A proposito dell’inflazione, della deflazione e della loro natura

INFLAZIONELeggo un po’ di confusione intorno a questi argomenti, il che non è una novità. L’ultima in ordine cronologico, è un post apparso sull’eccellente testata “Voci dall’estero“, che riporta un articolo apparso sul blog di un giovane economista americano Noah Smith, il quale critica aspramente la convinzione diffusa che l’inflazione renda più poveri, poiché questo argomento comporterebbe che la deflazione rende più ricchi. Per la sua “critica”, diciamo così, usa un argomento banale ma di un certo effetto. Dal 1980 ad oggi l’inflazione è stata del 186,76% circa. Per comprare una cosa che nel 1980 costava 100 dollari, adesso ne occorrono 286,76. Insomma, se in questo lasso di tempo non ci fosse stata inflazione, il nostro potere di acquisto di ora sarebbe più che raddoppiato e quindi potremmo comprare molte più cose. Non solo, ma se ci fosse una deflazione del 90% all’anno, il nostro potere di acquisto si moltiplicherebbe per dieci ogni anno, consentendo a tutti di avere case grandi, lo yacht, la Ferrari ed altre simili meraviglie. Questa assurda conclusione, sta a dimostrare che il ragionamento è assurdo poiché non è certo la deflazione che costruisce le Ferrari né gli yacht né le case più grandi. Quindi, non è vero che l’inflazione renda più poveri, poiché né l’una né l’altra costruiscono navi, case e automobili. Il buon Noah suggerisce una risposta alla domanda del perché l’aumento dei prezzi non si traduca in un impoverimento generale: la risposta è, banalmente, che la spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro…

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Matrix, la caverna di Platone e l’etica tra il virtuale e il reale. Una lettera di Giovanni Scoto Eriugena.

Johannes-Scotus-ErigenaSalve, sono Giovanni Scoto, ma preferisco essere chiamato Eriugena e tutti mi chiamano così. Sono qui di passaggio, come tutti del resto, e pertanto vi intratterrò ben poco, sperando di non tediarvi troppo. Trovo singolare che il film Matrix non abbia suscitato molte discussioni tra voi. In fondo il tema del film è straordinariamente vicino al tema dell’esistenza. Si tratta, infatti, della sostanza della realtà e delle conseguenze sull’etica che una diversa visione comporta.

L’incontro tra le persone è qualcosa di reale, apparentemente contrapposto alla virtualità di internet. Ho sostenuto tempo fa che, per la verità, l’unica realtà è la sostanza e che questa è assolutamente incorporea, poiché perfettamente adeguata ai concetti della nostra mente. Non è una novità, già Platone aveva rilevato questo problema nella Repubblica, e c’è un filo robusto che unisce il mito della caverna, alle mie tesi, alla fisica quantistica e a Matrix.

Su Matrix e Platone ha scritto un bel saggio John Partridge, Plato’s cave and the Matrix, in cui dimostra in maniera convincente che Matrix è la caverna di Platone. Ha omesso di considerare i miei scritti, e l’ho virtualmente rimproverato, ma ciò non toglie che quello che ha scritto è interessante e utile.

Ma la ragione per cui vi scrivo è che in tempi di relativismo etico, l’irruzione del mondo virtuale ha moltiplicato il senso di smarrimento creando una sorta di doppio universo, in cui si vive separatamente da quello reale o presunto tale.  Guardatevi intorno: quanta gente vedete che fugge dagli orrori della propria realtà rifugiandosi nel mondo del virtuale? Costruendo relazioni che vivono più nel mondo virtuale che in quello reale. L’etica di internet attinge alle stesse categorie dell’etica del mondo reale? Il problema non è ovviamente solo normativo, anche se molta gente che riconosce come illecito andare a rubare un CD in un negozio, non ha alcuna remora a scaricare illecitamente lo stesso CD da internet. E questo, ovviamente, a monte dell’idea, che peraltro condivido in pieno, che la proprietà sia un furto in sé e quella delle opere dell’ingegno un furto ancora peggiore. Qui la matrice “politica” e “etica” è la stessa. Il punto è l’etica individuale e se è possibile operare una distinzione tra il mondo virtuale e quello reale.

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Uscire dall’euro e dall’Europa? Il ritorno dei nazionalismi

euro4Da qualche tempo le critiche all’euro sono diventate di moda, e da più parti si levano voci che reclamano un’immediata uscita dalla camicia di forza della moneta unica, con il coro di altre voci che reclamano anche l’uscita dell’Italia dalla UE. La cosa preoccupante è che si tratta per lo più di voci che provengono da ambienti che fino a qualche giorno fa difendevano a spada tratta non solo l’Unione Europea ma anche l’Euro, e che cercavano di ridicolizzare ogni tentativo di avanzare critiche serie al trattato di Maastricht ed agli accordi che l’hanno seguito. Gli stessi parlamentari che hanno votato all’umanità l’adesione al trattato di Lisbona, la costituzione dell’Eurogendfor,  e tutte le altre leggi che, come sottolinea giustamente Barnard nel suo articolo, nessuno ci ha mai chiesto di votare. D’altra parte, non sarebbe stato necessario, visto il coro unanime della politica, dei giornali, delle televisioni e persino dei sondaggi. Per la verità, il trattato di Lisbona è stato pensato e scritto in modo deliberatamente oscuro e incomprensibile, proprio per evitare che a qualcuno venisse in mente di chiedere una consultazione popolare su di esso, ma dubito francamente che se pure fosse stata organizzata, in Italia un qualsiasi referendum sull’Europa avrebbe avuto un esito diverso dal consenso pressoché cieco e unanime che è stato espresso dal Parlamento in entrambi i suoi rami. Il grafico qui a fianco esprime chiaramente questa situazione. Nel 2002 la fiducia nell’Unione Europea era ai massimi livelli. Ora la situazione è praticamente invertita, la fiducia nell’Unione ha raggiunto il livello che aveva la sfiducia dodici anni fa. In Italia c’è un problema culturale enorme, la gente non sa, non capisce, non si informa, non legge, non discute se non quando è proprio costretta a farlo. E anche allora, preferisce gli slogan, le parole d’ordine semplici, le soluzioni apparenti, le prese di posizione preconcette e che fanno leva sugli impulsi deteriori e banali. La riflessione, il ragionamento, la discussione anche accesa, ma leale e franca tra posizioni contrapposte non fa parte del nostro DNA. Come ha efficacemente detto Gino Strada l’altra sera a Servizio Pubblico, discutere con certa gente è come discutere con l’aspirapolvere.

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Toh, questa poi! La Banca d’Inghilterra si accorge che il denaro è creato dalle Banche con il debito…

bank of englandCome dire, meglio tardi che mai! Dopo aver negato l’evidenza per anni, dando dell’imbecille, dell’incompetente, dell’incapace, dell’ignorante eccetera eccetera, a quei (pochi) pazzi che come me raccontavano una storia diversa sulla creazione del denaro, con l’ultimo Bollettino trimestrale emanato pochi giorni fa e riferito al primo quarto del 2014, la Banca d’Inghilterra confessa candidamente che in effetti i prestiti bancari creano denaro concedendo i prestiti alle persone ed agli enti, pubblici o privati, che glieli chiedono. Questa stupefacente (per loro) novità, non si ferma qui. Il report scritto dalla Direzione di Analisi Monetaria della Banca, aggiunge ovviamente che le banconote non rappresentano affatto beni reali (ma va?), ma sono come delle “cambiali accettate” universalmente riconosciute e che vengono create per lo più dalle Banche mediante la concessione dei prestiti. Inoltre, quando il debitore ripaga il prestito alla Banca, la moneta creata al moneto del prestito viene “distrutta” ma non gli interessi che restano nel sistema. Infine, le Banche Centrali sono “creatori di ultima istanza di denaro”, ma soprattutto regolano la quantità di moneta agendo sul tasso di interesse così che i soggetti economici aumentino il loro debito, aumentando così la massa monetaria, o lo riducano, riducendo al contempo la massa monetaria.

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Lettera aperta a Paolo Barnard

Leggo sul blog di Paolo Barnard queste “considerazioni” a proposito di Warren Mosler e, incidentalmente, dei texani che ne hanno sostenuto in un primo tempo le teorie e dei gruppi MMT e poi MEMMT che lui stesso ha creato. Sulla MMT, o meglio sulle teorie di Mosler ho già scritto le mie considerazioni in questo articolo dell’anno scorso. Sulla scoperta dei texani e dello strumento unico della Rivoluzione ho scritto tre anni fa in quest’altro articolo. Questo primo articolo era parecchio polemico, contrariamente alle mie abitudini, ma credo fosse inevitabile. In un certo senso anticipava quello che è successo. Ora che Paolo Barnard è rimasto da solo, tradito sia dai cow boys texani che dal trader Warren Mosler, abbandonati dagli stessi gruppi MMT che aveva creato in tutta Italia e infine buttato fuori dalla Gabbia di Paragone, per la stessa ragione di fondo, ovvero che il potere e i suoi uomini fanno sempre schifo, dovunque li metti, mi sembra giusto scrivergli. Forse, con la testa sgombra dalle lucciole della MMT sarà in condizioni di ragionare.

Caro Paolo, mi dispiace. Anche se in qualche modo te l’avevo detto, comunque mi dispiace. Non me ne frega niente degli insulti che hai elargito a me (a quanto mi hanno riferito) ed a tutti quelli che in Italia, fuori dal pensiero mainstream, hanno cercato di dare un senso alla critica al sistema finanziario ed economico. Spesso scrivendo sciocchezze o banalità, ma almeno ci hanno provato in buona fede e non meritavano di essere buttati tutti nel cesso come hai fatto. Non c’era bisogno di andare in Texas per scoprire comunismo sovietico, bastava farne oggetto di una riflessione meno viscerale e più razionale.

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La vecchia e la nuova politica e il M5S

Roma occupazione al mistero istruzioneL’amico e collaboratore Marco Giustini, osserva amaramente in un suo post su Facebook: “Io penso che la “colpa” storica sia nostra. Il movimento nato a Seattle nel 1999 avrebbe dovuto generare una istituzionalizzazione diversa da quella della sinistra storica. Non siamo stati capaci e quello spazio politico ci è stato ora scippato.

L’autore dello “scippo” è il M5S, con il quale pure ha collaborato a lungo e ne è stato esponente di punta nel panorama romano, ma dal quale si è allontanato per insanabili divergenze con il gruppo romano che, nonostante tutte le migliori intenzioni, ha assunto comportamenti di gestione del potere incompatibili con le dichiarazioni di intenti del Movimento. Faccio notare che prima di gettare la spugna, Marco ha provato a investire Grillo e il gruppo che fa capo al suo blog (che non è una Direzione strategica di un partito, né tanto meno un organo dirigente) della questione, ma questi ha declinato l’intervento. Comprensibile, perché appunto Grillo, al contrario di come viene percepito dalla stampa italiana, non è il capo di un partito, né tanto meno il gruppo che fa riferimento a lui è una struttura di potere. I recenti avvenimenti che hanno riguardato alcuni senatori “dissidenti” hanno rilanciato sul mediatico, e non solo in Italia, l’immagine di un Grillo “capataz” e despota. A prescindere dalla malafede dei giornalisti e in genere dalla volontà di colpire in tutti i modi il M5S, credo che questa rappresentazione sia inevitabile poiché legata ad un modo “vecchio” di osservare il mondo e soprattutto quello della politica.

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I forconi di Roma

romaMa che bello! I conti della Capitale sono al dissesto completo dopo la mancata approvazione del solito decreto di salvataggio che la stampa nazionale ha battezzato con l’espressione “decreto SalvaRoma”, e la città dovrà chiudere. Ha ragione Marino a dire che l’espressione “SalvaRoma” è falsa e fuorviante. Si tratta, in realtà di soldi che lo Stato trattiene dalle tasse dei romani e che non sono stati trasmessi al Comune, insomma il solito furto di Stato, che per darti poi i tuoi soldi fa finta di elargire aiuti. Marino, del quale non ho alcuna stima, ma che in questa circostanza mi sta piacendo molto, minaccia di chiudere la città e invoca i forconi contro i politici e la politica da strapazzo. Niente bus e metropolitana, niente servizi di manutenzione delle strade, degli alberi, dei giardini, delle fognature e dei tombini, niente Municipale e niente parcheggi, né semafori, né multe e nemmeno traffico. Niente trasferimenti ai Municipi e quindi, chiusi gli asili nido, i centri anziani, i giardini e parchi pubblici, l’assistenza domiciliare e quant’altro di loro competenza. Gireranno solo le auto blu dei politici, così i cittadini sapranno subito e senza alcun dubbio con chi prendersela.

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Il non-incontro tra Grillo e Renzi e il programma di governo

Come molti italiani e, immagino, buona parte dei miei lettori, ho seguito lo streaming dell’incontro tra la delegazione del M5S guidata da Beppe Grillo e il Premier incaricato Matteo Renzi. L’unica cosa corretta che ho sentito nei commenti successivi è stata che si è trattato in realtà di un non-incontro. D’altra parte, vista la distanza che c’è tra le parti, era difficile pensare che potesse andare diversamente. Tuttavia, i dieci minuti di meta-colloquio, sono stati divertenti e i due, che hanno innato il senso dello spettacolo, sono riusciti a tirarne su uno anche in un tempo così fugace.

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Oggi i Lupercali: Auguri a tutti!

300px-Altar_Mars_Venus_MassimoPassato San Valentino, e il suo solito accompagnamento tra il melenso e l’indigesto di baci, abbracci, carezze e sdolcinature varie, arriva la vera festa dell’amore, i Lupercali, in latino Lupercalia. La festa fu istituita da Romolo e Tazio che, anche se non è molto ricordato, governarono insieme per cinque anni, dopo il ratto delle Sabine. L’antefatto della festa è curioso: a Roma le donne sembravano improvvisamente diventate sterili e così il popolo andò in processione al bosco sacro a Giunone per avere dalla Dea un consiglio sul da farsi. Il responso fu quanto meno sconcertante. Le donne dovevano essere penetrate da un caprone! Un Augure etrusco che aveva accompagnato la processione, però, diede una interpretazione meno sconvolgente, per la quale non doveva essere necessariamente praticata la zooerastia così come sembrava richiedere la Dea. Bisognava sacrificare un capro, e trarre dalla sua pelle delle strisce (dette februae) con cui battere le donne. Pare che dopo dieci mesi lunari dopo questa singolare pratica, molte donne partorirono. Fu Numa Pompilio poi, a disciplinare i riti della festa.

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Il PIL e il prefisso telefonico di Torino

Tutti i giornali di oggi danno grande risalto al ritorno in positivo del PIL italiano nel quarto trimestre del 2013. In questo link ce n’è un esempio. La cosiddetta crescita è stata dello 0,1%, un po’ meno del prefisso telefonico di Torino che, com’è noto, è 011. L’anno, ovviamente, è in profondo rosso poiché nel 2013 il PIL è calato dell’1,9% , meno del 2012 quando la riduzione si era attestata al 2,5% ma sempre una brutta botta per il paese. Questo dato positivo dipende da una variazione in attivo dell’agricoltura e dell’industria, mentre la variazione nei servizi è stata nulla. Insomma, abbiamo venduto qualche arancia in più ai tedeschi (forse) e qualche azienda ha aumentato un poco la produttività, ma da qui a gridare al miracolo ce ne corre.

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Lettera aperta a Andrea Fumagalli (A proposito di Reddito di Cittadinanza e di Moneta del Comune)

Caro Andrea,

Ho letto con grande interesse il tuo articolo su I Quaderni di San Precario, a proposito di monete digitali e circuiti finanziari alternativi e ne sono felice. Anche per la curiosa coincidenza che la pubblicazione ha coinciso con il mio compleanno, e quindi l’ho preso per un bel regalo, anche se ovviamente non potevi saperlo. E per il fatto che da oltre quindici anni scrivo di questi argomenti, proprio nei termini in cui li hai trattati nel tuo articolo, cercando appunto una chiave di lettura alternativa su un tema fondamentale ma assolutamente negletto come la logica del potere finanziario e la strada da percorrere per sconfiggerlo.  Condivido in pieno la tua critica al Bitcoin, è la stessa che gli ho mosso quando ho capito che si trattava davvero di sussunzione alle logiche del potere finanziario, come accade a tutte le monete scarse. Dobbiamo quindi pensare a una moneta che non sia scarsa, e questa può essere solo un denaro a tasso negativo, come hai giustamente esposto.

Ricordo le tue tesi sul Reddito di Cittadinanza, certamente condivisibili nella sostanza, poiché avevi perfettamente compreso la natura rivoluzionaria dell’introduzione del RdC in un ambiente dominato dal pensiero unico neo liberista che, con la liberalizzazione della circolazione dei capitali finanziari, aveva svuotato di contenuto le tradizionali forme di potere nazionali.

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L’oppressione burocratica e il lavoro che non c’è

jobcashandhopeLe nuove tecnologie stanno per sostituire l’uomo in ogni settore della produzione di beni materiali ed in molti di quelli immateriali. La svolta è il reddito di cittadinanza

Dobbiamo fasciarci la testa per la scomparsa del lavoro in fabbrica? Anche se non lo dicono esplicitamente, per non essere tacciati di luddismo, la reazione di sindacati e governi e, in genere di tutti quelli che chiedono un lavoro è che l’automazione delle fabbriche sia una vera e propria iattura. Di qui la generale richiesta di mantenere i livelli occupazionali nell’industria anche in presenza di forti investimenti sull’automazione. Anche molti intellettuali ed economisti di sinistra e di destra si sforzano per fornire consigli per far tornare i bei tempi degli anni del boom economico, quando si sfiorò in Italia la piena occupazione. Continua a leggere

Wounded Knee, gli indiani alla riscossa

coverwn-schedaSul Corriere di oggi ho letto questo articolo su un luogo sacro agli indiani, Wounded Knee, dove nel 1890 furono massacrati centinaia di indiani inermi dai soldati blu dell’esercito federale.

Conosco bene la storia di Wounded Knee e dell’occupazione del 1973 anche se non ci sono mai stato. Angelo Quattrocchi, scrittore ed editore della Malatempora prematuramente scomparso quattro anni fa, fu l’unico bianco presente all’interno del campo insieme agli indiani, che lo accolsero non tanto perché era giornalista, ma per il suo legame affettivo con l’avvocatessa delle Pantere Nere che li difendeva contro il governo federale.

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Che cos’è la crisi? La questione è semplice

imagesGrande è la confusione che regna sotto il cielo: la situazione è eccellente. Questa frase che Mao Dse Dong pronunziò durante la rivoluzione culturale, rende perfettamente l’idea del momento che stiamo vivendo. Tuttavia, proprio quando le cose sembrano più complicate, emerge l’estrema semplicità della natura dello scontro in atto. La questione è semplice: da una parte c’è una massa di ricchi sempre più ricchi e sempre più ristretta che vuole tutto, e dall’altra c’è una massa crescente di diseredati che vengono mano a mano esclusi da tutto.

Facciamo due conti. In Italia il debito aggregato è pari al 314% del PIL. Ricordo che il debito aggregato consiste nella somma dei debiti dello Stato, degli Enti pubblici, delle imprese e delle famiglie, insomma di tutti i debiti contratti in una nazione. Nel 2011, secondo il rapporto McKinsey, questo debito in Italia era arrivato a 3,14 volte il PIL.

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