz e contribuire a diffonderlo compra il libro in formato cartaceo direttamente sul sito. Costo € 14,90 + spese di spedizione per € 3,50. Il pagamento si effettua su paypal cliccando qui.  Oppure acquistalo in formato elettronico dal sito della Golena a € 5,99 cliccando qui. Il libro è anche gratuitamente sul sito in formato PDF, ma se volete sostenere il progetto acquistatelo! Una sintesi del progetto Faz e un elenco dei documenti pubblicati li trovate sul sito del Cespea. Per contribuire e partecipare al progetto Faz cliccate qui.

Sull’inutile pericolosità dell’idea di proprietà popolare della moneta. Note a margine del concetto di scarsità del capitale

cropped-cropped-cropped-faz1551.pngUn tormentone che ci perseguita da tempo è l’idea della proprietà popolare della moneta. Su questo argomento ho già scritto diverse note critiche, soprattutto riflettendo sul pensiero di Auriti, ma credo che sia necessario affrontare la questione in modo diretto così da farsi capire per bene.

Dunque, io propugno la proprietà popolare del metro!  Al momento della misurazione il metro deve essere di proprietà del popolo, affinché le misure siano egualmente distribuite. Basta con l’uso pressoché esclusivo di geometri e ingegneri e pure dei fisici che hanno ridotto il metro a dimensioni infinitesimali e se ne sono appropriati ab origine. Basta con la dittatura del Bureau International des Poids et Mesures, assaltiamo il Pavillon de Breteuil di Sèvres e liberiamo il metro dalla schiavitù degli oligarchi che se ne sono impadroniti! Il metro deve essere di tutti, così che finalmente si possa ottenere la giustizia sociale!

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Potere, monete, crisi, le alternative all’euro, i Ccf, i G-euro e la Faz

Copertina del n° 4/2012 della Rivista Antarés

Copertina del n° 4/2012 della Rivista Antarés

La situazione della Grecia è arrivata probabilmente ad un punto di non ritorno e ormai anche i mercati scommettono sul Grexit. Ne ho scritto tre anni fa sulla crisi della Grecia ed alla fine i nodi sono arrivati al pettine. Certo che se fossero usciti tre anni fa dall’euro la situazione sarebbe stata completamente diversa, ma certi calici, evidentemente, devono essere bevuti fino in fondo. L’ottusità dei liberal al governo dell’Europa Unita impedisce di trovare alternative ad una situazione che per il paese ellenico è oggettivamente insostenibile dal punto di vista sociale e politico. D’altra parte se il paese ha dato fiducia a Syriza su un programma di rilancio dell’economia e di allentamento della austerity era chiaro che difficilmente si sarebbe potuto proseguire sulla stessa strada di prima. Chiaro a tutti tranne che agli gnomi della ex Troika che con disastrosa coerenza stanno portando la Grecia verso l’uscita dall’euro  con tutte le conseguenze che questo comporta. Restarci sarebbe a questo punto persino peggio, quindi meglio mettesi l’elmetto e provare altre strade. Una di queste strade è l’emissione immediata di una moneta alternativa che potrebbe fungere da moneta interna e favorire una ripresa dei consumi ed il rilancio dell’economia e che potrebbe procrastinare l’uscita dall’euro o quanto meno ritardarne la decisione. Perché una cosa è uscire dall’euro senza il becco di un quattrino in cassa, altra è uscirne con una struttura finanziaria alternativa che quanto meno comincia già a funzionare. La proposta di Ccf per la Grecia, ma anche per l’Italia, è una proposta sensata. Continua a leggere

FAZ Project – Financial Autonomous Zone A Post-Scarcity Economic Model

fazIntroduction

In light of, and as a remedy to, the notorious, deep, and chronic damages (wage slavery, unemployment, de-industrialization, social injustice, misery, obscenely unequal wealth distribution, spiritual retrogression, etc.) inflicted to society by the present system of money management, we have devised what we believe is an alternative, and wholesome, model of wealth creation and distribution, whose performance hinges on a very particular conception and treatment of the means of payment.

In this last regard, the idea is to devise a monetary medium, whose nature and life-cycle is radically different from the traditional one —different, that is, from what is known as “loan-money,” which is put into circulation through banking debt.

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È una questione di cultura

fazIl relativismo culturale è una buona abitudine delle società occidentali. Nessuno ci autorizza a considerare la nostra cultura superiore alle altre, così come non autorizza nessun altro a considerare la propria cultura superiore alla nostra. Il principale effetto del relativismo culturale, che probabilmente è anche la causa che ne ha generato la nascita e l’evoluzione, è la tolleranza. È stata una strada lunga, dolorosa e costellata di errori e di ripensamenti quella che ha portato le società occidentali sulla via della tolleranza e del rifiuto di ogni forma di razzismo e di integralismo culturale, a partire da quello religioso, ma insomma, sembra che siamo avviati su una buona strada. L’ultimo tentativo storico di integralismo culturale di massa in occidente è stato il nazismo e gli orrori che ha comportato questa ideologia hanno spinto decisamente verso la nascita e lo sviluppo del relativismo culturale. Greenwood, nel 1977 definisce il relativismo culturale come  “la comprensione di un’altra cultura alle sue condizioni in modo abbastanza simpatetico da farla apparire come progetto di vita coerente e significativo”. Fino all’inizio del novecento, le culture prive di letteratura erano considerate ad un livello inferiore nella scala dell’evoluzione, poi si cominciato a pensare che ogni cultura avesse un carattere universale e che dovesse essere rispettata e compresa per questo. Continua a leggere

Sul Reddito di Cittadinanza, un nuovo patto sociale e la Faz

cropped-cropped-cropped-faz1551.pngC’è una grande confusione sotto il cielo a proposito del Reddito di Cittadinanza. Secondo Confucio sarebbe un indice molto positivo, poiché più confusione c’è e più si parla dell’argomento e questo entra nella coscienza della gente. Bisogna essere molto ottimisti, e continuare a fare chiarezza. L’argomento è decisivo, soprattutto in un momento come questo nel quale in tutto il mondo i rumori della guerra sovrastano le voci della ragione.  È comprensibile, il sistema economico non riesce a risolvere nessun problema e nelle società emergono tensioni sempre più forti verso la rottura del patto sociale. La guerra è la risposta tradizionale alle tensioni, brucia le energie, genera nuovi guadagni, toglie di mezzo coloro che vogliono cambiare il sistema, semplifica la lotta sociale. Tuttavia dobbiamo provare ad immaginare e realizzare un mondo diverso, soprattutto ora che queste idee, anche nella confusione generale, hanno cominciato a camminare nelle coscienze con grande velocità.

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La vera storia di San Valentino e perché si celebra il 14 febbraio

cupido assassinatoL’anno scorso di questi tempi ho scritto un articolo sulla festa dei Lupercali, che si teneva a Roma dal 13 al 15 febbraio di ogni anno, sin dai tempi di Numa Pompilio che la istituì. In questo articolo parlavo anche della festa di San Valentino e della ragione per cui fu istituita da Papa Gelasio I nel 495 d.c. Le due vicende sono strettamente connesse, poiché Papa Gelasio si preoccupava del fatto che ancora ai suoi tempi si celebrasse a Roma una festa dell’amore pagano, carnale e sostanzialmente libero come era quello celebrato durante i Lupercali. Si trattava di dare una diversa immagine all’amore ed un senso completamente diverso da quello che esso aveva nella società antica. Di qui la riesumazione della storia di San Valentino e del suo improbabile martirio e delle ancora più improbabili storie d’amore che lo accompagnano. Si trattava di leggende sui primi cristiani che la Chiesa di Roma sfornava in quantità dopo la caduta dell’Impero per rafforzare e giustificare il proprio potere.

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Che cos’è la crisi? La questione è semplice (con qualche considerazione sulla Banca d’Inghilterra)

imagesIl nuovo Chief Economist della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane ha recentemente dichiarato che l’intero sistema economico deve essere ripensato dalle fondamenta. Qui trovate il saggio dal quale sono tratte le sue affermazioni. La sua dichiarazione segue il report della Banca d’Inghilterra nel quale si afferma (finalmente!) che la gran parte del denaro in circolazione viene creato dalle Banche commerciali mediante i prestiti e che pertanto la creazione del denaro dipende dall’incremento del debito. Insomma, gli Inglesi che hanno fatto dell’innovazione dei sistemi bancari la loro arma vincente, si sono accorti che qualcosa non funziona e che il sistema sta sul punto del collasso e cercano soluzioni diverse. ovviamente in un’ottica di potere come hanno sempre fatto.  Mentre per noi la soluzione va nella opposta direzione dello smantellamento del potere.  E allora ripropongo questo articolo di un anno fa che spiega, in questa chiave interpretativa di cui ora si è accorta la Banca d’Inghilterra, che cos’è la crisi e come funziona. L’alternativa, come già avvertivo quindici anni fa è tra un cambiamento del sistema in una chiave di potere e un cambiamento in una direzione opposta di riduzione e di svuotamento del potere. Il resto segue necessariamente.

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