L’inganno degli aiuti sul debito: come il Governo sta violando la costituzione e il patto sociale

Oggi è il 25 aprile e ricorre il settantacinquesimo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo. E’ una data importante perché ci ricorda un principio fondamentale della libertà e della dignità degli esseri umani, l’uguaglianza davanti alla legge senza alcuna distinzione di razza, di sesso, di opinioni politiche, di lingua, di religione, di condizioni personali e sociali.  Questo principio è sancito nell’articolo 3 della nostra Costituzione, nella parte iniziale che enumera, appunto, i principi essenziali sui quali è fondata la Repubblica e per i quali è stato stipulato il nuovo patto sociale dopo la caduta del nazifascismo.  Oggi, però, oltre ai nostalgici delle leggi razziali e delle discriminazioni per il colore della pelle o la regione di provenienza, e contro i quali è giusto e necessario combattere una dura battaglia per far valere in ogni circostanza questo principio, c’è un’altra forma strisciante di dittatura, che genera discriminazioni, esclusioni, divisioni in categorie e classi ammantandosi ipocritamente di etica e di equità, mentre l’obiettivo è la tutela dei suoi interessi e l’esercizio del suo potere.

E’ la dittatura del potere finanziario, esercitata attraverso strumenti del tutto contrari ai principi della nostra Costituzione e per fini che sono avulsi dall’interesse generale che dice di voler tutelare.

Stiamo vivendo in un momento particolarmente difficile per la pandemia scatenata dal coronavirus, da molti sottovalutata all’inizio, e che ci costringe da quasi due mesi a restare a casa, che tiene chiusi negozi e attività di produzione, chiusura che pure tra mille polemiche, che non mancano mai, si è resa necessaria per cercare di fermare la diffusione del virus ed impedire la strage, soprattutto di persone anziane, particolarmente esposte a rischi mortali in caso di contagio. Al di là delle polemiche e dei retropensieri sull’origine del virus e su chi l’ha progettato (se c’è dietro un progetto), sta di fatto che i danni di questa pandemia stanno colpendo tutti i paesi del mondo, nessuno escluso e che tutti o quasi, con maggiore o minore efficacia, hanno assunto provvedimenti drastici per cercare di limitare i danni biologici che comunque stanno causando molti morti e innumerevoli contagiati. Il problema, ora, è che questa chiusura di tutte le attività, ha causato danni economici enormi, di cui solo il futuro potrà dirci la dimensione effettiva. Si tratta anche qui di limitare i danni,  anche qui c’è chi opera con maggiore o con minore efficacia rispetto ad altri. I provvedimenti più efficaci sono indubbiamente quelli che prevedono una sorta di risarcimento per tutti i cittadini, poiché tutti, chi più e chi meno, hanno ricevuto danni diretti dal blocco delle attività. Non è un caso che i paesi più avanzati, dagli Usa alla Svizzera, alla Germania, alla Francia, a Hong Kong, abbiano messo in campo operazioni di “helicopter money“, ovvero di soldi dati direttamente sui conti dei cittadini per evitargli ulteriori sofferenze e problemi.  Anche noi di 10 Volte Meglio, nel nostro programma economico per l’emergenza, abbiamo auspicato un provvedimento del genere, ma il Governo ha scelto altre strade, fornendo sussidi principalmente ad alcune categorie e lasciandone fuori delle altre,con lo sbandierato proposito di andare prima o poi a trovare la tutela più giusta e equa per ciascuna categoria di cittadini e di imprese. Propositi sbandierati tra le fanfare, al punto che il Governo è arrivato a dire di aver messo in campo ben 400 miliardi di euro per queste forme di tutela, mentre in realtà si trattava di ben altro.

E veniamo al decreto che stabilisce l’erogazione di una garanzia pubblica in favore di quelle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo e che stanno subendo più di tutti le conseguenze della crisi. Nei confronti di queste imprese e dei cittadini che le animano, nonché nei confronti dei professionisti, non sono stati erogati di fatto contributi di sorta, ma è stata, appunto, disposta l’emissione di una garanzia pubblica, di uno strumento, quindi, che cadrà sulla fiscalità generale ovvero sulle spalle di tutta la comunità in caso di insolvenza, affinché con procedura semplificata e rapidissima, potessero essere erogati finanziamenti a tasso zero a queste imprese e cittadini per consentirgli di far ripartire le loro attività e sostenere i costi della chiusura con qualche mezzo liquido. Questo, almeno nelle intenzioni e nelle dichiarazioni del Governo, mentre la realtà era del tutto diversa e i proclami del Governo si sono rivelati solo un cumulo di menzogne.

I provvedimenti assunti, sono ingiusti, discriminatori, illegittimi, incostituzionali e comportano una grave e irreparabile rottura del patto sociale. Di fronte a questi provvedimenti, è giusta e possibile la ribellione e il rifiuto di adempiere alle cose che vengono richieste dallo Stato a questi cittadini. E’ un diritto fondamentale degli uomini ribellarsi contro leggi ingiuste e che violano principi fondamentali della convivenza civile. I provvedimenti del Governo spacciati per supporto alle imprese e ai lavoratori autonomi, rientrano certamente in questo novero di leggi ingiuste che abbiamo il diritto – dovere di disapplicare. E veniamo al merito delle questioni.

Anzitutto, un dato di fatto: questa crisi non dipende dai comportamenti gusti o sbagliati di cittadini e imprese, ma è un fatto che è caduto come una mannaia sulla società civile colpendo tutti in modo indiscriminato. La riparazione dei danni casati da questo evento, quindi, spetta a tutti i cittadini che ne hanno subito le conseguenze e non c’è dubbio che i lavoratori autonomi e le PMI sono in prima fila a prendersi gli schiaffi delle conseguenze economiche drammatiche dell’evento pandemia. Lo Stato riconosce a parole questo fatto, ma poi opera in tutt’altro modo. Mette a disposizione una garanzia pubblica per ottenere dei finanziamenti (indipendentemente da ogni considerazione se siano o meno sufficienti, questo dipende dalle risorse disponibili) che possano alleviare le conseguenze del blocco delle attività, ma poi il rilascio della garanzia e la gestione dei finanziamenti viene lasciata nella discrezionalità del sistema bancario che rifiuta ogni genere di supporto a chi ha avuto problemi con il suo sistema di controllo. In altri termini, lo Stato dà uno strumento pubblico, pensato per assicurare a tutti i cittadini, la possibilità di limitare in qualche modo i danni derivanti dal blocco delle attività, e poi ne lascia la gestione nelle mani di un cartello di banche e di un’associazione privata, quale la CRIF (Centrale Rischi Intermediari Finanziari) che opera secondo criteri che non hanno niente a che vedere con l’emergenza cui la società è andata incontro. Sono le banche che decidono chi salvare e chi condannare a morte (economica) certa, e non la legge. La condizione di debitore o di insolvente prima dell’evento coronavirus non c’entra niente con il fatto che questi cittadini abbiano o meno subito danni dall’evento. Questo è senza dubbio un profilo di illiceità dei provvedimenti del Governo, poiché lo Stato non può affidare a un’associazione privata le decisioni sulla distribuzione delle risorse pubbliche da esso utilizzate in nome della collettività che se ne carica gli oneri.

La violazione della Costituzione sta nel fatto che, per l’articolo 3 della Carta, tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e solo la legge può stabilire i criteri di distribuzione delle risorse e lo Stato può renderla esecutiva attraverso i suoi organi, non certo avvalendosi di strutture private che, oltretutto, hanno un interesse proprio nella questione. Di fatto lo Stato sta dicendo ad alcune persone che, poiché essi non hanno avuto comportamenti economicamente corretti secondo la valutazione del sistema di potere finanziario, che è una lobby privata, si devono sacrificare (perché poi le tasse le pagheranno anche questi cittadini) per salvare quelli che questa lobby ritiene essere degni della salvezza. Nemmeno nei momenti più bui delle guerre di religione, a qualcuno era venuta in mente una cosa del genere. Almeno lì ti era data la possibilità di salvezza convertendosi (al cristianesimo, all’Islam o che altro, non importa). D’altra parte, nella visione usurocratica della società, il Denaro è un Dio ben più potente del Dio della Bibbia e di quello del Corano.  Qui no, devi morire economicamente, e poi pagare anche le tasse (con cosa, non è dato a sapere) per la salvezza di alcuni che non siamo noi a decidere chi sono, ma saranno le banche a farlo. Banche che hanno tutto l’interesse a gestire in questo modo la garanzia dello Stato, perché così riescono a sostituire la garanzia chirografaria data dalle imprese che essi decidono esser degne della salvezza, con la garanzia pubblica, visto che è presumibile che anche le aziende sane uscite solo un po’ malconce dalla crisi, in caso di default generale, si possano trovare in gravi difficoltà con il credito loro concesso. La discriminazione intollerabile, passa anche attraverso l’esecrazione, il pubblico ludibrio e gli insulti, perché gli esclusi vengono additati come “cattivi pagatori”, “inaffidabili”, immeritevoli di credito, anche ora che la crisi è dovuta a fatti del tutto indipendenti dalla loro volontà.

A parte, poi, l’elenco stupefacente di bugie dette da Governo sulle caratteristiche di questi finanziamenti, poiché le procedure sono tutt’altro che semplificate e di immediata liquidazione, visto che le banche svolgono la normale istruttoria per gli affidamenti e ci metteranno mesi per definire tutte le richieste, che la garanzia è tutt’altro che gratuita, visto che ha un costo complessivo per i cinque anni del 5%, che gli interessi sono ben lungi dall’essere a tasso zero, visto che alcune banche stanno chiedendo ai richiedenti che chinano il capo e si fanno mettere il giogo degli schiavi sulla testa, anche il 4% di tasso effettivo all’anno, e che in questo condizioni, più che un sostegno questa sembra una condanna a morte un po’ più lenta, mentre ad alcuni viene chiesto di morire subito e di spicciarsi a levarsi di torno che danno fastidio. Ricordo che questi “qualcuno” cui viene imposto di sacrificarsi per il “bene” (????) comune, sono gli oltre 16 milioni di cittadini segnalati in CRIF, magari per aver ritardato di qualche giorno il pagamento di una rata di un mutuo, e dei quali gli autonomi e le partite Iva sono la maggior parte, e che nel novero dei sacrificati occorre anche mettere le loro famiglie che certamente subiranno conseguenze gravissime dal fallimento dell’attività di famiglia.

Dobbiamo liberarci dal potere finanziario, questo 25 aprile ci sta indicando una strada, ed è la liberazione dagli strozzini in Italia e in Europa, dalle loro regole private costruite per l’esercizio del loro potere, la liberazione dall’economia del debito che viene creato dalle banche per creare denaro, la liberazione delle energie e delle capacità creative e produttive del popolo italiano. E’ giunta l’ora di andarsene da questo sistema come fecero a suo tempo i contadini, piccoli feudatari e gli artigiani vessati dai grandi feudatari e dall’impero con le sue assurde regole e tasse, e che costruirono i Comuni come luogo di liberazione della loro vita. E’ora di dire basta a questo sistema di vessazione e di sfruttamento. Dobbiamo e possiamo farlo.

Vi invito a seguire, praticamente tutti i giorni dalle 12:30 alle 13 circa le mie “Cronache dall’emergenza”, in diretta sulla mia pagina Facebook, di cui nel link trovate le puntate dei giorni scorsi. 

Vi invito a leggere questo articolo sulle ragioni per cui veniamo descritti come un paese di fannulloni, sperperatori, corrotti, mafiosi, evasori e truffatori, e come è davvero la reale situazione dei conti pubblici dei paesi europei, che i nostri media si rifiutano di raccontare, perché fa comodo al potere finanziario che l’Italia sia tenuta sotto il giogo e presa per il collo con gli interessi usurari che ci vengono richiesti.

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